Minniti: no alle ronde (ma non le cita)
di Chiara Cabassa
Il ministro dell’Interno, invitato dal Pd, boccia la giustizia fai da te. E sui sindaci afferma: «Devono avere più poteri»
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REGGIO EMILIA. «Una democrazia che consiglia ai cittadini di farsi giustizia da soli è una democrazia che confessa il suo fallimento». Ecco come bocciare le ronde senza nemmeno nominarle. Così il ministro dell'Interno Marco Minniti, ospite ieri al Tecnolopo ad una iniziativa del Pd di Reggio Emilia su sicurezza e immigrazione. Un no alle ronde pronunciato dal ministro in giorni non proprio tranquilli per quanto riguarda il dibattito politico nella nostra città. Con il Comitato Reggio Est Sicura che, dopo avere preso in considerazione l’idea di riprendere il servizio di ronde, ha proposto all’amministrazione comunale di coinvolgere in questa attività alcuni richiedenti asilo. Richiesta immediatamente etichettata dalla Lega Nord come “inutile e vergognosa”.
Minniti arriva abbondantemente scortato al Tecnopolo poco dopo le 18. Mentre molti amministratori pubblici e simpatizzanti attendono il ministro seduti in sala, ad accoglierlo ci sono, oltre al sindaco Luca Vecchi e il segretario provinciale del Pd Andrea Costa, il colonnello dei carabinieri Antonino Buda, il questore Isabella Fusiello, il prefetto (in procinto di traslocare) Raffaele Ruberto. Il ministro da subito, e siamo ai preliminari nel cortile del Tecnopolo, sottolinea il suo piacere di trovarsi a Reggio e la soddisfazione di vedere le istituzioni lavorare insieme. «Che poi – aggiunge – Reggio va avanti con il pilota automatico...». Vecchi lo guarda e sorride, ma non troppo. Anche perché, comunque sia, siamo qui per parlare si sicurezza.
Ancora pochi passi e, prima di entrare in sala, Minniti deve affrontare nuove strette di mano, affettuosi saluti, abbracci. Lungo e sentito, quasi emozionato, l’abbraccio tra Marco Minniti e l’ex onorevole del Pd Elena Montecchi. Impossibile invece per i giornalisti avvicinarsi a Minniti. «Il ministro non risponderà nè ora nè dopo alle domande dei giornalisti – afferma laconico un uomo della scorta – però potete ascoltare e riportare quello che dirà». Concetto afferrato.
A fare gli onori di casa, sul palco, è il segretario provinciale del Pd Andrea Costa. «Sicurezza – esordisce – è un sentimento, uno stato d’animo che va oltre i numeri. Dalla paura nascono tutti i pericoli e per questo va curata. Fare sicurezza e farla in maniera integrata e partecipata è di sinistra: questo è il nostro approccio». E in chiusura, Costa fa una richiesta precisa al ministro: «Sarebbe importante la rimozione del blocco del turn over». La risposta di Minniti, va detto, non arriverà.
A parlare di paura è anche il sindaco Luca Vecchi: «Al cittadino che ha paura, non puoi dire che sta sbagliando. Devi aiutarlo a superare questo sentimento. E questo cerchiamo di farlo attraverso un dialogo costante con le forze di polizia e il prefetto. Non certo con le ronde: non sarà con la giustizia fai da te che si potranno dare risposte al tema della sicurezza. E i protocolli di comunità vanno in questo senso». Vecchi, e raccoglie applausi, insiste poi sulla necessità della certezza della pena: «Chiediamo allo stato di essere più severo con certe tipologie di reato, dal furto a tutti quelli di natura predatoria». E ancora: «La mia cultura mi porta a dire che i temi della sicurezza e dell’immigrazione devono essere tenuti distinti».
Dopo un breve excursus va dritto al punto il ministro Minniti: «Non ci sono soluzioni semplici al tema della sicurezza. Ma qualcosa abbiamo fatto: in un solo Consiglio dei ministri abbiamo approvato due decreti, uno sulla sicurezza e uno sull’immigrazione. E io sono solito parlare con i fatti prima che con le parole».
Quanto alla sicurezza, si tratta di «rafforzare la capacità di controllo sul territorio». Come? «Intensificare i rapporti tra il ministro dell’Interno e i sindaci (che conoscono la loro comunità), creare alleanze strategiche tra stato ed enti locali. Ma se costituisco una grande alleanza devo dare più poteri ai sindaci. Ho bisogno delle forze di polizia ma ho anche bisogno quel determinato quartiere sia illuminato... La sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico. La vera differenza tra la sinistra e il populismo? La prima comprende la paura e la vuole togliere, la seconda comprende la paura ma la vuole mantenere. Una democrazia che ha paura è debole».
