Rapimento-shock all’oratorio di Guastalla: doppia inchiesta sul camionista
In campo la procura di Bologna: accertamenti su eventuali offerte di soldi alle minorenni. Continuano anche le indagini del pm Pigozzi sul clamoroso sequestro della bambina di nove anni
GUASTALLA. Si è sdoppiata l’indagine dei carabinieri che ha nel mirino il camionista guastallese 54enne Tiziano Zerbini che dal 12 aprile scorso è in cella per quanto ricostruito dai carabinieri all’interno dell’oratorio Don Bosco, cioè il clamoroso sequestro di una bambina di nove anni.
A Reggio proseguono gli accertamenti relativi a tre accuse (sequestro di persona, lesioni e molestie), mentre è ora la procura distrettuale di Bologna – per competenza – a cercare di far luce su un’altra ipotesi di reato piuttosto pesante, cioè l’induzione alla prostituzione di minorenni. Quest’ultimo è un “nodo” non facile da sciogliere. Zerbini nega che nei giorni precedenti al 12 aprile avrebbe offerto, in strada, dei soldi ad alcune 14enni in cambio di atti sessuali. A portare gli inquirenti sulle tracce di queste altre vicende sono stati i racconti di alcuni genitori piombati in caserma, dopo aver raccolto le confidenze delle proprie figlie. Vengono valutati i filmati delle telecamere di videosorveglianza disseminate nelle zone di Guastalla dove il 54enne avrebbe agito. I suoi spostamenti sarebbero avvenuti in auto (una Fiat Punto bluette).
Le testimonianze raccolte dalla Gazzetta parlano di alcune 14enni avvicinate dal camionista il 7 aprile scorso vicino all’Eurospin ed a cui avrebbe offerto dei soldi. Pochi giorni dopo la stessa sorte sarebbe spettata ad una 12enne, come ha raccontato la madre: «Stava camminando a piedi. Lui l’ha seguita in auto, è entrato contromano in una strada e dal finestrino le ha fatto delle proposte, le ha chiesto di salire, le ha offerto 50 euro. Lei è scappata verso via Gonzaga, che è pedonale, e si è sentita al sicuro perché ha visto un’auto dei carabinieri: il suo errore è stato non fermarli e raccontare tutto, come le ho spiegato che avrebbe dovuto fare».
Il fascicolo rimasto a Reggio – di cui è titolare il pm Stefania Pigozzi – è tutt’altro che completato, perché vi sono delle discordanze su quanto avvenuto il 12 aprile all’oratorio di via Pegolotti, in pieno centro a Guastalla.
«Ho preso la bambina e l’ho messa in macchina – ha specificato Zerbini nell’udienza di convalida dell’arresto – ma poi l’ho rilasciata immediatamente, aprendo la portiera dell’auto. Non l’ho molestata. Perché l’ho fatto? Non ho figli, volevo un po’ di compagnia. Non conosco quella bimba». Una dichiarazione sconcertante sotto tanti punti di vista. È innanzitutto la confessione di un rapimento, quindi, avvenuto.
Da qui l’imputazione che era subito cambiata: non più tentato, ma sequestro di persona consumato. Un’ammissione di colpa che oltretutto contrasta con le parole di diversi testimoni: le urla della bimba di 9 anni presa per il braccio – secondo le deposizioni raccolte dai carabinieri – avrebbero fatto intervenire subito ragazzi ed educatori presenti in quel momento nell’oratorio.
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