Cimurri e Vecchi: «Bel voto per Reggio»
di Massimo Sesena
Il presidente della tappa e il sindaco non nascondono la loro soddisfazione: «Ha funzionato tutto»
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REGGIO EMILIA. «Una giornata perfetta. Una grande giornata per tutta la città, la mia città». Giorgio Cimurri, presidente del Comitato di Tappa è raggiante. La prima della due giorni reggiana della Corsa Rosa va in archivio come un successo su tutti i fronti: «Vengo adesso da un confronto con gli organizzatori del Giro - dice Cimurri a fine corsa - e tutti si sono complimentati con noi perché davvero tutto ha funzionato alla perfezione. Penso al tracciato praticamente perfetto. Peccato per Maestri in fuga per buona parte della gara...». Soddisfatto anche il sindaco di Reggio Luca Vecchi che sottolinea con orgoglio «la grandissima disponibilità dei reggiani che hanno forse sopportato qualche disagio riuscendo comunque a godersi la corsa. Davvero una bella giornata per Reggio». Una corsa che probabilmente ha fatto sorridere anche qualche commerciante lungo il tracciato. È sicuramente il caso del merchandising della Corsa: il patron di Rcs Urbano Cairo l’ha detto a chiare lettere che il Giro deve aumentare il proprio fatturato, per riuscire - anche da questo punto di vista - a eguagliare la Grand Boucle, ovvero il Tour de France. E allora ecco che il silenzio dell’attesa, di una via Emilia che così placida non si era mai vista, viene rotto dagli altoparlanti dei furgoni che altro non sono che venditori di gadget, con le tecniche del merchandising tipiche dell’arrotino di una volta che con il suo furgoncino passava in paese: «Dieci euro per la maglietta celebrativa, il cappellino del Giro numero 100, un braccialetto, una biro e lo striscione. Forse anche un tivù color, vediamo chi si rovina» dice l’ambulante - il caso vuole - mentre passa davanti a una sala scommesse. Invero, non solo il merchandising ride. Lungo la via Emilia, nella zona di Ospizio, i negozi hanno addobbato i pali della luce con i palloncini rosi, rispondendo così all’appello di Giorgio Cimurri che sognava una città tinta di rosa. Ma non solo: un forno ha allestito un banchetto per un rifornimento - gnocco, pizza e panini, ma anche bibite - che era esclusivo appannaggio del pubblico. Già, il pubblico: proprio in via Emilia Ospizio, in una delle zone più multietniche, si ha per una volta la percezione di una integrazione, anche se forzate. Penso alle badanti che si fermano ai bordi della strada. Oppure al balcone di viale Piave tappezzato di bandiere albanesi: sono i fan del corridore più noto da queste parti, Eugert Zhupa, natali albanesi ma una vita e una carriera di ciclista costruite interamente qui, tra Scandiano e Rubiera. Poi alla fine, in fuga per un bel po’ ci va il luzzarese Mirco Maestri, ma alla fine della fine vince un colombiano. E non si stupisce di ciò l’ex premier Romano Prodi, appassionato di ciclismo e a Reggio per godersi quest’arrivo: «Ai miei tempi - dice sorridendo il professore - i corridori del Giro erano italiani, belgi, olandesi e francesi. Adesso, anche qui, facciamo i conti con la globalizzazione». E siamo al villaggio globale, che poi assomiglia molto al villaggio del Giro alla fine della corsa.
massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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