Gazzetta di Reggio

Reggio

«Ronde? Chiamatele passeggiate» 

di Chiara Cabassa
«Ronde? Chiamatele passeggiate» 

Reggio Est Sicura gioca sul lessico. I comitati: «Non facciamo sicurezza fai da te» 

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REGGIO EMILIA. Giovedì pomeriggio, al Tecnopolo, il ministro dell’Interno Minniti lo ha ribadito chiaramente: «Una democrazia che consiglia ai cittadini di farsi giustizia da soli è una democrazia che confessa il suo fallimento». Fuori onda, il sindaco Luca Vecchi è stato ancora più esplicito: «A Reggio Emilia le ronde non ci sono e non ci saranno mai». Eppure i comitati, pur con toni diversi, rivendicano il diritto al controllo del territorio.
E c’è chi, come il Comitato Reggio Est Sicura, è disposto a rinunciare alla parola “ronda” se può servire per avere un maggior ascolto da parte dell’amministrazione comunale. «Ritenendo – si legge in una nota – che la disquisizione fra “ronde o passeggiate” sia questione puramente lessicale, non avendo ricevuto dagli esponenti dell’amministrazione alcuna delucidazione circa il significato per loro dell’una o dell’altra espressione, e preso atto altresì che tale disquisizione sembra stia portando alla paralisi dell’attività comunale in tema di sicurezza dei quartieri, il Comitato Reggio Est Sicura ufficialmente dichiara di adottare per la propria iniziativa il nome di “passeggiate” (così come peraltro le ha sempre chiamate in passato) intendendole finalizzate a segnalare alle forze dell’ordine eventuali situazioni a rischio».
«Trovo irrilevante distinguere la parola ronda dalla parola passeggiata – commenta Valentina Iannuccelli di Reggio Civitas –. La parola ronda evoca periodi bui ed è stata coniata per una contrapposizione politica. Per cui, se i cittadini vogliono controllare il proprio territorio andando per strada, nessuno glielo può impedire. Ma questa non è sicurezza fai da te, è solo un modo per affiancare le forze di polizia. Diversi sono i protocolli di controllo di vicinanza che prevedono troppi paletti come l’esistenza di un referente che faccia da collegamento tra i cittadini e le forze di polizia. In questo modo quello che si vuole ottenere, un’accelerazione dei tempi, viene annullata». Ma Reggio Est Sicura chiede anche che i richiedenti asilo possano partecipare alle ronde... «Siamo assolutamente contrari – aggiunge Iannuccelli. Finchè non ottengono lo stato di rifugiati sono qui illegalmente. Quindi non può essere loro affidato alcun compito».
Anche Stefano Buffagni, coordinatore dei comitati cittadini, è contrario alle ronde fatte dai richiedenti asilo: «Onestamente non ci avevo mai pensato. Piuttosto si possono usare in altre attività sociali che implichino il coinvolgimento con il quartiere». È invece d’accordo, Buffagni, sull’utilità delle ronde-passeggiate: «Non si parla di ronde punitive, quindi non si può parlare di giustizia fai da te». «Risolvere il problema – chiosa il leghista Gianluca Vinci – cambiando il nome alle ronde è ridicolo. Le ronde, quando la microcriminalità aumenta, sono utili. È non c’è proprio niente di male se i cittadini vogliono controllare il territorio in cui vivono».

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