A Reggio 20mila salutano il Giro
di Gabriele Farina
Un tripudio di emozioni per la ripartenza della corsa rosa Il sindaco Vecchi: «Festa di sport». I tifosi: «Uno spettacolo»
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REGGIO EMILIA. Il Giro in una piazza. Entusiasta e caloroso, il pubblico reggiano saluta la partenza della carovana rosa davanti al municipio. Sono le 13.20 e gli occhi di migliaia di persone sono rivolti ai 186 ciclisti che scattano davanti ai loro sguardi estasiati.
Li hanno aspettati per ore nella calura di piazza Prampolini, assiepati davanti alle transenne o accalcati sotto il palco su cui man mano i corridori salgono per iscriversi alla 13esima tappa del centesimo Giro d’Italia.
«È una grande festa popolare e dello sport», rimarca il sindaco Luca Vecchi, le spalle alla statua del Crostolo, il volto a migliaia di persone. Gli organizzatori ne stimano 20mila, coinvolti da 15 eventi a sfondo rosa. Il colore del Giro ondeggia su 100 fili luminosi, risplende in 300 vetrine e passa di mano con 10mila depliant.
Vecchi poi sventola la bandiera per il via. Cade qualche goccia di pioggia e gli scrosci crescono d’intensità dopo la partenza. L’improvviso, breve acquazzone non può raffreddare l’emozione dei tifosi. Gli ombrelli si aprono con una mano perché l’altra continui a riprendere con i cellulari. Qualche ragazza osserva sulle spalle del compagno o di un amico, così come in un concerto rock. E il circuito in rosa trasporta, fa ballare.
I primi a essere coinvolti sono i più piccoli. Dalla scuola d’infanzia “8 marzo” provengono i più giovani ciclisti della giornata. Hanno tre anni, indossano caschetti, vestono maglie bianche e rosa con un numero sulle spalle, percorrono il tragitto da piazza della Vittoria a piazza Prampolini in bici. «Viviamo tutti i giorni l’idea della sostenibilità a scuola – racconta l’insegnante Maura Rabacchi mentre i piccoli danzano – e c’è tantissima emozione, in loro come in noi. I bambini sono stati premiati dopo aver fatto un giro, partito dalla fontana della nostra città. Loro ci dicono che quando giri in bici puoi sentire l’aria nei capelli, sei più felice, hai pure il tempo di vedere di più i luoghi».
L’emozione non ha età. «È la prima volta che vedo una partenza – confessa Tullio Carra – e ho la pelle d’oca». Bardato da pedalatore e in sella, il ciclista di Guastalla ha i capelli bianchi e la voglia di lasciarsi coinvolgere come quando aveva 13 anni, l’età in cui ha iniziato a pedalare.
Studentesse universitarie sono Laura Zilioli e Sara Sighinolfi, trascinate in piazza dalle note. «La musica si sentiva fino all’università», confessa la prima, giunta dall’ex caserma Zucchi. Il luogo aveva ospitato il giorno prima il quartier generale della festa rosa, suddiviso ieri tra piazza della Vittoria e l’area davanti al municipio. «Il Giro è un evento bello e divertente – riprende la seconda – almeno in città c’è qualcosa di diverso». Una diversità che si respira dappertutto: appoggiati a una transenna, seduti al bar o in edicola, affacciati sui balconi. «Avevo già visto una partenza – conclude il novellarese Gianni Tondelli – ma ogni volta è un’emozione».
Li hanno aspettati per ore nella calura di piazza Prampolini, assiepati davanti alle transenne o accalcati sotto il palco su cui man mano i corridori salgono per iscriversi alla 13esima tappa del centesimo Giro d’Italia.
«È una grande festa popolare e dello sport», rimarca il sindaco Luca Vecchi, le spalle alla statua del Crostolo, il volto a migliaia di persone. Gli organizzatori ne stimano 20mila, coinvolti da 15 eventi a sfondo rosa. Il colore del Giro ondeggia su 100 fili luminosi, risplende in 300 vetrine e passa di mano con 10mila depliant.
Vecchi poi sventola la bandiera per il via. Cade qualche goccia di pioggia e gli scrosci crescono d’intensità dopo la partenza. L’improvviso, breve acquazzone non può raffreddare l’emozione dei tifosi. Gli ombrelli si aprono con una mano perché l’altra continui a riprendere con i cellulari. Qualche ragazza osserva sulle spalle del compagno o di un amico, così come in un concerto rock. E il circuito in rosa trasporta, fa ballare.
I primi a essere coinvolti sono i più piccoli. Dalla scuola d’infanzia “8 marzo” provengono i più giovani ciclisti della giornata. Hanno tre anni, indossano caschetti, vestono maglie bianche e rosa con un numero sulle spalle, percorrono il tragitto da piazza della Vittoria a piazza Prampolini in bici. «Viviamo tutti i giorni l’idea della sostenibilità a scuola – racconta l’insegnante Maura Rabacchi mentre i piccoli danzano – e c’è tantissima emozione, in loro come in noi. I bambini sono stati premiati dopo aver fatto un giro, partito dalla fontana della nostra città. Loro ci dicono che quando giri in bici puoi sentire l’aria nei capelli, sei più felice, hai pure il tempo di vedere di più i luoghi».
L’emozione non ha età. «È la prima volta che vedo una partenza – confessa Tullio Carra – e ho la pelle d’oca». Bardato da pedalatore e in sella, il ciclista di Guastalla ha i capelli bianchi e la voglia di lasciarsi coinvolgere come quando aveva 13 anni, l’età in cui ha iniziato a pedalare.
Studentesse universitarie sono Laura Zilioli e Sara Sighinolfi, trascinate in piazza dalle note. «La musica si sentiva fino all’università», confessa la prima, giunta dall’ex caserma Zucchi. Il luogo aveva ospitato il giorno prima il quartier generale della festa rosa, suddiviso ieri tra piazza della Vittoria e l’area davanti al municipio. «Il Giro è un evento bello e divertente – riprende la seconda – almeno in città c’è qualcosa di diverso». Una diversità che si respira dappertutto: appoggiati a una transenna, seduti al bar o in edicola, affacciati sui balconi. «Avevo già visto una partenza – conclude il novellarese Gianni Tondelli – ma ogni volta è un’emozione».
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