«Le porte dell’autobus non funzionavano»
Morte di Sylvester: sentito un altro autista che aveva usato lo stesso mezzo della tragedia
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REGGIO EMILIA. Tre giorni dopo la tragica morte del 14enne Sylvester Agyemang alla fermata di viale Piave, un altro autista di Seta ha guidato l’autobus le cui porte non funzionavano a dovere. Un’affermazione fatta ieri, durante l’udienza del processo che vede alla sbarra, per il reato di omicidio colposo e cooperazione colposa, l’autista Giuseppe Picone (32 anni, difeso dagli avvocati Alessandro Sivelli e Nicola Tria), l'ex ad di Seta Filippo Allegra (61 anni, rappresentato dagli avvocati Gianni Zambelli e Marco Malavolta) e il responsabile dell'officina degli automezzi Maurizio Coli (58 anni, difeso sempre dal legale Malavolta). Il collega dell’imputato è stato sentito per un paio d’ore davanti al giudice Alessandra Cardarelli, incalzato dalle domande del sostituto procuratore Stefania Pigozzi. Dopo di questi è stato sentito uno dei responsabili della sicurezza dei mezzi di Seta, oltre a una giovane testimone. La studentessa ha inserito un punto di vista nuovo rispetto ai racconti già sentiti nelle precedenti udienze dagli altri ragazzi presenti nell’autobus o alla fermata di viale Piave. La ragazza, infatti, ha detto che si trovava di fronte alla stazione di Santa Croce quando la porta dell’autobus nel quale si trovava Sylvester si è aperta. Il ragazzino, a sua detta, sembrava non voler uscire. Fatto portato alla mente della testimone dalla resistenza che ai suoi occhi il 14enne stava mostrando finendo però poi fuori dal mezzo. Una caduta che gli è stata fatale dopo aver battuto il capo. Una tragedia avvenuta nel 2014 e che per ora ha portato al risarcimento di 1,5 milioni di euro alla famiglia del ragazzino morto sotto gli occhi degli studenti reggiani. Alla prossima udienza verranno sentiti gli addetti alla manutenzione dei mezzi, testimoni chiave per poter capire qual era lo stato degli autobus, contestato dall’accusa. (e.l.t.)
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