dopo le indagini
Va a processo la dipendente “infedele” della procura
REGGIO EMILIA. Avrebbe potuto informare un allenatore di basket di essere indagato per abusi sessuali. Lo ha fatto perché amica dell’uomo e al contempo impiegata amministrativa della procura di...
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REGGIO EMILIA. Avrebbe potuto informare un allenatore di basket di essere indagato per abusi sessuali. Lo ha fatto perché amica dell’uomo e al contempo impiegata amministrativa della procura di Reggio Emilia. Un’accusa che ha portato ora a processo Tiziana De Mitri, commessa tutt’ora regolarmente in forze alla procura ma sottoposta al procedimento penale, difesa dall’avvocato Enrico Della Capanna, e che dopo il rinvio a giudizio ha visto ieri la richiesta di conferimento di incarico a un perito sull’accesso abusivo dei dati. Un’udienza avvenuta davanti al giudice Luca Ramponi, alla presenza del sostituto procuratore Claudio Santangelo. L’allenatore finito alla sbarra è un 45enne accusato di tre episodi di palpeggiamenti e filmini hard avvenuti, secondo un ragazzino, nel solaio-ufficio dell’abitazione del coach che lo aiutava a fare i compiti. Nei confronti dell'imputato l'accusa aveva chiesto una condanna a sei anni di carcere, contro l’assoluzione piena sostenuta dalla difesa.
Nelle more del processo, però, è venuta fuori la vicenda legata alla dipendente della procura, accusata ora di rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Le indagini a suo carico erano state chiuse a Bologna. La commessa, considerata una amica dell’allenatore, aveva controllato in via abusiva il registro informatico nel quale sono custodite le generalità degli indagati e le eventuali richieste di misure cautelari. Passaggi contenuti nel capo di imputazione. L’accusa ritiene che l’impiegata avrebbe effettuato anche un accesso nel registro informatico segreto della procura. Informazioni sensibili che avrebbero potuto agevolare l’allenatore imputato nel procedimento che era in corso. (e.l.t.)
Nelle more del processo, però, è venuta fuori la vicenda legata alla dipendente della procura, accusata ora di rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Le indagini a suo carico erano state chiuse a Bologna. La commessa, considerata una amica dell’allenatore, aveva controllato in via abusiva il registro informatico nel quale sono custodite le generalità degli indagati e le eventuali richieste di misure cautelari. Passaggi contenuti nel capo di imputazione. L’accusa ritiene che l’impiegata avrebbe effettuato anche un accesso nel registro informatico segreto della procura. Informazioni sensibili che avrebbero potuto agevolare l’allenatore imputato nel procedimento che era in corso. (e.l.t.)
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