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Anche gli anarchici si schierano «No all’oscurantismo religioso» 

Anche gli anarchici si schierano «No all’oscurantismo religioso» 

REGGIO EMILIA. Mancano ancora 17 giorni, ma il dibattito è già acceso. Il 3 giugno le due forze in campo nella città del Tricolore (REmilia Pride e “Processione di riparazione”) stanno dividendo l’opi...

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REGGIO EMILIA. Mancano ancora 17 giorni, ma il dibattito è già acceso. Il 3 giugno le due forze in campo nella città del Tricolore (REmilia Pride e “Processione di riparazione”) stanno dividendo l’opinione pubblica come se fossero due formazioni di calcio. Anzi: se la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid (in programma lo stesso giorno) si giocasse al Mapei e non a Cardiff (dove realmente sarà) forse farebbe ancora discutere meno rispetto a quanto fanno i favorevoli e i contrari alle due manifestazioni.
Gli ultimi a prendere posizione, in ordine di tempo, sono i rappresentanti della Federazione Anarchica Reggiana. L’area libertaria «condanna con energia questa posizione presa all'insegna del più bieco oscurantismo religioso». Per la sigla «definire oggi l'omosessualità e transessualità come un “vizio” o peggio una “malattia” è ignorante, violento e vergognoso. Se qualcosa è da riparare, non è certo lo “scandalo pubblico” provocato dal Pride, ma la mentalità contorta e discriminatoria di quanti vomitano odio e disprezzo contro chi non condivide la loro moralità a senso unico». La Federazione e gli anarchici reggiani «invitano a non prestare orecchio a simili sproloqui retrogradi e degni della peggiore tradizione clerico-fascista, riaffermano la necessità di una sessualità libera, personale, vissuta nel pieno rispetto di sé stessi e del prossimo».
Il dibattito si diffonde anche tra i lettori. «Come si fa a definirsi credenti – si domanda Claudio Chiossi di Albinea – e poi sciorinare tanto livore, tanta cattiveria verso chi non è uguale a te? Io non sono credente, ma proprio non riesco a capire perché i tanti cattolici che ci sono a Reggio non prendono posizione (mai l’hanno fatto e di occasioni ce ne sono state tante)». «Credo che la tolleranza sia una delle prime virtù di un cattolico – ricorda Cristian Carbognani, residente a Sant’Ilario d’Enza – Tolleranza che in questo caso vedo mancare, questo solo per una diversità che può anche infastidire, ma che non invade la vita di chi non la condivide. L’ostentazione del Gay Pride, d’altro canto, è forse eccessiva, ma ormai folcloristica».(g.f.)

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