Fava: ''Brescello non deve restare ostaggio dei Coffrini''
Il vicepresidente della Commissione antimafia: «Alle urne potete scegliere il sindaco senza il permesso di Grande Aracri»
BRESCELLO. Si è “finalmente” acceso il dibattito a Brescello sul tema dello scioglimento del Comune. Merito della serata – organizzata dal Gruppo di discontinuità di Brescello e "Agende Rosse" di Modena-Brescello, con il patrocinio del Comune di Brescello – che si è tenuta giovedì sera in sala Prampolini dove ospite d’eccezione è stato il vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Fava, in occasione della quale si è registrata una buona affluenza (la più alta, rispetto alle analoghe iniziative degli ultimi tempi) e nella quale i cittadini hanno dato vita a un confronto vivace e colorito nei temi e nei toni.
Il vicepresidente della Commissione antimafia – intervistato dalla giornalista di Telereggio Margherita Grassi – ha ribadito che la legge sullo scioglimento del Comune «è a servizio dei cittadini, ed è un mezzo per bonificare un ente nel quale sono stati dimostrati dei condizionamenti. Non ci sono indizi, ma fatti veri e propri: 50 delle 400 firme raccolte nella serata in cui in molti scesero in piazza a sostegno di Coffrini furono riconducibili ai Grande Aracri. Così come non sono stati commessi reati, ma in Italia dobbiamo smetterla di convivere con l’idea che se non c’è una sentenza si può convivere con certe cose: ogni atto di benevolenza, come le dichiarazioni rilasciate nella famosa intervista, è stato un vantaggio a favore di una famiglia che rappresenta la ’ndrangheta sul territorio e un torto al paese».
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Gli interventi del pubblico hanno poi conferito ulteriore “pepe” alla discussione. In primis è intervenuta l’esponente leghista Catia Silva, che ha sottoposto a Fava una questione: «Come è possibile ripartire dopo il commissariamento, se in Comune restano persone legate a Coffrini, o addirittura suoi parenti?».
L’onorevole ha risposto che il problema è reale e che questo aspetto evidenzia uno dei limiti della legge sullo scioglimento: “azzerando” giunta e consiglio non è detto che certi problemi si risolvano.
A seguire ha preso la parola Erminio Bertoli – calzolaio del paese e autore nei mesi scorsi delle scritte contro i commissari – che ha posto l’accento su un altro aspetto: «I Coffrini – ha detto – continueranno a esercitare il proprio potere a Brescello perché in tutte le associazioni e in tutti i luoghi chiave del paese hanno dei loro uomini. Non ne usciremo mai». A quel punto Fava ha alzato i toni: «Non potete pensare di restare ostaggio dei Coffrini per l’eternità. Bando alle lamentele e al fatalismo, la comunità può riprendersi ciò che le è stato tolto. A Corleone ci sono voluti 30 anni e numerosi morti per liberarsi dalla mafia. Sceglietevi il sindaco senza chiedere il permesso a Grande Aracri! Mi auguro che le elezioni costituiscano un punto di svolta».
A fine serata, dopo gli interventi di alcuni cittadini (tra cui due di Gualtieri) che hanno invocato le responsabilità della politica, ha preso la parola Roberta Ibattici, responsabile organizzazione del Pd che non ha nascosto gli errori di sottovalutazione commessi nella vicenda Coffrini e sottolineato l’intenzione del partito di voler andare in discontinuità con la precedente gestione.
Un’affermazione che ha scatenato la replica conclusiva di Paolo Monica del Gruppo discontinuità, il quale, dopo aver manifestato preoccupazione per la sottovalutazione del problema mostrata dai cittadini, ha rimarcato: «Se siamo in questa situazione, è colpa del Partito democratico».
Non è ancora campagna elettorale, ma ci siamo quasi: se infatti il commissariamento del Comune sarà prorogato di altri sei mesi (come è probabile), le elezioni si terranno tra un anno esatto. Il paese resta diviso e il confronto è aperto.
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