«Il giudice ha punito chi ha ucciso Marco»
Quattro Castella, le parti civili del processo Montruccoli: «Non è passata la tesi della legittima difesa»
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QUATTRO CASTELLA. «Soddisfatti, seppur in parte». E non perché le pene inflitte siano basse o la provvisionale sia considerata insufficiente. Le parti civili del processo per l’omicidio Montruccoli, semplicemente, sanno che «Marco non tornerà più dalla sua famiglia» e avanzano «perplessità sul fatto che sia caduta l’accusa di spaccio». Quella pronunciata ieri dalla corte d’Assise di Reggio Emilia resta però una sentenza «giusta che rappresenta il riconoscimento delle responsabilità dell’omicidio e del tentato omicidio».
La corte – presieduta da Dario De Luca, a latere il collega Luca Ramponi e i giudici popolari – ha condannato a venti anni di reclusione il 29enne Fatmir Hykaj. L’albanese è considerato responsabile dell’omicidio di Marco Montruccoli per «eccesso doloso nella legittima difesa». Sei anni di carcere, invece, per il 28enne Daniel Tufa ritenuto colpevole del tentato omicidio di Matteo Montruccoli, ma estraneo al delitto. Cade, invece, per entrambi l’accusa di spaccio di stupefacenti.
«La sentenza è un grande risultato perché si partiva da un quadro giuridico ben differente –, sottolinea Francesca Guazzi, avvocato dei genitori di Marco, della vedova e dei due figli di 6 e 4 anni –. Siamo riusciti a non far passare la tesi della legittima difesa».
La corte ha infatti stabilito che Hykaj, con quelle 14 coltellate, è andato ben oltre al mettersi in salvo sebbene abbia temperato la pena con l’attenuante della provocazione e la mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà. «Sotto il profilo tecnico giuridico e sanzionatorio occorrerà attendere le motivazioni – spiega Giovanni Tarquini, legale della sorella di Marco e della figlia dodicenne avuta nel primo matrimonio – ma è chiaro che si tratta di una decisione più favorevole alle tesi d’accusa che alla difesa. È una sentenza sicuramente frutto di ponderate riflessioni e ispirata da un grande equilibrio».
«Anche l’entità della pena per il tentato omicidio è adeguata – conferma Marco Fornaciari, avvocato di Matteo Montruccoli –. Resto perplesso sull’assoluzione per il reato di spaccio con quella che un tempo si chiamava insufficienza di prove. Senza quel particolare non si può giustificare il contesto criminale in cui operavano i due albanesi, come siano fuggiti in Germania, come possano permettersi di essere difesi da un avvocato di grido».
Resta poi la provvisionale da circa 300mila euro stabilita dal giudice. «È un altro degli obiettivi raggiunti – commenta ancora Tarquini –. Ma, in linea generale quello che abbiamo ottenuto è la soddisfazione del danno subito: il dolore non è lenito da una sentenza ma quantomeno si ha il conforto di una decisione di giustizia». (g.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La corte – presieduta da Dario De Luca, a latere il collega Luca Ramponi e i giudici popolari – ha condannato a venti anni di reclusione il 29enne Fatmir Hykaj. L’albanese è considerato responsabile dell’omicidio di Marco Montruccoli per «eccesso doloso nella legittima difesa». Sei anni di carcere, invece, per il 28enne Daniel Tufa ritenuto colpevole del tentato omicidio di Matteo Montruccoli, ma estraneo al delitto. Cade, invece, per entrambi l’accusa di spaccio di stupefacenti.
«La sentenza è un grande risultato perché si partiva da un quadro giuridico ben differente –, sottolinea Francesca Guazzi, avvocato dei genitori di Marco, della vedova e dei due figli di 6 e 4 anni –. Siamo riusciti a non far passare la tesi della legittima difesa».
La corte ha infatti stabilito che Hykaj, con quelle 14 coltellate, è andato ben oltre al mettersi in salvo sebbene abbia temperato la pena con l’attenuante della provocazione e la mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà. «Sotto il profilo tecnico giuridico e sanzionatorio occorrerà attendere le motivazioni – spiega Giovanni Tarquini, legale della sorella di Marco e della figlia dodicenne avuta nel primo matrimonio – ma è chiaro che si tratta di una decisione più favorevole alle tesi d’accusa che alla difesa. È una sentenza sicuramente frutto di ponderate riflessioni e ispirata da un grande equilibrio».
«Anche l’entità della pena per il tentato omicidio è adeguata – conferma Marco Fornaciari, avvocato di Matteo Montruccoli –. Resto perplesso sull’assoluzione per il reato di spaccio con quella che un tempo si chiamava insufficienza di prove. Senza quel particolare non si può giustificare il contesto criminale in cui operavano i due albanesi, come siano fuggiti in Germania, come possano permettersi di essere difesi da un avvocato di grido».
Resta poi la provvisionale da circa 300mila euro stabilita dal giudice. «È un altro degli obiettivi raggiunti – commenta ancora Tarquini –. Ma, in linea generale quello che abbiamo ottenuto è la soddisfazione del danno subito: il dolore non è lenito da una sentenza ma quantomeno si ha il conforto di una decisione di giustizia». (g.b.)
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