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cronaca

Sparito in Congo, sarà sentita la madre 

Indicato dal pm Mescolini, va agli atti un articolo della “Gazzetta” che parla dei timori dell’imprenditore reggiano


10 maggio 2017 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. «Quest’articolo della Gazzetta di Reggio dimostra il timore del testimone di presentarsi in udienza e intendo produrlo».
Siamo nel culmine della bagarre scoppiata ieri nella fase iniziale del maxi processo Aemilia e chi parla è il pm antimafia Marco Mescolini: il magistrato sventola la fotocopia del servizio in cui ieri il nostro giornale, tramite un’intervista all’avvocato Carmen Pisanello, è entrato nei meandri dell’inquietante scomparsa dell’imprenditore reggiano 34enne Matteo Lusetti. Nell’articolo l’avvocato Pisanello (difensore di Carmine Belfiore, chiamato in causa, con altri, per un’estorsione proprio dall’uomo sparito) racconta diverse cose, partendo da una puntualizzazione che ritiene necessaria: «Lusetti ha riferito tempo fa agli inquirenti che persone appartenenti ad altro processo lo avrebbero minacciato in passato, non quelle indagate nel processo Aemilia».
Per avere ragguagli ulteriori su questa scomparsa è stato chiamato a deporre Guglielmo Battisti (alla guida della Mobile di Reggio) che conferma le minacce, anche se non esplicite, ricevute da Lusetti come parte offesa in un procedimento per usura ed estorsione (il dirigente snocciola alcuni nomi, facendo capire che si tratta dell'inchiesta denominata "House of cards" su un giro di fatture false). Poi il capo della Mobile spiega che, parlando più volte con la madre di Lusetti ha saputo diverse cose: «L’imprenditore era residente con i familiari a Reggio. Ha lavorato sino al 2015, poi pare si sia allontanato dal contesto e dalle compagnie. La madre non sa dire esattamente dove sia il figlio, crede all’estero, presumibilmente in Congo». Sul finire dell’anno scorso la squadra mobile riesce ad avere un contatto via Whatsapp con Lusetti: «Ha fatto sapere – rimarca Battisti – di essersi rifatto una vita negli Stati Uniti e ha detto di non voler rientrare in Italia per rivangare il passato. L’Interpol è stata informata. Potrebbe risiedere illegalmente negli Stati Uniti». Lunedì i poliziotti hanno nuovamente bussato alla porta della madre, sentendosi ancora dire che in una delle ultime comunicazioni il figlio le avrebbe svelato di trovarsi in Congo. Ma vi sono altri due testimoni al momento irraggiungibili: il tunisino 51enne Mounir Ferjani (sarebbe stato minacciato puntandogli una pistola alla tempia e il nordafricano nel 2012 aveva accusato due persone ora imputate ad Aemilia) e l’imputato 56enne Maurizio Cavedo (all’epoca delle indagini poliziotto della Stradale di Cremona) che si troverebbe in carcere in Venezuela per una storia di spaccio di cocaina. Dopo mezz’ora di camera di consiglio, la Corte ha deciso di acquisire i verbali d’interrogatorio di Ferjani («È ormai irreperibile dal 2012»), rimanendo in attesa di poter ascoltare la testimonianza di Cavedo. Sempre i giudici hanno convocato per domani in aula la madre di Lusetti, per saperne di più della fuga del figlio ed eventualmente utilizzare le convenzioni internazionali per poterlo sentire.

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