Gazzetta di Reggio

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La cultura accende la notte del liceo Moro  

di Chiara Cabassa
La cultura accende la notte del liceo Moro  

Reggio Emilia, la scuola si trasforma nella “Città del Lettore”: boom di presenze e di entusiasmo  

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REGGIO EMILIA. E poi ci sono quelle serate che non solo ti lasciano la mente appagata e il cuore rasserenato. Tornata a casa, vai a rovistare nella borsa che puntualmente tracima e scopri che, di quella sera così speciale, ti resteranno per sempre anche ricordi tangibili. Come sanno essere le parole che curano e che accarezzano. Ma anche quelle che feriscono e disorientano.

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Tornando a noi, di ritorno dalla prima serata della Città del Lettore, in ordine assolutamente sparso, sono sbucate dalla già citata borsa un segnalibro con una frase tratta da “Cecità” di José Saramago; due “dosi” accompagnate rispettivamente da versi di Charles Bukowski e di Charles Baudelaire; una confezione di compresse da 500 mg di “Oceano mare”; un ricordo di viaggio tratto da “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer; la mappa di una città che ci auguriamo di ritrovare al più presto. Manca quel “ramo del lago di Como” che abbiamo desiderato con tutte le nostre forze: ma all’asta non abbiamo avuto fortuna. E questa è un’altra storia.

Benvenuti nella Città del lettore, direttamente dal liceo Moro

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Nessuna invenzione. In quella Città noi ci siamo stati davvero. Eravamo in oltre quattrocento, martedì sera, davanti al cancello del liceo Moro tappezzato di libri. In attesa dell’ora del tramonto, quando la Città del Lettore si accende, strani individui si muovono tra la folla. Alcuni sono incappucciati. Altri a viso scoperto e addirittura rassicurante. Sono gli “spacciatori di poesie”, vecchie conoscenze per chi frequenta il Moro e le sue attività extrascolastiche ma neanche troppo. Loro, gli spacciatori, ti allungano bustine con un’ammiccante polverina bianca: dentro, segnalibri poetici. Personalmente, il mix è vincente: un Bukowski (peraltro declamato dallo spacciatore) e un Baudelaire che ci leggiamo per conto nostro.

Il cancello si apre ma la Città non ha ancora preso vita. Ad accoglierci il professor Daniele Castellari, deus ex machina dell’evento. Gli “attori”, che sono 150, immobili aspettano il “gong”: dopo, niente sarà più come prima. Ora non siamo più in una scuola ma in quella “Città del Lettore” dove non esistono obblighi, nessuna costrizione, solo il piacere di passeggiare nel parco e attraversare le stanze di un edificio mai così sontuoso scegliendo le attività che più ci incuriosiscono. A guidarci, una mappa della città.

Tra le “bancarelle delle idee” ci fermiamo di fronte a quella dedicata a “Cecità”. Entriamo nell’universo di Saramago: bendati, e nel buio assoluto, ci vengono letti passi tratti dal romanzo, ma sentiamo anche il latrare di un cane e l’odore inconfondibile di qualcosa che brucia. Ci pervade un misto di calma e di senso d’impotenza. Tolta la benda, vorremmo visitare la Casa d’autore, ma la fila è lunghissima. Così come tantissimi sono i turisti che attendono di entrare nella Biblioteca. Optiamo per il Museo Musicale, un viaggio nel tempo tra gli alberi del parco e musicisti di razza.

Poi si sale su una 500 piena zeppa di libri: al volante, una studentessa pronta a raccontarci viaggi d’autore... Ci tocca il Messico di Krakauer, ed è sublime. Può una città non avere un punto ristoro? Ci dirigiamo al ristorante “Non di solo Pane” dove gli studenti del Motti servono raffinati finger food accompagnati da poesie declamate da camerieri speciali. Il primo è accompagnato da “Senzazione” di Rimbaud, il dolce dalla poesia catartica nonchè anonima “Mi Manchi”.

Saziati (nell’anima) raggiungiamo il cinema dove un documentario sulla lettura, rivisto e corretto dallo staff del professor Castellari, si conquista risate a scena aperta. Puntavamo molto in realtà sull’asta dove ci si poteva aggiudicare “Il filo d’Arianna”, “L’ultima sigaretta di Zeno” e “Quel ramo del lago di Como”: abbiamo creduto fino in fondo nel ramo, piuttosto autoctono a dire il vero, ma c’è chi ha fatto meglio.

Ci chiamano a raduno. Le finestre della succursale (la casa del sindaco), si accendono. Ad ogni finestra un attore di razza. Sotto, l’orchestra che accompagna una trama dove si rincorrono i temi della Città. Che inesorabilmente, fra poco, si spegnerà.
 

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