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«I nostri ragazzi? Sono una vera forza» 

«I nostri ragazzi? Sono una vera forza» 

L’ideatore dell’evento Daniele Castellari: «La maggior soddisfazione è il loro dono di fiducia» 

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REGGIO EMILIA. A rendere possibile la magìa, il professor Daniele Castellari. Non nuovo a stupire e a provocare con iniziative sempre intelligenti e spesso geniali. Ma questa volta, con la Città del Lettore, ha davvero esagerato. A testimoniarlo l’entusiasmo con il quale è stata vissuta la prima serata.
Professore, si aspettava l'arrivo di tanti turisti ma soprattutto si aspettava un tale entusiasmo da parte dei partecipanti?
«No. Avevo detto ai ragazzi che 250 persone a sera sarebbe stato un numero equo, ma trovarsene più di 400 è stata una sorpresa. Pensavamo di avere fatto un buon lavoro e ci ha fatto piacere che sia stato riconosciuto. Un evento molto particolare come questo, anche nei suoi aspetti più contemplativi, resta comunque un dialogo con il pubblico: talvolta in una relazione stretta - come dentro la 500 stipata di libri - talvolta nella forma più spettacolare e canonica. Che il pubblico sia stato entusiasta è molto confortante».
Si tratta di un progetto ambizioso. Quando ha iniziato a pensarci e quando ha cominciato a credere che la città sarà stata pure utopistica ma il progetto no?
«Bella domanda. Da tempo mi piaceva immaginare un luogo dove avrebbero potuto abitare insieme il mio maestro per eccellenza, cioè Ezio Raimondi (scomparso da qualche anno) e un mio allievo che ha iniziato a leggere per simpatia e benevolenza nei miei confronti ma non per pura passione; una città, come le nostre, dove ci sta chi crede ad un profondo rapporto dialogico coi libri e chi invece dice: “Me l'ha detto il prof di leggerlo… comunque non è poi così male”. Ai primi di ottobre ho lanciato l'idea ai fedelissimi “spacciatori di poesie”, grazie ai quali il Moro si è aggiudicato l'anno scorso il premio nazionale “Don Milani” e ai protagonisti delle “bancarelle delle idee”, altra iniziativa degli anni scorsi. Quando a fine ottobre alla prima riunione di progettazione si sono presentati più di trenta ragazzi in incontri pomeridiani protratti fino a dicembre, ho capito che si poteva riuscire. E quando per contagio a gennaio se ne sono presentati 112, poi diventati 150, beh... con tutto quello che si può dire dei nostri ragazzi odierni, bisogna pure ammettere che sono una forza».
Le maggiori difficoltà incontrate nel corso del lavoro?
«Le maggiori sono quelle di tipo organizzativo, più ancora che artistico o didattico. Obiettivamente si tratta di un'idea più consona a un teatro o a un'associazione culturale o a un'amministrazione cittadina che a una scuola, me ne rendo conto, tuttavia grazie alla collaborazione e allo sforzo di comprensione e di fiducia di cui abbiamo goduto al Liceo Moro, si è realizzata».
Troppo bello per non pensare a delle repliche. Potrebbe essere un progetto esportabile?
«Nasce come città e le città sono difficilmente trasportabili, anche perché l'idea è che gli spettatori siano i turisti che vengono a visitare la città. Ci vorrebbero spazi adeguati e risorse. E mi permetta un pizzico di realistica malizia: crede che la scuola davvero interessi così tanto nel panorama culturale attuale?».
La sera del debutto, qual è stata l'emozione più forte? E la maggiore soddisfazione?
«Se non fosse stato per l'impegno della regìa, che in eventi a metà strada fra rito, spettacolo, festa non si esaurisce mai nel “prima”, sarei stato annichilito dall'emozione. La maggiore soddisfazione per un allievo di don Vittorio Chiari come me, è stato il dono di fiducia che mi hanno fatto i ragazzi e la loro soddisfazione nel costruire il progetto e nell'interpretarlo con libertà e felicità».
Qualcosa ha saputo stupirla?
«Troppe cose. Dico l'ultima che mi fa riflettere come educatore e come insegnante. Una ragazza mi trascrive una citazione: “Se devi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere legna e distribuire compiti. Ma insegna la nostalgia del mare infinito».
Vuole dire grazie a qualcuno?
«A mia moglie e alle mie figlie per un miliardo di ragioni: immaginerà che periodo sia stato quest'ultimo. E poi doverosi ringraziamenti, anche da parte dei ragazzi, a chi ci ha creduto fin dall'inizio: la dirigente della nostra scuola, Mariacristina Grazioli, e poi Maria De Rosa, i colleghi e il prezioso personale del Moro. Vorrei citare il professor Caroleo, appena giunto nella nostra scuola, e subito entrato a pieno regime nella fabbrica della Città del Lettore. E l’istituto alberghiero Motti la cui collaborazione è stata fondamentale».(c.c.)

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