Attesa e paura a Rubiera per la crisi della Trussardi
di Adirano Arati
Tanti reggiani tra i 90 lavoratori a rischio nello stabilimento di Cognento Cavallaro: «La difesa del made in Italy passa dalla tutela dei lavoratori italiani»
2 MINUTI DI LETTURA
RUBIERA. Si sentono con forza anche a Rubiera gli scossoni della crisi della Trs Evolution, azienda di accessori per l’abbigliamento di proprietà del gruppo Trussardi con sede a Cognento, alla periferia di Modena. Una realtà storica della vallata del Secchia, in cui lavorano parecchi rubieresi, e che da anni vive difficoltà.
Nel 2016 i 130 dipendenti sono stati ridotti a 90: per 40 persone è stata attivata la cassa integrazione straordinaria a zero ore. Contemporaneamente è partita una riorganizzazione interna: una quarantina di addetti ha accettato il trasferimento alla sede Trussardi a Milano, altri sono entrati nel percorso della mobilità, che li accompagnerà all’addio al posto di lavoro. I problemi però non sono terminati, anzi, il timore di una possibile chiusura sta prendendo corpo.
Anche a Rubiera tante famiglie vivono inevitabilmente giorni complicati. «In questa azienda lavorano diversi rubieresi – fa notare il sindaco Emanuele Cavallaro –. Mi auguro che al più presto si possano dare loro delle certezze, dopo un anno di cassa integrazione. La tutela del made in Italy non è semplicemente la tutela dei brand, ma dei lavoratori in Italy».
A oggi i lavoratori non escludono nulla, neppure la chiusura: «A distanza di un anno dall’apertura della cassa integrazione straordinaria a zero ore per 40 dipendenti, è ancora emergenza, viviamo nell’incertezza», hanno dichiarato nei giorni scorsi.
«Fra noi c’è chi lavora qui da oltre 20 anni. Dopo la cassa integrazione, durata un anno, abbiamo creduto in un futuro roseo a fronte di un Piano industriale che puntava al rilancio aziendale. Cosa abbiamo invece oggi? Fornitori, clienti, laboratori, tutti sanno che questa sede sta per chiudere», hanno spiegato amaramente i lavoratori sottolineando anche il continuo ricambio dirigenziale ai vertici dell’azienda.
La crisi non riguarda solo Cognento, che anzi ha dovuto farsi carico del lavoro extra generato dalla chiusura della sede toscana di Rignano: «Nonostante tutto, ci siamo fatti carico delle collezioni di scarpe e borse senza averlo fatto prima: il risultato è stato eccellente. Ci hanno tolto il premio produzione e va bene, siamo in crisi, ci sta. Ci hanno tolto il buono di Natale da spendere all’outlet e passi. Ma ora?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 2016 i 130 dipendenti sono stati ridotti a 90: per 40 persone è stata attivata la cassa integrazione straordinaria a zero ore. Contemporaneamente è partita una riorganizzazione interna: una quarantina di addetti ha accettato il trasferimento alla sede Trussardi a Milano, altri sono entrati nel percorso della mobilità, che li accompagnerà all’addio al posto di lavoro. I problemi però non sono terminati, anzi, il timore di una possibile chiusura sta prendendo corpo.
Anche a Rubiera tante famiglie vivono inevitabilmente giorni complicati. «In questa azienda lavorano diversi rubieresi – fa notare il sindaco Emanuele Cavallaro –. Mi auguro che al più presto si possano dare loro delle certezze, dopo un anno di cassa integrazione. La tutela del made in Italy non è semplicemente la tutela dei brand, ma dei lavoratori in Italy».
A oggi i lavoratori non escludono nulla, neppure la chiusura: «A distanza di un anno dall’apertura della cassa integrazione straordinaria a zero ore per 40 dipendenti, è ancora emergenza, viviamo nell’incertezza», hanno dichiarato nei giorni scorsi.
«Fra noi c’è chi lavora qui da oltre 20 anni. Dopo la cassa integrazione, durata un anno, abbiamo creduto in un futuro roseo a fronte di un Piano industriale che puntava al rilancio aziendale. Cosa abbiamo invece oggi? Fornitori, clienti, laboratori, tutti sanno che questa sede sta per chiudere», hanno spiegato amaramente i lavoratori sottolineando anche il continuo ricambio dirigenziale ai vertici dell’azienda.
La crisi non riguarda solo Cognento, che anzi ha dovuto farsi carico del lavoro extra generato dalla chiusura della sede toscana di Rignano: «Nonostante tutto, ci siamo fatti carico delle collezioni di scarpe e borse senza averlo fatto prima: il risultato è stato eccellente. Ci hanno tolto il premio produzione e va bene, siamo in crisi, ci sta. Ci hanno tolto il buono di Natale da spendere all’outlet e passi. Ma ora?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
