in aula
Bianchini: «Fiducia nei giudici»
L’imprenditore della Bassa glissa sull’amico Giovanardi
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REGGIO EMILIA. Pensavano di essere i primi della sequenza di interrogatori degli imputati, invece la Direzione Distrettuale antimafia ha deciso di puntare su Bolognino. I Bianchini ieri si sono presentati “in forze” al processo Aemilia: Augusto, la moglie Bruna Braga, i figli maschi, tutto lo staff dei legali che li seguono, a cominciare da Giulio Garuti e Simone Bonfante.
Alla Corte hanno dichiarato, seguendo l’onda degli altri imputati, di non voler essere filmati, vanificando la presenza altrettanto massiccia di mezzi di informazione che attendevano finalmente di sentir parlare i “protagonisti” di Aemilia. A margine di una pausa, Augusto ha accettato di scambiare qualche parola, mentre in aula è il momento di Bolognino. «Bolognino? L’ho conosciuto nel 2011, ma non sapevo che fosse stato condannato per mafia. L’abbiamo assolutamente scoperto dopo. Lo spiegherò meglio durante l’interrogatorio», replica Augusto, che dice di sentirsi «bene, tranquillo, sì, tranquillo».
Cosa si aspetta da questo processo per come si sta sviluppando? «Ho fiducia nella magistratura, mi aspetto soltanto che venga fuori la verità». Glissa, invece, di fronte ad una domanda su Giovanardi: «Può bastare». La strategia dei Bianchini comunque è già definita: ammettere quello che non può essere occultato, ma dargli una dimensione non mafiosa: assoluta ignoranza delle figure di rilievo ’ndranghetistico che gravitavano in azienda (dai Bolognino, ai Belfiore), l’impossibilità di ricorrere al subappalto a Bolognino, con lo stratagemma dell’assunzione diretta dei suoi operai, e la necessità, grazie all’amico Pino Giglio (il pentito), di fatture false per far girare i pagamenti in nero. Ma nulla di più. Alla prossima udienza toccherà alla famiglia Iaquinta. Chi non manca mai in udienza è la Cgil.
Costituita parte civile e in aula ieri con i rappresentanti Pignatti e Veronesi, oltre che con il coordinatore regionale della legalità, Franco Zavatti.
«Le testimonianze di Bolognino e della famiglia Bianchini sono fondamentali per noi - ha puntualizzato - Servono per dare conferma alle motivazioni che hanno portato a costituirci parte civile: lo sfruttamento perpetrato verso il mondo del lavoro».
Alla Corte hanno dichiarato, seguendo l’onda degli altri imputati, di non voler essere filmati, vanificando la presenza altrettanto massiccia di mezzi di informazione che attendevano finalmente di sentir parlare i “protagonisti” di Aemilia. A margine di una pausa, Augusto ha accettato di scambiare qualche parola, mentre in aula è il momento di Bolognino. «Bolognino? L’ho conosciuto nel 2011, ma non sapevo che fosse stato condannato per mafia. L’abbiamo assolutamente scoperto dopo. Lo spiegherò meglio durante l’interrogatorio», replica Augusto, che dice di sentirsi «bene, tranquillo, sì, tranquillo».
Cosa si aspetta da questo processo per come si sta sviluppando? «Ho fiducia nella magistratura, mi aspetto soltanto che venga fuori la verità». Glissa, invece, di fronte ad una domanda su Giovanardi: «Può bastare». La strategia dei Bianchini comunque è già definita: ammettere quello che non può essere occultato, ma dargli una dimensione non mafiosa: assoluta ignoranza delle figure di rilievo ’ndranghetistico che gravitavano in azienda (dai Bolognino, ai Belfiore), l’impossibilità di ricorrere al subappalto a Bolognino, con lo stratagemma dell’assunzione diretta dei suoi operai, e la necessità, grazie all’amico Pino Giglio (il pentito), di fatture false per far girare i pagamenti in nero. Ma nulla di più. Alla prossima udienza toccherà alla famiglia Iaquinta. Chi non manca mai in udienza è la Cgil.
Costituita parte civile e in aula ieri con i rappresentanti Pignatti e Veronesi, oltre che con il coordinatore regionale della legalità, Franco Zavatti.
«Le testimonianze di Bolognino e della famiglia Bianchini sono fondamentali per noi - ha puntualizzato - Servono per dare conferma alle motivazioni che hanno portato a costituirci parte civile: lo sfruttamento perpetrato verso il mondo del lavoro».
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