Gazzetta di Reggio

Reggio

«Corsa rosa, che meraviglia» 

di Gabriele Farina
«Corsa rosa, che meraviglia» 

Tifosi di tutte le età, reggiani e non, concordano: «La città così è molto più bella»

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REGGIO EMILIA. «Meraviglioso». Non risuonano le note dei Negramaro, ma il titolo di una loro canzone è in bocca a tantissime persone che attendono il passaggio del Giro d’Italia. Sono reggiani e non, appassionati e non, ma vedono una città del Tricolore più bella, viva, pulita, salubre che mai.
L’aria di meraviglia attraversa il tempo e lo spazio. Parte dalle prime ore di mattina in viale Isonzo e si trasferisce come un’onda fino al traguardo, in cui alle 17 il colombiano Fernando Gaviria vince in volata. Qualcuno si lamenta per varie ragioni. C’è chi deve andare a lavoro e non può muoversi in auto, chi avrebbe spostato la tappa nel fine settimana. Una reggiana doc si dice entusiasta per il passaggio della dodicesima tappa, ma critica l’aria cittadina perché «è molto triste e non ci sono avvenimenti». In generale, l’impressione è positiva, se non entusiasta.
Il viaggio tra i colori del Giro inizia da un parco del Popolo più silenzioso del solito: effetto del blocco del traffico disposto su viale Isonzo. «Non sembra quasi Reggio – commenta Rita, studentessa universitaria – o in fondo è proprio Reggio perché è una città tranquilla. Il passaggio del Giro è una bella occasione per conoscerla». La ragazza apprezza la città per la possibilità di girare in bici, ma critica la movida cittadina. Si professa appassionata di Pantani prima e di Nibali adesso.
La stessa scelta si ritrova in Cinzia, super-tifosa del percorso in rosa. Già da mezzogiorno è pronta a piazzarsi lungo le transenne di viale Isonzo, macchina fotografica alla mano, per ammirare da vicino la volata dei corridori. «È sempre una bella esperienza – ribadisce lei – anche se ho visto parecchi passaggi del Giro. Il ciclismo è uno sport in cui si vede l’accanimento della gente».
C’è a chi piace anche per il motivo opposto. Una mamma ammette di apprezzare soprattutto «l’atmosfera tranquilla, serafica» che si vive. «È strano vedere come una piccola città come Reggio possa gestire un’organizzazione così – sottolinea Roberta, studentessa – e come ci sia tutto questo movimento. Siamo la città del Tricolore, ma gli italiani spesso non lo sanno. Con il passaggio del Giro si può godere la città: pure io, fossi stata sindaco, avrei autorizzato la tappa».
L’entusiasmo non ha genere. «È splendido avere il Giro in città – assicura Steven, reggiano acquisito – per me come appassionato e come ciclista è il massimo. Apprezzo il ciclismo per la passione, il senso di squadra, l’adrenalina e la strategia. Vincerà Nibali perché tifo per lui, mi piace come persona e ho avuto anche il piacere di stringergli la mano». Lungo la strada s’incontra un fan dell’albanese di Scandiano, Eughert Zupa, 87esimo poi al traguardo. Tra gli aneddoti e gli amarcord una frase condivisa da molti degli intervistati: «viale Isonzo dovrebbe essere sempre così». «È uno spettacolo meraviglioso – conferma Ugo Bellini, ciclista reggiano – e c’è di più: per la terza volta vedo l’arrivo del Giro e tutti gli anni l’organizzazione migliora: è uno spettacolo per la città. Così Reggio viene vista in tutta Europa: la valorizzazione della città passa dal Giro». Tanti gli episodi e i campioni ricordati da Bellini, che lancia anche una proposta: «Si parla soltanto delle droghe dei ciclisti, ma si dovrebbero fare analisi approfondite anche nel calcio».
Ìl mondo del pallone entra anche nei commenti dei più giovani. Gabriele Monti, per esempio, non avrebbe dubbi nel preferire un biglietto della finale di Champions League alla carovana in rosa. «Il Giro è comunque un’esperienza diversa dal solito – riprende lo studente – perché c’è più aria di festa. La vita universitaria non cambia più di tanto». «È molto bello il parcheggio della caserma Zucchi pieno di gente – interviene Lorenzo Parmiggiani, collega del precedente – con persone allegre: è bello per i reggiani e anche per gli universitari. Piace vedere una Reggio che s’impegna e che si mette in mostra».
I più piccoli non sono esclusi dalla festa, anzi. Nel parcheggio stesso, divenuto quartier generale della festa, spopolano le maglie rosa. Le indossano bambine e bambini dai sei anni in su, impegnati in una gimcana organizzata dalle società ciclistiche reggiane. I giovanissimi al traguardo saranno poi tantissimi. Un modenese racconta di aver preso un giorno di ferie per portare il figlio a vedere l’arrivo. Non era sufficiente per lui vedere un rapido passaggio fugace ai piedi della Ghirlandina, ma voleva vivere l’emozione del rush finale. Aveva visto il Giro da bambino e vuole trasmettere la passione al figlio. Come una mamma reggiana al traguardo. Il figlio di tre anni è sulle spalle perché «così almeno lui vede l’arrivo» e oggi lei non può per lavoro.
Tra le mille tinte del pubblico, il rosa è il protagonista e qualcuno lo indossa anche in vistosi occhiali da sole. Come Flora, che regge un vistoso striscione in cui si legge “Sbronzi di Fonzi”. Il ciclista a cui si riferisce (Giuseppe Fonzi) finirà ultimo al traguardo, ma lei festeggia ugualmente. «Una volta ci siamo fatti 15 chilometri a piedi per giungere all’arrivo – ricorda la donna, tra un aneddoto e l’altro – ed è fantastico. I ciclisti non chiedono neanche il prezzo del biglietto e arrivano sotto casa nostra: almeno diamo loro un minimo di forza anche noi».
Una forza che si propaga come una valanga: nasce da un piccolo fiocco di neve, poi cresce via via che la terra s’avvicina. In questo caso, l’incitamento sale man mano che i ciclisti si avvicinano al traguardo. «È la prima volta che vedo il Giro – rivela un reggiano, a fianco della ciclabile in prossimità del traguardo – e ho visto più persone di quante non me ne aspettassi. Fa molto piacere vedere una Reggio così». Tifosi reggiani e parmensi si uniscono nell’incitamento a Enrico Barbin, alfiere della locale Bardiani, ottavo nella volata finale. Un momento in cui anche i grandi tornano piccoli. «È bellissimo – incalza un reggiano – davvero un’emozione pazzesca. La partenza della 13esima tappa sarà vicino al nostro ufficio: veramente bello».
Tuttavia, non c’è rosa senza spine. Le tante vetrine rivestite del colore del Giro in negozi del centro non sono state prese d’assalto. «Stiamo riscontrando qualche negatività – conferma Claudia, studentessa di un gruppo romano che analizza il riscontro dell’evento ciclistico – perché alcuni negozianti sono arrabbiati per la chiusura di qualche strada».

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