Cemental, ora il processo è in mano ai periti
Correggio: fra tre mesi il verdetto dei due esperti di Pavia. La parte civile: «Posto un quesito completo»
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CORREGGIO. Con gli approfondimenti chiesti ai due periti Stefano Candura (docente di Medicina del lavoro all’Università di Pavia) e Yao Chen (del Dipartimento di Medicina legale sempre dell’ateneo pavese) entra veramente nel vivo il processo in cui l'ex titolare della Cemental – il cavalier Franco Ponti – è accusato di omicidio colposo e lesioni gravissime per l’impiego dell’amianto nelle lavorazioni dell’azienda correggese.
I due esperti si sono presi tre mesi di tempo per effettuare questa delicata perizia che dovrà rispondere all’articolato quesito posto dal giudice Luca Ramponi. Quindi si tornerà in udienza il 25 settembre. Sempre relativamente alla perizia il pm Isabella Chiesi, al momento, non ha nominato nessun consulente (ma lo potrà fare entro il 9 giugno, quando cioè inizieranno i lavori a Pavia), mentre sono già noti i consulenti della difesa (i professionisti torinesi Gianluigi Di Scalzi e Roberto Testi) e della parte civile (Enzo Merler, dirigente dell’Ausl di Padova, già nominato come esperto in altre vicende giudiziarie legate all’amianto). «Siamo soddisfatti, perché è stato posto ai periti un quesito – commenta al termine dell’udienza l’avvocato di parte civile Ernesto D’Andrea – davvero completo. Da una parte verranno accertate, tramite i documenti dell’epoca, le condizioni di lavoro alla Cemental , per capire se erano in atto le protezioni prescritte per legge. In secondo luogo si chiede di capire se vi sia il nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e quanto accaduto ai due dipendenti Luciano Nanetti (deceduto per un mesotelioma pleurico) e Paolo Montanari (a cui è stata diagnosticata l’asbestosi)». L’imputato ha guidato la Cemental per un breve periodo rispetto al padre, quindi viene chiesto agli esperti anche di capire quale sia l’effetto di questa esposizione all’amianto per un lasso di tempo limitato, inoltre – su sollecitazione della difesa – la perizia dovrà chiarire anche se Nanetti e Montanari siano stati o meno in contatto con l’amianto prima di lavorare alla Cemental. Come sempre l’udienza è partecipata (presenti vari familiari di persone decedute) e il giudice ha ben illustrato il quesito ai due periti.
In aula anche Andrea Nanetti, dal cui esposto per la morte del padre Luciano (dipendente dell’azienda dal 1967 al 1971) è partita l’inchiesta poi approdata nel processo in corso. «Le responsabilità del mesotelioma di papà – fa sapere Nanetti con una nota – come di tante altre persone, per noi sono ovvie. Perché lavorare l’amianto era consentito, ma non nelle condizioni di lavoro alla Cemental sia del padre che del figlio imputato, ossia senza le minime protezioni prescritte già dal 1956 con la legge 303».(t.s.)
I due esperti si sono presi tre mesi di tempo per effettuare questa delicata perizia che dovrà rispondere all’articolato quesito posto dal giudice Luca Ramponi. Quindi si tornerà in udienza il 25 settembre. Sempre relativamente alla perizia il pm Isabella Chiesi, al momento, non ha nominato nessun consulente (ma lo potrà fare entro il 9 giugno, quando cioè inizieranno i lavori a Pavia), mentre sono già noti i consulenti della difesa (i professionisti torinesi Gianluigi Di Scalzi e Roberto Testi) e della parte civile (Enzo Merler, dirigente dell’Ausl di Padova, già nominato come esperto in altre vicende giudiziarie legate all’amianto). «Siamo soddisfatti, perché è stato posto ai periti un quesito – commenta al termine dell’udienza l’avvocato di parte civile Ernesto D’Andrea – davvero completo. Da una parte verranno accertate, tramite i documenti dell’epoca, le condizioni di lavoro alla Cemental , per capire se erano in atto le protezioni prescritte per legge. In secondo luogo si chiede di capire se vi sia il nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e quanto accaduto ai due dipendenti Luciano Nanetti (deceduto per un mesotelioma pleurico) e Paolo Montanari (a cui è stata diagnosticata l’asbestosi)». L’imputato ha guidato la Cemental per un breve periodo rispetto al padre, quindi viene chiesto agli esperti anche di capire quale sia l’effetto di questa esposizione all’amianto per un lasso di tempo limitato, inoltre – su sollecitazione della difesa – la perizia dovrà chiarire anche se Nanetti e Montanari siano stati o meno in contatto con l’amianto prima di lavorare alla Cemental. Come sempre l’udienza è partecipata (presenti vari familiari di persone decedute) e il giudice ha ben illustrato il quesito ai due periti.
In aula anche Andrea Nanetti, dal cui esposto per la morte del padre Luciano (dipendente dell’azienda dal 1967 al 1971) è partita l’inchiesta poi approdata nel processo in corso. «Le responsabilità del mesotelioma di papà – fa sapere Nanetti con una nota – come di tante altre persone, per noi sono ovvie. Perché lavorare l’amianto era consentito, ma non nelle condizioni di lavoro alla Cemental sia del padre che del figlio imputato, ossia senza le minime protezioni prescritte già dal 1956 con la legge 303».(t.s.)
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