Gazzetta di Reggio

Reggio

«Voltare pagina: il Pd cerca volti nuovi» 

di Andrea Vaccari
«Voltare pagina: il Pd cerca volti nuovi» 

Roberta Ibattici, tutor del partito nel Comune della Bassa: «Lo scioglimento? Capisco il disorientamento dei cittadini»

4 MINUTI DI LETTURA





BRESCELLO. Come sta affrontando il Partito democratico di Brescello la lunga fase del post scioglimento? Affrontiamo il tema con Roberta Ibattici, responsabile organizzativa del Pd reggiano che da diverse settimane segue da vicino l'attività della sezione brescellese. Un momento molto delicato per il paese nel quale il partito vuole recitare una parte importante e ritrovarsi dopo questi mesi difficili.
Ibattici, con quale obiettivo il direttivo provinciale del Pd ha inviato lei e altre figure a Brescello?
«Seguire da vicino una comunità che vive un momento difficile e non deve essere lasciata sola».
In che condizioni ha trovato il partito brescellese, reduce dalle divisioni successive alla “spaccatura” del caso Coffrini?
«Molto dolore e dubbi, ma anche tanta voglia di rimboccarsi le maniche e di fare, ricominciare a parlare di quello che serve al paese, sul fronte della legalità democratica e per migliorare la qualità della vita dei cittadini».
Quali responsabilità ha avuto il partito, in ambito locale e provinciale, su quanto accaduto? Si sarebbe potuto gestire meglio la vicenda?
«I sindaci Pd hanno preso fin da subito una posizione molto netta sulla vicenda. Il Pd provinciale ha scelto la via del dialogo grazie alla quale ex amministratori ed iscritti hanno capito la situazione. Non sono passaggi facili. C'è ancora chi fatica a comprendere la gravità della situazione che si era creata. La presenza della ’ndrangheta al Nord era chiara da tempo. Non la sua capacità di essere così pervasiva. Certo c’è chi, dentro e fuori il Pd, aveva, spesso per storia personale, capito prima di altri. Li pensavamo relegati ad alcuni contesti, avevamo in mente alcuni stereotipi. Dal traffico di droga al mondo delle scommesse. Non è così. Aemilia ci dice che servono occhiali con lenti più potenti. Questi vanno in giro con il commercialista, il geometra, comprano società di calcio, sponsorizzano eventi. E' una presenza più subdola perchè magari si mostra con la faccia di chi si offre per risolverti un problema, ma sotto è la solita melma nauseabonda che tenta di infilarsi un po' ovunque se trova aperture o sponde».
Dopo aver assistito ad alcuni incontri pubblici, che idea si è fatta della reazione della comunità brescellese al provvedimento di scioglimento?
«Capisco il disorientamento di molti brescellesi, un giorno ti svegli e non ti riconosci allo specchio, nell’immagine che gli altri danno di te, non riconosci la tua storia. Io prendo le distanze sia da chi nega o minimizza la presenza della ’ndrangheta, che da chi sembra vederla solo a Brescello. Brescello è un pezzo di un problema, di una trama di illegalità molto più vasta, e che investe innanzitutto il mondo economico. Aemilia sta dimostrando che gli uomini, affari, i tanti denari corrosivi delle cosche malavitore sono ovunque, in provincia come in regione e oltre.
Il comune di Rivarolo Canavese ai confini con la Val D'Aosta è stato sciolto per pericolo di infiltrazioni ai piedi delle Alpi, per dire. Brescello è sempre stata una comunità molto aperta e solidale. Tante le associazioni ed i legami sociali. Non è facile gestire relazioni in un paese di 5.600 abitanti in cui le famiglie di persone coinvolte in fatti di 'ndrangheta le trovi davanti a scuola a prendere i figli, dal dottore, in piazza per le feste».
Crede che il partito possa recuperare la fiducia degli elettori? In che modo?
«Il partito vuole contribuire a costruire il futuro del paese con tutti i brescellesi che sono pronti a fare la loro parte. Le manifestazioni antimafia in piazza e sui giornali, fatte da chi arriva da fuori con i megafoni non servono. Anzi, sono controproducenti. Danno visibilità mediatica a chi le propone, ma non aiutano a intavolare con i cittadini una discussione che abbia per loro un senso. Davanti a queste posizioni “urlate” ci si richiude a riccio. Non ci sono scorciatoie, né eventi risolutori. C’è un lavoro difficile e quotidiano di confronto, in cui si tenta di ricostruire una storia comune».
Avete in programma delle iniziative specifiche?
«Avevamo già organizzato a Brescello una serie di incontri per riflettere insieme sul significato del commissariamento e per dare qualche strumento di lettura in più rispetto al processo Aemilia e ciò che è accaduto in questi anni nei nostri territori.
Tra poco lanceremo una serie di iniziative tematiche in cui parlare di problemi e opportunità per il paese. Ad esempio sul rilancio dell’attività turistica. Brescello ha bisogno di ricominciare a declinare parole al futuro, per non restare intrappolata nelle proprie lacerazioni. Parlare di futuro appunto aiuta».
State già pensando a quale assetto assumere in vista delle prossime elezioni?
«Cerco di ragionare prima di tutto in termini di legalità democratica, mi interessa che ci siano forze sane in competizione. Gli elettori decideranno come credono, sulla base della qualità di ciò che verrà loro proposto e sulla base della serietà e credibilità delle persone che porteranno avanti quelle proposte. Non c’è assetto, ma ci sono alcuni punti fermi. Voltare pagina, aprire a persone nuove che si vogliano mettere in gioco per il bene della propria comunità, nessun meccanismo automatico di rappresentanza “etnica”, impegno massimo perché la macchina comunale funzioni al meglio - non ci possono essere ombre – in continuità con il lavoro che stanno facendo i commissari, che forse è ancora poco visibile ma prezioso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google