Gazzetta di Reggio

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«Spesso nonno Gino  veniva a Reggio per trovare Cimurri» 

di Luigi Vinceti
«Spesso nonno Gino  veniva a Reggio per trovare Cimurri» 

Ieri al “battesimo” anche Gioia, nipote del mitico Bartali Ora la scuola di via Premuda è intitolata al grande campione 

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REGGIO EMILIA. Da ieri quella che per tutti era semplicemente la “primaria di via Premuda” è diventata la “scuola Gino Bartali”. Il battesimo si è trasformato in una magnifica festa popolare rallegrata da un simpatico concerto che ha accompagnato i discorsi ufficiali insieme a scrosci di applausi per ideatori e realizzatori di questo affettuoso ricordo del mitico “Ginettaccio”. Emozionata testimone dell’evento Gioia Bartali, nipote di Gino, con i figli Matteo e Leonardo, discendenti dello straordinario protagonista del ciclismo italiano e soprattutto grande come uomo.
È toccato proprio a loro, insieme al sindaco Luca Vecchi e ad altre autorità cittadine, scoprire la lapide che porta inciso il nuovo nome della scuola, fra cori di entusiasmo tributati dagli scolari, da insegnanti, genitori, amici e dai numerosi ospiti che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Fra i convenuti va segnalata la simbolica presenza di Giorgio Pesci a nome dell’associazione dedicata a Fausto Coppi.
Significativo il fatto che siano stati proprio gli alunni della scuola a scegliere questo nome dopo aver conosciuto le sue imprese sportive (vinse 128 corse fra le quali spiccano 3 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 4 Milano San Remo) e soprattutto dopo aver saputo che si meritò il riconoscimento di “Giusto tra le nazioni” per aver salvato la vita di tanti ebrei nascondendo i loro documenti nel telaio della propria bicicletta evitandone in tal modo lo sterminio.
A dare il benvenuto ai presenti la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Lepido, Elisabetta Fraracci, Antonietta Cestaro dell’Ufficio scolastico provinciale, l’assessore all’educazione Raffaella Curioni, il presidente della Fondazione per lo sport Leopoldo Melli, Giorgio Cimurri, presidente del Comitato per la tappa del Giro d’Italia in transito da Reggio nella prossima settimana, che ha messo in mostra la maglia gialla del successo di Bartali nel 1948 regalata all’amico Giannetto. «Quell’anno del primo dopoguerra – ha spiegato ai ragazzi il sindaco Vecchi – fu tormentato e difficile e la sua vittoria contribuì a rasserenare tutti. Un merito ulteriore che non va dimenticato».
Gioia Bartali, dopo una breve “lezione” in aula dove è rimasta letteralmente affascinata dalla conoscenza della storia del ciclismo maturata dagli alunni, ha attestato pubblicamente la propria gioia per il gesto di affetto rivolto al nonno. Del quale ha poi rammentato alcuni aneddoti. «Da bambino andava a scuola percorrendo 35 chilometri all’andata e al ritorno. Era molto goloso ma sapeva stare a dieta. Nella piccola cappella dove lui si ritirava a pregare ci sono pure i ricordi di Coppi e Gimondi. So che a Reggio veniva a trovare Cimurri ma aveva amici anche a Correggio e andava a cena in un agriturismo. Nonno Gino, che ha girato in bicicletta sino all’età di 86 anni, era il primogenito di tre fratelli figli di Andrea: c’è scritto tutto in un libro titolato “Gino Bartali mio papà”. Per i miei figli è diventato un mito, un esempio che proponiamo loro sempre, ma al quale penso che possano ispirarsi in tanti».

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