«Siamo qui per ripristinare la legalità»
di Andrea Vaccari
«Nel paese comincia a esserci una certa elaborazione dei fatti che hanno portato allo scioglimento del Comune»
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BRESCELLO. Ridare delle regole al paese. Questo il senso della presenza dei commissari prefettizi che, almeno fino al 20 ottobre prossimo, reggeranno il Comune di Brescello. Michele Formiglio, Antonio Oriolo e Giacomo Di Matteo illustrano questo loro primo anno di attività, caratterizzato da un bilancio positivo.
Qual è il bilancio di questo vostro primo anno brescellese?
«Si è iniziato un percorso – rispondono i commissari – avviato già nel primo periodo di commissariamento, con l'intento di ripristinare la legalità e di permettere alla comunità di tornare a svolgere una vita ordinata. Il nostro obiettivo è quello di aiutare i cittadini a trovare gli anticorpi contro ogni forma di illegalità, comprese le infiltrazioni della criminalità organizzata. La nostra "mission" è quella di restituire fiducia al protagonismo civico».
Come si è svolta sinora la vostra attività?
«Nella prima fase, appena successiva al nostro insediamento, abbiamo cercato di acquisire un plafond di informazioni e di conoscere vicendevolmente il personale dell'ente. In seguito abbiamo proceduto con una valutazione di merito su alcuni aspetti come regolamenti e procedure, per poi orientare al meglio la macchina burocratica verso i bisogni dei cittadini Oggi siamo diventati collettori di piccole e grandi richieste da parte dei cittadini, consapevoli che dobbiamo essere nel paese e vivere il paese per svolgere appieno il nostro incarico».
Quali sono gli aspetti principali sui quali avete messo mano?
«Ci siamo preoccupati di puntellare qualche situazione che, dal punto di vista procedurale e organizzativo, aveva qualche pecca. Ad esempio, abbiamo avviato un percorso di trasformazione dell'ex Ipab, che sarebbe dovuta avvenire nel 2003 e che mira alla trasformazione in Asp. Abbiamo impostato questa pratica in collaborazione con il sindaco di Boretto, Gazza, delegato dell'Unione sul tema del sociale, e abbiamo colto l'occasione per ricavare, all'interno della casa di riposo del paese, degli appartamenti da destinare ai disabili nel fine settimana, nell'ambito di un progetto con la fondazione "Dopo di noi". Ma ci sono state anche altre importanti circostanze, come ad esempio quella del gregge di pecore che tanto ha fatto discutere: la vicenda è stata gestita in modo chiaro e netto, e abbiamo agito a tutela della salute pubblica».
Ci sono stati anche frangenti in cui siete intervenuti per regolare le attività delle associazioni?
«Non esattamente, ma abbiamo regolamentato alcune situazioni, come ad esempio le convenzioni per i campi sportivi che erano scadute da alcuni anni. Siamo anche intervenuti per porre qualche lieve modifica all'occupazione di suolo pubblico da parte di alcune attività commerciali, ma abbiamo trovato grande disponibilità da parte degli esercenti, che abbiamo incontrato in un'assemblea pubblica».
Uno dei temi che più hanno interessato i cittadini è quello della fondazione "Paese di Don Camillo e Peppone", che si occupa della gestione del turismo in paese. Qual era la situazione?
«Non sono emersi aspetti gravi, piuttosto un'opacità gestionale generale, poco conforme agli schemi ordinari, che ci ha portato a riorganizzare il personale, regolare i rapporti con l'esterno, sostituire alcuni consulenti. La fondazione necessita di una gestione manageriale in quanto produce un surplus importante: dopo sei mesi di gestione è stato fatto registrare un attivo di 28mila euro, a fronte di un attivo di 5mila euro nella gestione precedente».
Proviamo a chiarire un concetto: quando un Comune viene commissariato si dice che i commissari che lo gestiscono si possono occupare solo dell'ordinario e non dello straordinario. E' davvero così?
«No, la nostra è una gestione provvisoria, ma che può interessare anche aspetti straordinari. Dipende dalle necessità che si presentano. E' chiaro che non è nell'interesse né della commissione, né del paese andare a modificare, ad esempio, degli aspetti del piano regolatore. Piuttosto, si rende necessario avere una visione strategica, che getta uno sguardo ai territori vicini, e che deve facilitare l'insediamento di chi verrà dopo di noi».
