Tasse, il fisco chiede al vice presidente di Iren 80mila euro
Reggio Emilia, Ettore Rocchi paga per Irpef e Iva non versate nel 2012 (più sanzioni). Poi perde il ricorso per la rateizzazione
REGGIO EMILIA. L’Agenzia delle Entrate non fa sconti a nessuno. Ne è prova l’iscrizione a ruolo per Irpef e Iva non versate per l’anno di imposta del 2012 nei confronti di Ettore Rocchi.
L’avvocato, professore e vice presidente di Iren, si è visto richiedere il pagamento di ben 82mila euro tra imposte dovute, relative sanzioni e interessi. Una contestazione che secondo Loretta Montanari, consulente fiscale di Rocchi, non è frutto di un’elusione bensì di un mero errore nella dichiarazione dei redditi del 2012.
«Io le tasse le pago tutte» ci tiene a far sapere infatti Rocchi una volta raggiunto al telefono, girando poi la questione alla professionista che ha seguito la vicenda e il successivo ricorso in commissione tributaria, intentato dopo la decadenza della rateizzazione delle cartelle di pagamento.
«Il professore ha dichiarato tutti i redditi quell’anno come tutti gli altri anni, anche perché sono tutti certificati da ritenuta acconto – afferma la commercialista modenese – si trattava di ratificare nella dichiarazione delle trattenute non arrivate».
La cifra richiesta a Rocchi è conforme ai suoi redditi, derivanti da Iren ma anche da altri ricavi dichiarati. In pratica l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate ha rilevato l’errore nella considerazione di alcune trattenute, spiega la commercialista, che hanno portato poi al calcolo della maggiore imposta. Aggiunte la sanzioni e gli interessi si è arrivati a oltre 80mila euro, cifra non contestata da Rocchi che, anzi, ha voluto subito pagare.
Da lì, però, è sorto poi un altro problema non di poco conto, al quale l’avvocato ha dovuto far fronte suo malgrado. Per saldare quanto dovuto - una cifra non di poco conto - Rocchi ha chiesto la possibilità di pagare tramite venti rate trimestrali. Una questione giunta pochi mesi fa davanti alla commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia perché il ritardo nel versamento della prima rata – saldata oltre il settimo giorno – ha fatto decadere la possibilità di rateizzazione.
Fatto che ha costretto alla presentazione di un ricorso da parte di Rocchi stesso, poi respinto nel dicembre del 2016 dalla commissione tributaria. Rocchi, a causa di motivi personali, aveva pagato la prima rata l’undicesimo giorno dopo il termine, provvedendo a regolarizzare il pagamento tramite il cosiddetto «ravvedimento operoso», come spiega Montanari.
Secondo la direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, però, il manager reggiano - presidente anche della controllata Iren Rinnovabili, sempre del Gruppo Iren - ha perso il diritto al pagamento rateale del debito di imposta perché questo doveva avvenire entro il settimo giorno dalla scadenza, pena infatti la decadenza del beneficio che ha fatto iscrivere a ruolo il debito.
«Avevamo motivato il ritardo nel pagamento della prima rata sottolineando poi che le altre erano state pagate – dice Montanari – si trattava di riconoscere il cosiddetto “lieve inadempimento”».
Un ricorso infondato secondo i giudici e quindi respinto dalla commissione. «Una rigidità della norma - avverte la consulente - Poi ci è giunta in aiuto la rottamazione delle cartelle introdotta dal governo Renzi che ci ha permesso la rateizzazione cancellando peraltro le precedenti sanzioni».
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