Capitolo immigrazione. Minniti premette che «non c’è nessun rapporto tra terrorismo e immigrazione, ma c’è un rapporto tra terrorismo e mancanza d’integrazione». E ancora: «Un grande paese accoglie tutti quelli che scappano da guerre e carestie, su tutto il resto dovremo cercare di governare il fenomeno. Vanno ridotti i tempi per capire chi ha diritto di restare. Detto questo, se uno vìola le leggi fa rispedito a casa».
Minniti arriva abbondantemente scortato al Tecnopolo poco dopo le 18. Mentre molti amministratori pubblici e simpatizzanti attendono il ministro seduti in sala, ad accoglierlo ci sono, oltre al sindaco Luca Vecchi e il segretario provinciale del Pd Andrea Costa, il colonnello dei carabinieri Antonino Buda, il questore Isabella Fusiello, il prefetto (in procinto di traslocare) Raffaele Ruberto. Il ministro da subito, e siamo ai preliminari nel cortile del Tecnopolo, sottolinea il suo piacere di trovarsi a Reggio e la soddisfazione di vedere le istituzioni lavorare insieme. «Che poi – aggiunge – Reggio va avanti con il pilota automatico...». Vecchi lo guarda e sorride, ma non troppo. Anche perché, comunque sia, siamo qui per parlare si sicurezza.
Ancora pochi passi e, prima di entrare in sala, Minniti deve affrontare nuove strette di mano, affettuosi saluti, abbracci. Lungo e sentito, quasi emozionato, l’abbraccio tra Marco Minniti e l’ex onorevole del Pd Elena Montecchi. Impossibile invece per i giornalisti avvicinarsi a Minniti. «Il ministro non risponderà nè ora nè dopo alle domande dei giornalisti – afferma laconico un uomo della scorta – però potete ascoltare e riportare quello che dirà». Concetto afferrato.
A fare gli onori di casa, sul palco, è il segretario provinciale del Pd Andrea Costa. «Sicurezza – esordisce – è un sentimento, uno stato d’animo che va oltre i numeri. Dalla paura nascono tutti i pericoli e per questo va curata. Fare sicurezza e farla in maniera integrata e partecipata è di sinistra: questo è il nostro approccio». E in chiusura, Costa fa una richiesta precisa al ministro: «Sarebbe importante la rimozione del blocco del turn over». La risposta di Minniti, va detto, non arriverà.
A parlare di paura è anche il sindaco Luca Vecchi: «Al cittadino che ha paura, non puoi dire che sta sbagliando. Devi aiutarlo a superare questo sentimento. E questo cerchiamo di farlo attraverso un dialogo costante con le forze di polizia e il prefetto. Non certo con le ronde: non sarà con la giustizia fai da te che si potranno dare risposte al tema della sicurezza. E i protocolli di comunità vanno in questo senso». Vecchi, e raccoglie applausi, insiste poi sulla necessità della certezza della pena: «Chiediamo allo stato di essere più severo con certe tipologie di reato, dal furto a tutti quelli di natura predatoria». E ancora: «La mia cultura mi porta a dire che i temi della sicurezza e dell’immigrazione devono essere tenuti distinti».
Dopo un breve excursus va dritto al punto il ministro Minniti: «Non ci sono soluzioni semplici al tema della sicurezza. Ma qualcosa abbiamo fatto: in un solo Consiglio dei ministri abbiamo approvato due decreti, uno sulla sicurezza e uno sull’immigrazione. E io sono solito parlare con i fatti prima che con le parole».
Quanto alla sicurezza, si tratta di «rafforzare la capacità di controllo sul territorio». Come? «Intensificare i rapporti tra il ministro dell’Interno e i sindaci (che conoscono la loro comunità), creare alleanze strategiche tra stato ed enti locali. Ma se costituisco una grande alleanza devo dare più poteri ai sindaci. Ho bisogno delle forze di polizia ma ho anche bisogno quel determinato quartiere sia illuminato... La sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico. La vera differenza tra la sinistra e il populismo? La prima comprende la paura e la vuole togliere, la seconda comprende la paura ma la vuole mantenere. Una democrazia che ha paura è debole».
Capitolo immigrazione. Minniti premette che «non c’è nessun rapporto tra terrorismo e immigrazione, ma c’è un rapporto tra terrorismo e mancanza d’integrazione». E ancora: «Un grande paese accoglie tutti quelli che scappano da guerre e carestie, su tutto il resto dovremo cercare di governare il fenomeno. Vanno ridotti i tempi per capire chi ha diritto di restare. Detto questo, se uno vìola le leggi fa rispedito a casa».
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