Com'è stata la collaborazione con i dipendenti comunali?
«I dipendenti del Comune sono stati per forza di cose i nostri primi interlocutori. Si sono messi subito a nostra disposizione, e dobbiamo dire che l'intera struttura ha remato dalla stessa parte lungo questo percorso. Siamo soddisfatti e fiduciosi che questo rapporto possa procedere in questa direzione».
Come interagite con la cittadinanza?
«C'è un'impiegata con la quale il cittadino può prendere appuntamento per avere un colloquio, ma negli ultimi tempi si è intensificata molto l'attività anche via mail. Cerchiamo di mantenere un filo diretto con i brescellesi, con i quali il rapporto è migliorato strada facendo».
Veniamo ad alcuni aspetti sociali. Come avete vissuto la vicenda Terex?
«Si tratta di una vertenza che ha una ricaduta importante sul territorio. Se c'è disoccupazione, inevitabilmente; c'è disagio sociale. Ci siamo seduti al tavolo delle trattative e ne abbiamo seguito passo passo gli sviluppi, sentendoci dire che per la prima volta il Comune di Brescello ha partecipato in maniera attiva a una crisi di questo tipo».
In paese cominciano a organizzarsi iniziative sulla legalità e che trattano il tema dello scioglimento. Con quale spirito le avete accolte?
«Non possiamo che essere soddisfatti se i cittadini discutono e si confrontano. Significa che comincia a esserci una certa elaborazione dei fatti che hanno portato allo scioglimento. All'ultima iniziativa con Fava, ad esempio, erano presenti in tantissimi. La nostra presenza? Abbiamo dato il patrocinio; farsi vedere in platea forse non sarebbe stato opportuno. Ci interessa molto che il paese sia vivo e che discuta, per quanto ci riguarda vogliamo avviare un dialogo con la scuola».
Che cosa rispondete a chi dice che anche dopo le elezioni non cambierà nulla?
«Crediamo che i cittadini debbano tenere a mente i motivi per i quali siamo arrivati qui. E' necessaria maggiore consapevolezza di ciò che è accaduto e perché è accaduto. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a riportare la normalità. Restituendo delle regole, speriamo di aiutare la comunità. Amministrare – concludono i commissari – è anche costruire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Qual è il bilancio di questo vostro primo anno brescellese?
«Si è iniziato un percorso – rispondono i commissari – avviato già nel primo periodo di commissariamento, con l'intento di ripristinare la legalità e di permettere alla comunità di tornare a svolgere una vita ordinata. Il nostro obiettivo è quello di aiutare i cittadini a trovare gli anticorpi contro ogni forma di illegalità, comprese le infiltrazioni della criminalità organizzata. La nostra "mission" è quella di restituire fiducia al protagonismo civico».
Come si è svolta sinora la vostra attività?
«Nella prima fase, appena successiva al nostro insediamento, abbiamo cercato di acquisire un plafond di informazioni e di conoscere vicendevolmente il personale dell'ente. In seguito abbiamo proceduto con una valutazione di merito su alcuni aspetti come regolamenti e procedure, per poi orientare al meglio la macchina burocratica verso i bisogni dei cittadini Oggi siamo diventati collettori di piccole e grandi richieste da parte dei cittadini, consapevoli che dobbiamo essere nel paese e vivere il paese per svolgere appieno il nostro incarico».
Quali sono gli aspetti principali sui quali avete messo mano?
«Ci siamo preoccupati di puntellare qualche situazione che, dal punto di vista procedurale e organizzativo, aveva qualche pecca. Ad esempio, abbiamo avviato un percorso di trasformazione dell'ex Ipab, che sarebbe dovuta avvenire nel 2003 e che mira alla trasformazione in Asp. Abbiamo impostato questa pratica in collaborazione con il sindaco di Boretto, Gazza, delegato dell'Unione sul tema del sociale, e abbiamo colto l'occasione per ricavare, all'interno della casa di riposo del paese, degli appartamenti da destinare ai disabili nel fine settimana, nell'ambito di un progetto con la fondazione "Dopo di noi". Ma ci sono state anche altre importanti circostanze, come ad esempio quella del gregge di pecore che tanto ha fatto discutere: la vicenda è stata gestita in modo chiaro e netto, e abbiamo agito a tutela della salute pubblica».
