Fatture false, Casoli in aula il 5 luglio
Dopo il videomessaggio, l’ex presidente di Unieco si difende tramite il legale: «Sono estraneo ai fatti e lo dimostrerò»
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REGGIO EMILIA. In modo indiretto, ma Mauro Casoli – ex storico presidente del colosso cooperativo Unieco – continua a parlare.
Dopo aver fatto recapitare in Gazzetta da un «suo amico» un videomessaggio di 22 minuti nel quale parla del crac di Unieco (schiacciata da 660 milioni di debiti, adesso finita in liquidazione coatta), ora si difende attraverso l’avvocato Roberto Bassi che lo tutela nell’ormai prossima udienza preliminare (fissata per il 5 luglio) in cui è accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture (emesse fra il 2008 e il 2010) per operazioni inesistenti, in quanto legale rappresentante all’epoca dei fatti di quello che era ancora un colosso cooperativo, cioè Unieco. L’ex presidente della coop di costruzioni è sotto processo con 43 artigiani, titolari di imprese in buona parte consorziate con Cam (Consorzio Artigiani Muratori di Reggio).
«Il dottor Mauro Casoli – ribatte l’avvocato Bassi – ribadisce la propria estraneità ai fatti ed esprime la propria fiducia nel giudicato che il tribunale di Reggio vorrà emettere, avendo in questi anni collaborato a più riprese per l’accertamento della verità tramite il deposito di memorie e documenti».
Secondo l’accusa, per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma in parte inesistenti nella realtà. Parliamo di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi, tre dei quali (Alfonso Mendicino, Antonio Oliviero e Carlo Trento) coinvolti in Aemilia.Un inganno fiscale a beneficio della grande cooperativa delle costruzioni durante gli anni in cui faceva capolino la crisi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Dopo aver fatto recapitare in Gazzetta da un «suo amico» un videomessaggio di 22 minuti nel quale parla del crac di Unieco (schiacciata da 660 milioni di debiti, adesso finita in liquidazione coatta), ora si difende attraverso l’avvocato Roberto Bassi che lo tutela nell’ormai prossima udienza preliminare (fissata per il 5 luglio) in cui è accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture (emesse fra il 2008 e il 2010) per operazioni inesistenti, in quanto legale rappresentante all’epoca dei fatti di quello che era ancora un colosso cooperativo, cioè Unieco. L’ex presidente della coop di costruzioni è sotto processo con 43 artigiani, titolari di imprese in buona parte consorziate con Cam (Consorzio Artigiani Muratori di Reggio).
«Il dottor Mauro Casoli – ribatte l’avvocato Bassi – ribadisce la propria estraneità ai fatti ed esprime la propria fiducia nel giudicato che il tribunale di Reggio vorrà emettere, avendo in questi anni collaborato a più riprese per l’accertamento della verità tramite il deposito di memorie e documenti».
Secondo l’accusa, per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma in parte inesistenti nella realtà. Parliamo di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi, tre dei quali (Alfonso Mendicino, Antonio Oliviero e Carlo Trento) coinvolti in Aemilia.Un inganno fiscale a beneficio della grande cooperativa delle costruzioni durante gli anni in cui faceva capolino la crisi.
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