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Da Zandegù a Fondriest un coro di elogi «Città ideale per il Giro» 

di Aldo Spadoni
Da Zandegù a Fondriest un coro di elogi «Città ideale per il Giro» 

Il bagnolese Barozzi, nove Giri senza vittorie, reclama per un vecchio fotofinish «Oggi ho visto la fuga di Maestri: se avesse vinto sarebbe stato bellissimo» 

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REGGIO EMILIA . Tanti i personaggi ed ex campioni del pedale nel parterre reggiano del Giro d'Italia tra questi i campioni del mondo Maurizio Fondriest e Alessandro Ballan, oltre agli immancabili del passato, quello delle strade bianche come Danilo Barozzi e Dino Zandegù.
Chi non si stupisce del calore reggiano per il Giro è l’ex professionista Danilo Barozzi, nato e cresciuto a Bagnolo: « Il Giro d'Italia - dice - porta tanto entusiasmo tra la gente e per uno come me che spesso vive di bei ricordi, in quanto il ciclismo mi ha cambiato la vita è un piacere vedere ancora tanta passione. Il ciclismo è cambiato tanto, vedere che i ciclisti ora vengono coccolati e seguiti dall'alba al tramonto senza trascurare nulla mi fa pensare quando durante una tappa ti fermavi in un bar in campagna per bere». Nel suo palmares non ci sono vittorie al Giro. Ma Barozzi non ci sta: «Purtroppo in 9 Giri d'Italia il mio nome non compare ma non per colpa mia: vinsi la tappa Catanzaro-Bari di ben 354 chilometri ma non esistendo il fotofinish venni scippato dalla giuria dopo due ore di discussioni». Poi pensando alla fuga di Maestri aggiunge: «Vedere un reggiano al comando ed i tifosi esultare mi viene in mente quando gareggiavo io, che il prete di Bagnolo organizzava un pullman per seguirmi».
«Veramente una tappa seguita da tantissimi tifosi - dice Alessandro Ballan, campione mondiale a Varese 2008 - nonostante non presentasse particolari difficoltà altimetriche, negli ultimi chilometri del tracciato ho veramente visto una marea di gente a bordo strada». Il Giro dà, il giro prende: «Essere qui al Giro ed in una città bella ed accogliente come Reggio è sempre bellissimo, tanti ricordi piacevoli oltre ad incontrare tanti amici. Poi penso a Reggio e credo che avere due giorni la Corsa Rosa, sia una grande fortuna».
Secondo Maurizio Fondriest, campione mondiale a Renaix nel 1988 la scelta di Reggio «è perfetta per una tappa riservata ai velocisti; vedere tanta gente è certamente segno che il ciclismo in questa terra è ben radicato, poi avere un reggiano al comando ha fatto sì che il pubblico si sia appassionato ed abbia tifato». Secondo Beppe Conti, giornalista della Gazzetta dello Sport ed opinionista Rai) «Reggio è una città stupenda che ha accolto la carovana nel migliore dei modi con cuore e passione come questo sport merita. Questa edizione del Giro d'Italia poi è una delle più incerte degli ultimi anni e soprattutto sino ad oggi ha dimostrato la mondialità di questo sport; non solo più le solite nazioni ad emergere ma tante realtà che solo qualche anno fa nemmeno ce lo potevamo immaginare». Poi aggiunge un ricordo che non c’entra con le due ruote: «Reggio mi riporta ai miei primi anni di giornalismo, quando la Gazzetta dello Sport mi inviò per un Reggiana-Foggia di serie B, ricordo che fu una stagione triste per i granata in quanto a fine anno retrocedettero in serie C. Reggio mi riporta indietro nel tempo anche nel ciclismo, ricordo quella bellissima tappa a cronometro che vide Saronni protagonista, erano gli anni del grande duello con Moser; ricordo anche in quell'occasione una marea di persone lungo il percorso». Poi c’è chi a Reggio ha addirittura tagliato il traguardo alzando le braccia in segno di vittoria: «Reggio - dice Dino Zandegù - mi ricorda una mia bella vittoria nel lontano 1966 quando gareggiavo con la mitica maglia della Bianchi, era la 12° come quella di questa edizione del Giro e si arrivava appena fuori città dopo la partenza da Cesenatico, riuscii a battere Dancelli; oggi ho ritrovato tanti amici ed è sempre un piacere parlare dei tempi passati a 77 anni come me».
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