EnCor, il Comune di Correggio mette in vendita le caserme
Il piano per far fronte al buco da 11 milioni entra nel vivo con le due gare per cedere le sedi dei carabinieri e della Finanza
CORREGGIO. AAA vendesi due caserme, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza, al prezzo di due milioni di euro. Con i militari all’interno, però, e l’obbligo di mantenere i contratti di affitto e la destinazione d’uso. La vendita è disposta dal Comune a causa della necessità di reperire fondi per ripianare la voragine di debiti (quasi 11 milioni di euro) provocati da En.Cor, l’ex municipalizzata fallita.
L’amministrazione comunale ha pubblicizzato avvisi d’asta riguardanti due fabbricati: il primo è la Tenenza della Guardia di Finanza situata in via Jesi 6, in pieno centro storico, a due passi dal convitto Corso, per una superficie di 681 metri quadrati, importo base di 550mila euro (più Iva e tasse di legge); il secondo immobile è in via Fosse Ardeatine 3, ben 2.584 metri quadrati, compresi i beni mobili, con importo base di 1,5 milioni (sempre più Iva e tasse).
Quest’ultima è l’ampia caserma dei carabinieri, inaugurata nel 2007 dal sindaco Marzio Iotti, all’epoca non ancora travolto dalla valanga En.Cor. Per entrambe le gare, predisposte dall’Area amministrativa del Comune e consultabili all’Albo pretorio online, il termine per presentare offerte all’Urp è fissato al 3 giugno 2017: l’apertura delle buste si svolgerà il 5 giugno in municipio.
Si tratta del famoso piano alienazioni, resosi necessario per far fronte «a bilanci impegnativi e nel caso di Correggio alla gestione particolare legata alle sentenze onerose per il caso En.Cor – spiega il sindaco Ilenia Malavasi –. Si tratta di una scelta politica meditata: ne abbiamo discusso a lungo in consiglio comunale.
Per onorare gli impegni presi con le banche, derivanti dalle sentenze su En.Cor che ci hanno visto soccombere (il riferimento è alla bocciatura della Corte dei Conti e agli accordi transattivi con le banche che detengono l’89% del debito En.Cor: Banco Popolare per 2,5 milioni e Banca San Felice per 8,9 milioni), noi avevamo due strade: o aumentare le tasse ai cittadini o alienare beni di proprietà comunale, senza intaccare i servizi fondamentali che l’ente locale è obbligato ad erogare. Credo che in questo momento non si possano aumentare le tasse».
Quindi via libera all’incasso del lungo elenco stilato, partito a gennaio scorso con l’asta della moschea: questa è la seconda e più consistente tranche. Con la consapevolezza che il cammino è tutt’altro che immediato.
«Il percorso durerà almeno tre anni e correrà su un doppio binario: da un lato razionalizzazione e risparmio (nel 2016 abbiamo chiuso il bilancio con un avanzo superiore ai 3 milioni, anche quelli serviranno per En.Cor), dall’altra l’alienazione del patrimonio immobiliare».
Un’operazione che Malavasi, vicepresidente in Provincia, definisce fotocopia rispetto a quanto ha fatto Palazzo Allende «con la caserma provinciale dei carabinieri di corso Cairoli». Resta il fatto, però, che la manovra è un unicum nel panorama dei Comuni reggiani e che i due bandi, essendo vincolati alla destinazione d’uso, presentano paletti particolari.
«In entrambi i contenitori immobiliari dovranno essere mantenuti la destinazione d’uso attuale e i contratti di affitto in essere: chi acquisirà il bene subentrerà al Comune alle stesse condizioni e avrà l’obbligo di mantenere contratti d’affitto e canoni – prosegue Malavasi –. Il contenuto resterà immutato, cambierà solo la proprietà delle mura: la sicurezza sarà salvaguardata. In questo modo il Comune si libererà anche degli oneri di manutenzione, soprattutto per la Tenenza, che saranno a carico dell’acquirente».
La domanda sorge spontanea: che interesse può avere un privato a sborsare cifre così elevate senza poter disporre liberamente dell’immobile? «Se l’acquirente sarà un privato, farà un investimento redditizio, visto che chi subentrerà continuerà ad incassare un affitto annuale pari a 64mila euro per i carabinieri e 33mila euro per i finanzieri».
Viste le premesse, il buon senso fa pensare ad interessamenti, più che di privati, da parte di gruppi immobiliari o istituti di credito. Lo si vedrà quando si apriranno le buste, tra quindici giorni, della prima asta.
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