IN REGIONE
Stretta sui furbetti del cartellino
Il nuovo regolamento: ogni uscita va timbrata, anche per fumare
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REGGIO EMILIA. Sigaretta col cronometro, marca-tempo all'entrata della buvette, tempi stabiliti per spostarsi da una sede all'altra e “dress code”. Scottata dal caso Ibc, la Regione Emilia-Romagna stringe le maglie dei controlli sui propri dipendenti, mettendo in campo anche l'utilizzo delle telecamere in caso di comportamento illecito.
È tutto scritto nel nuovo documento stilato dall'amministrazione di viale Aldo Moro che riguarda la regolamentazione dell'attestazione di presenza al lavoro e le modalità dei controlli sul personale.
Il principio cardine è che qualunque assenza dal posto di lavoro, sia per motivi di servizio sia per eventuali pause, va comunicata e attestata. In molti casi, si tratta di obblighi già previsti per il personale che nel documento vengono meglio esplicitati, perché «non compiutamente disciplinati dalla precedente normativa». In altri casi, sono vere e proprie «novità in relazione alle uscite per servizio e alle pause brevi».
I controlli saranno fatti dai responsabili di ogni servizio e periodicamente, almeno sei volte all'anno, selezionando a caso il 20% dei dipendenti assegnati alla struttura, «oltre a coloro che nell'ultimo mese hanno effettuato più di un inserimento manuale di timbrature in uscita».
Nel caso dei dipendenti in telelavoro, il controllo verrà fatto via telefono. Il dirigente dovrà verificare la corrispondenza tra la presenza in ufficio e le registrazioni del badge. L
L'eventuale assenza dovrà essere giustificata, altrimenti scatta la contestazione disciplinare. E in caso di comportamenti illeciti, «potranno essere acquisite le immagini della telecamera (ove presente) puntata sull'uscita». Non solo. La Regione «valuterà l'opportunità di installare ulteriori impianti di videosorveglianza».
Diverse le reazioni a questa “stretta”. Con il M5s che ironizza: «Evidentemente a Bonaccini non è bastato il primo tapiro d'oro». E se Cgil e Cisl sono concordi nell’affermare come non vada alimentato «un clima di caccia alle streghe», la Uil parla di «controlli asfissianti».
È tutto scritto nel nuovo documento stilato dall'amministrazione di viale Aldo Moro che riguarda la regolamentazione dell'attestazione di presenza al lavoro e le modalità dei controlli sul personale.
Il principio cardine è che qualunque assenza dal posto di lavoro, sia per motivi di servizio sia per eventuali pause, va comunicata e attestata. In molti casi, si tratta di obblighi già previsti per il personale che nel documento vengono meglio esplicitati, perché «non compiutamente disciplinati dalla precedente normativa». In altri casi, sono vere e proprie «novità in relazione alle uscite per servizio e alle pause brevi».
I controlli saranno fatti dai responsabili di ogni servizio e periodicamente, almeno sei volte all'anno, selezionando a caso il 20% dei dipendenti assegnati alla struttura, «oltre a coloro che nell'ultimo mese hanno effettuato più di un inserimento manuale di timbrature in uscita».
Nel caso dei dipendenti in telelavoro, il controllo verrà fatto via telefono. Il dirigente dovrà verificare la corrispondenza tra la presenza in ufficio e le registrazioni del badge. L
L'eventuale assenza dovrà essere giustificata, altrimenti scatta la contestazione disciplinare. E in caso di comportamenti illeciti, «potranno essere acquisite le immagini della telecamera (ove presente) puntata sull'uscita». Non solo. La Regione «valuterà l'opportunità di installare ulteriori impianti di videosorveglianza».
Diverse le reazioni a questa “stretta”. Con il M5s che ironizza: «Evidentemente a Bonaccini non è bastato il primo tapiro d'oro». E se Cgil e Cisl sono concordi nell’affermare come non vada alimentato «un clima di caccia alle streghe», la Uil parla di «controlli asfissianti».
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