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Burla e protesta sociale così nacque la festa 

Burla e protesta sociale così nacque la festa 

Le prime testimonianze della Gnoccata si collocano in pieno Ottocento Tanti i personaggi che hanno vestito i panni satirici del panciuto monarca

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GUASTALLA. Trentaquattro edizioni, tre secoli attraversati, un Re dispensatore di buonumore e il “rito” del piatto di gnocchi da gustare categoricamente in piazza a Guastalla.
La Gnoccata ha davvero una lunga storia da raccontare.
SATIRA E PROTESTE DALL’800.
I documenti rintracciati collocano la Gnoccata in pieno Ottocento, all’ombra di uno strano intreccio fra liberalismo e anticattolicesimo, anche se non mancano indizi che fanno ipotizzare l’importazione della festa da Verona (nell’Ottocento se non addirittura nel secolo precedente) come iniziativa dei mugnai che installano i mulini sul Po.
Di certo il 7 marzo 1869 si scende in piazza, a Guastalla, per una “Gnoccolata”: è organizzata dalla borghesia, due mesi dopo che la rivolta del macinato ha sconvolto le campagne.
SOVRANO PER UN GIORNO. Si contesta il nuovo Stato (considerato artefice di odiosi provvedimenti) e con il passare delle edizioni – sino al 1876 la festa sarà a cadenza annuale, spesso nel periodo della Quaresima – si punterà sull’espediente satirico di un panciuto monarca (solo dal 1872 si parla chiaramente di Re degli gnocchi con relativa incoronazione) che, a furor di popolo, conquista beffardamente il diritto di amministrare per un giorno la città.
Nella distribuzione gratuita degli gnocchi – in tempi in cui la fame attanagliava molte famiglie – c’è la speranza e l’augurio di una realtà diversa, all’insegna dell’abbondanza e del benessere.
GNOCCHIFAGO. Dopo il 1876 le notizie documentate sulla festa spariscono per arrivare a Gnocchifago II nel 1885 (chi l’ha preceduto, cioè Gnocchifago I, avrà presumibilmente “regnato” prima di quella data) e con un ulteriore “salto” s’approda al 1895.
Dai resoconti individuati sulle nove Gnoccate che ci portano a fine Ottocento, ricaviamo che si fecero carico dell’organizzazione due realtà guastallesi: al debutto la “Società Operaia”, poi a lungo la “Società degli Amici”.
La Gnoccata nell’ultimo scorcio del secolo (1895) cambia pelle: la spinta politica è sostituita da intenti commerciali e ciclistico-turistici (organizza il “Velo Club”).
Fra i pentoloni fumanti c’è Re Fen (al secolo il mugnaio Giovanni Levizzani) che potrebbe essere rimasto in carica sino al 1905: l’edizione è solo desunta da una rara fotografia e le notizie relative a quest’ultimo decennio sono a dir poco scarne (come promotore della Gnoccata si cita il “Comitato dei quindici”).
LA RETORICA FASCISTA. Ancora un “buco” storico e si arriva al 1921, all’inizio dell’epoca fascista: sarà un’edizione inutilmente contrastata dal boicottaggio socialista, perché la gente comunque si riversa in piazza per gli gnocchi.
IL MITICO RE DURO. Con i suoi 140 chili spopola Re Duro (il corpulento mugnaio e birocciaio guastallese Giuseppe Bisi) e quella Gnoccata approda all’attenzione nazionale finendo sulla copertina della “Domenica del Corriere” grazie alla creatività dell’illustratore Antonio Beltrame. Sino al 1938 il regime “imbriglia”, con la sua retorica, la manifestazione di Re Duro, stravolgendone i caratteri originari con adunate e comizi. Le cinque edizioni di marca fascista (1921-1938) sono inizialmente curate direttamente dai maggiorenti guastallesi del partito, poi dal 1934 entra in scena la “Pro Guastalla” (ente a vocazione turistica che, nonostante un gran dispendio di energie, non riuscirà praticamente mai a trovare la propria collocazione nella vita cittadina).
SI TORNA IN PIAZZA NEL ’55. La Seconda guerra mondiale spazza via inesorabilmente sovrano e gnocchi per quasi vent’anni. Si torna in piazza nel 1955 sempre sotto la regìa della rinnovata “Pro Guastalla”: Re Mazzalone (interpretato all’ultimo momento dal comico padovano Bruno Fedele, per l’appendicite che aveva costretto al forfait il designato mastodontico mediatore Ugo Scappi di Tagliata), i 13 quintali di gnocchi divorati, le macchiette che animano il corteo sono i principali “ingredienti” di una Gnoccata votata ora unicamente al folclore, alla rievocazione storica e al turismo.
Il pittore guastallese Arnaldo Bartoli “firma” l’immagine (che ricorda le carte piacentine) ancor oggi più azzeccata del Re degli gnocchi.
NEL 1969 UN NUOVO STOP. Negli anni Sessanta la festa – a cadenza quadriennale – prende sempre più quota.
Dal 1965 entra in scena la “Pro Loco” e il nome del Re è tutto un programma visto che si spazia da Fedelone (nel 1961 sempre interpretato dall’attore padovano) a Francone (nel 1965 si cala nel ruolo il massiccio impiegato comunale parmigiano Franco Grossi), per finire con Enricone (è Giuseppe Pincolini di Fontanellato ad impugnare lo scettro di sovrano della burlesca Gnocconia nel 1969).
Ma i costi lievitano a dismisura e gli organizzatori (poco sorretti dai contributi pubblici) sono costretti a gettare la spugna, pur incassando il successo di pubblico del 1969.
LA RINASCITA DAL 1978. Dopo nove anni di silenzio la Gnoccata rivive, a partire dal 28 maggio 1978, con la ricostituita “Pro Loco” che trova nel presidente Luciano Cavandoli un inesauribile “propulsore”, capace di coagulare tutta la comunità, dando finalmente continuità alla festa ora triennale che nella sua “era” (siamo arrivati alla quattordicesima edizione di fila...) batte ogni record d’afflusso, di gnocchi distribuiti, di figuranti in costume, di scenografie e carri indimenticabili.
RE SERPO FUROREGGIA. La dinastia burlesca è quella di Re Serpo, interpretato nel ’78 dal parmense Giuseppe Pincolini, poi sostituito nelle successive cinque edizioni dal più estroverso reggiano Giovanni Guerrieri. Ma nei panni regali sarà lo showman televisivo Giacomo Valenti a rivelarsi (a partire dal 1996, con l’unica eccezione nel 2005 quando “salì al trono” il modenese Stefano Dori Marchetti) un interprete a dir poco coinvolgente. Tradizioni, storia, animazioni con il gusto per l’amarcord, gastronomia, attrazione turistica ben al di là della Bassa reggiana: la Gnoccata ha ora tante “anime”.
NUOVE FORZE. Rischia di bloccarsi nel 2014 per motivi logistici (legati al terremoto di due anni prima) ed economici (i costi sono sempre elevati e la crisi “morde”).
Ma le immediate polemiche (con tanto di raccolta-firme per tenerla in vita ed un’animata assemblea pubblica chiarificatrice) finiranno per coagulare – attorno alla “Pro Loco” – nuove forze che daranno vita, tre anni fa, all’ennesima riuscitissima “tappa” di questa manifestazione popolare che ora torna fra noi.(t.s.)
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