L’accusato nega ma resta in carcere
di Ambra Prati
Interrogatorio di garanzia per Mustafa Ghulam, che non risulta convincente: Il gip: condotta reticente e contraddittoria
2 MINUTI DI LETTURA
FABBRICO. È stato torchiato per oltre due ore e ha negato su tutti i fronti Mustafa Ghulam, 45 anni, il pakistano arrestato giovedì all’alba a Fabbrico con pesanti accuse: omicidio doloso in concorso (con altri non identificati), soppressione e occultamento di cadavere. A fine seduta – svoltasi a Reggio Emilia nel carcere di via Settembrini alla presenza del pm Giacomo Forte, dell’avvocato difensore Maria Teresa Cavalca e di un traduttore (l’uomo non parla italiano, nonostante sia nel nostro paese da anni) – il gip Angela Baraldi ha fatto mettere agli atti che l’imputato ha tenuto una condotta reticente e che è caduto in contraddizione più volte, confermando la custodia cautelare in carcere.
Ghulam, che consegna pizze a domicilio a Casalecchio di Reno (Bologna), è considerato l’autore – non l’unico, ma il solo collegabile al fatto di sangue – dell’assassinio di Waqas Ahmed, 22 anni, seviziato e soppresso perché ha osato ribellarsi al sistema delle nozze combinate. Nel corso dell’interrogatorio il detenuto ha risposto alle domande, partendo dalla natura del suo rapporto con la vittima: secondo Ghulam, erano solo amici. Talmente amici che Ghulam gli dava la sua password di Facebook. Ha però negato che aiutasse Waqas a contattare la ragazza proibita, e ha dichiarato di non conoscere il nome della giovane. Ha negato di aver preso il cellulare della vittima – prova principe dell’accusa – affermando che lui e Waqas si scambiavano spesso il telefonino perché quello del 22enne non si collegava a internet: Ghulam aveva prestato quel Samsung bianco, comperato per la moglie, a Waqas, che glielo restituì una settimana prima di partire. Particolare che cozza con la versione del padre della vittima, che poco tempo prima aveva regalato un telefonino nuovo a Waqas. Ha negato di aver scritto messaggi su Facebook perché non sa scrivere in italiano, nonostante ne risultino parecchi; ha negato di averli cancellati, sostenendo di non esserne capace. Ha negato di avere l’abitudine di telefonare a Waqas, mentre dai tabulati telefonici risulta un fitto intreccio di chiamate tra i due. E non ha saputo fornire un alibi: la sera del 14 febbraio Ghulam sostiene di essere andato a cena (dalla famiglia dell’innamorata) e di aver appreso solo al ritorno della fuga d’amore organizzata dai due giovani.
Contraddizioni evidenti con la mole di prove tecnico-informatiche raccolte dai carabinieri, e spiegazioni non convincenti che hanno indotto il gip a confermare la custodia cautelare: Ghulam resterà dietro le sbarre fino al processo. «Prima di decidere se presentare istanza al Riesame – spiega l’avvocato Cavalca – devo leggere gli atti: tre faldoni corposi, contenenti anche le rogatorie internazionali eseguite per recuperare i messaggi su Facebook. È una storia da film».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ghulam, che consegna pizze a domicilio a Casalecchio di Reno (Bologna), è considerato l’autore – non l’unico, ma il solo collegabile al fatto di sangue – dell’assassinio di Waqas Ahmed, 22 anni, seviziato e soppresso perché ha osato ribellarsi al sistema delle nozze combinate. Nel corso dell’interrogatorio il detenuto ha risposto alle domande, partendo dalla natura del suo rapporto con la vittima: secondo Ghulam, erano solo amici. Talmente amici che Ghulam gli dava la sua password di Facebook. Ha però negato che aiutasse Waqas a contattare la ragazza proibita, e ha dichiarato di non conoscere il nome della giovane. Ha negato di aver preso il cellulare della vittima – prova principe dell’accusa – affermando che lui e Waqas si scambiavano spesso il telefonino perché quello del 22enne non si collegava a internet: Ghulam aveva prestato quel Samsung bianco, comperato per la moglie, a Waqas, che glielo restituì una settimana prima di partire. Particolare che cozza con la versione del padre della vittima, che poco tempo prima aveva regalato un telefonino nuovo a Waqas. Ha negato di aver scritto messaggi su Facebook perché non sa scrivere in italiano, nonostante ne risultino parecchi; ha negato di averli cancellati, sostenendo di non esserne capace. Ha negato di avere l’abitudine di telefonare a Waqas, mentre dai tabulati telefonici risulta un fitto intreccio di chiamate tra i due. E non ha saputo fornire un alibi: la sera del 14 febbraio Ghulam sostiene di essere andato a cena (dalla famiglia dell’innamorata) e di aver appreso solo al ritorno della fuga d’amore organizzata dai due giovani.
Contraddizioni evidenti con la mole di prove tecnico-informatiche raccolte dai carabinieri, e spiegazioni non convincenti che hanno indotto il gip a confermare la custodia cautelare: Ghulam resterà dietro le sbarre fino al processo. «Prima di decidere se presentare istanza al Riesame – spiega l’avvocato Cavalca – devo leggere gli atti: tre faldoni corposi, contenenti anche le rogatorie internazionali eseguite per recuperare i messaggi su Facebook. È una storia da film».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