Ci sono stati anche frangenti in cui siete intervenuti per regolare le attività delle associazioni?
«Non esattamente, ma abbiamo regolamentato alcune situazioni, come ad esempio le convenzioni per i campi sportivi che erano scadute da alcuni anni. Siamo anche intervenuti per porre qualche lieve modifica all'occupazione di suolo pubblico da parte di alcune attività commerciali, ma abbiamo trovato grande disponibilità da parte degli esercenti, che abbiamo incontrato in un'assemblea pubblica».
Uno dei temi che più hanno interessato i cittadini è quello della fondazione "Paese di Don Camillo e Peppone", che si occupa della gestione del turismo in paese. Qual era la situazione?
«Non sono emersi aspetti gravi, piuttosto un'opacità gestionale generale, poco conforme agli schemi ordinari, che ci ha portato a riorganizzare il personale, regolare i rapporti con l'esterno, sostituire alcuni consulenti. La fondazione necessita di una gestione manageriale in quanto produce un surplus importante: dopo sei mesi di gestione è stato fatto registrare un attivo di 28mila euro, a fronte di un attivo di 5mila euro nella gestione precedente».
Proviamo a chiarire un concetto: quando un Comune viene commissariato si dice che i commissari che lo gestiscono si possono occupare solo dell'ordinario e non dello straordinario. E' davvero così?
«No, la nostra è una gestione provvisoria, ma che può interessare anche aspetti straordinari. Dipende dalle necessità che si presentano. E' chiaro che non è nell'interesse né della commissione, né del paese andare a modificare, ad esempio, degli aspetti del piano regolatore. Piuttosto, si rende necessario avere una visione strategica, che getta uno sguardo ai territori vicini, e che deve facilitare l'insediamento di chi verrà dopo di noi».
Com'è stata la collaborazione con i dipendenti comunali?
«I dipendenti del Comune sono stati per forza di cose i nostri primi interlocutori. Si sono messi subito a nostra disposizione, e dobbiamo dire che l'intera struttura ha remato dalla stessa parte lungo questo percorso. Siamo soddisfatti e fiduciosi che questo rapporto possa procedere in questa direzione».
Come interagite con la cittadinanza?
«C'è un'impiegata con la quale il cittadino può prendere appuntamento per avere un colloquio, ma negli ultimi tempi si è intensificata molto l'attività anche via mail. Cerchiamo di mantenere un filo diretto con i brescellesi, con i quali il rapporto è migliorato strada facendo».
Veniamo ad alcuni aspetti sociali. Come avete vissuto la vicenda Terex?
«Si tratta di una vertenza che ha una ricaduta importante sul territorio. Se c'è disoccupazione, inevitabilmente; c'è disagio sociale. Ci siamo seduti al tavolo delle trattative e ne abbiamo seguito passo passo gli sviluppi, sentendoci dire che per la prima volta il Comune di Brescello ha partecipato in maniera attiva a una crisi di questo tipo».
In paese cominciano a organizzarsi iniziative sulla legalità e che trattano il tema dello scioglimento. Con quale spirito le avete accolte?
«Non possiamo che essere soddisfatti se i cittadini discutono e si confrontano. Significa che comincia a esserci una certa elaborazione dei fatti che hanno portato allo scioglimento. All'ultima iniziativa con Fava, ad esempio, erano presenti in tantissimi. La nostra presenza? Abbiamo dato il patrocinio; farsi vedere in platea forse non sarebbe stato opportuno. Ci interessa molto che il paese sia vivo e che discuta, per quanto ci riguarda vogliamo avviare un dialogo con la scuola».
Che cosa rispondete a chi dice che anche dopo le elezioni non cambierà nulla?
«Crediamo che i cittadini debbano tenere a mente i motivi per i quali siamo arrivati qui. E' necessaria maggiore consapevolezza di ciò che è accaduto e perché è accaduto. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a riportare la normalità. Restituendo delle regole, speriamo di aiutare la comunità. Amministrare – concludono i commissari – è anche costruire».
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