CONSACRAZIONE A MARIA
«Aiutaci ad essere accoglienti»
Così Camisasca nell’omelia pronunciata dopo la processione
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REGGIO EMILIA. È stata un’omelia corposa e piena di spunti interessanti quella pronunciata dal vescovo Camisasca al termine del pellegrinaggio diocesano nel centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima partito ieri sera alle 20.30 dalla Basilica della Ghiara per raggiungere, dopo avere attraversato la via Emilia, il Duomo. Al termine del corteo, partecipato da numerosi fedeli e accompagnato dal rosario, il vescovo ha pronunciato l’omelia e l’atto di consacrazione della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla al Cuore Immacolato di Maria.
Monsignor Camisasca aveva annunciato il desiderio di rinnovare tale atto – già compiuto dal predecessore Beniamino Socche il 27 giugno 1959 assieme al vescovo coadiutore di Guastalla Angelo Zambarbieri – in occasione del “Te Deum” di fine 2016 e nella solennità del 1° gennaio di quest’anno, motivando poi il suo invito in due lettere alla diocesi, la prima del 13 marzo scorso, la seconda diffusa tramite presbiteri e diaconi nel giovedì santo, il 13 aprile.
«Cristo – ha detto il vescovo nella sua omelia – ha vinto definitivamente il male nella sua morte e resurrezione. L’ha sconfitto anche per noi, ma desidera che ognuno di noi scelga il bene, scelga la vita e abbandoni quelle false promesse di felicità che sono le promesse di Satana. Come possiamo compiere questo breve eppure lunghissimo cammino della nostra libertà, della nostra adesione a Cristo? Per rispondere a questa domanda, torniamo alle parole del Vangelo: Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua Madre (Gv 19,25). La nostra scala verso Dio ha bisogno di gradini, di aiuti. Il primo e più grande aiuto è lei, l’Ausiliatrice, Maria». E ancora: «Maria, aiutaci a vedere, nelle migrazioni dei popoli, una pagina della storia di tuo Figlio sulla terra, la pagina dei poveri, dei diseredati, dei senza casa, dei disperati. Aiutaci a essere saggi e accoglienti. Aiuta i responsabili delle nazioni e i governanti a scrivere con saggezza le tavole dei diritti e dei doveri. Aiuta chi ha perso o non riesce più a trovare un lavoro per sostenere una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia, chi per questo motivo si sente frustrato, abbandonato e senza speranza».
Monsignor Camisasca aveva annunciato il desiderio di rinnovare tale atto – già compiuto dal predecessore Beniamino Socche il 27 giugno 1959 assieme al vescovo coadiutore di Guastalla Angelo Zambarbieri – in occasione del “Te Deum” di fine 2016 e nella solennità del 1° gennaio di quest’anno, motivando poi il suo invito in due lettere alla diocesi, la prima del 13 marzo scorso, la seconda diffusa tramite presbiteri e diaconi nel giovedì santo, il 13 aprile.
«Cristo – ha detto il vescovo nella sua omelia – ha vinto definitivamente il male nella sua morte e resurrezione. L’ha sconfitto anche per noi, ma desidera che ognuno di noi scelga il bene, scelga la vita e abbandoni quelle false promesse di felicità che sono le promesse di Satana. Come possiamo compiere questo breve eppure lunghissimo cammino della nostra libertà, della nostra adesione a Cristo? Per rispondere a questa domanda, torniamo alle parole del Vangelo: Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua Madre (Gv 19,25). La nostra scala verso Dio ha bisogno di gradini, di aiuti. Il primo e più grande aiuto è lei, l’Ausiliatrice, Maria». E ancora: «Maria, aiutaci a vedere, nelle migrazioni dei popoli, una pagina della storia di tuo Figlio sulla terra, la pagina dei poveri, dei diseredati, dei senza casa, dei disperati. Aiutaci a essere saggi e accoglienti. Aiuta i responsabili delle nazioni e i governanti a scrivere con saggezza le tavole dei diritti e dei doveri. Aiuta chi ha perso o non riesce più a trovare un lavoro per sostenere una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia, chi per questo motivo si sente frustrato, abbandonato e senza speranza».
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