A caccia di ferro nell’ex caseificio
In tre avevano già caricato una tonnellata di metallo ma sono stati scoperti e arrestati dai carabinieri
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REGGIO EMILIA. Ancora una “banda del ferro” in azione, ma questa volta il furto è stato sventato grazie al pronto intervento del titolare dello stabile preso di mira e dei carabinieri reggiani. È accaduto venerdì mattina all'ex caseificio “La Grande” di Massenzatico, in via Beethoven. Qui, pensando di non essere visti e convinti di poter agire in tutta tranquillità, tre ladri hanno deciso di colpire. La banda, alle prime ore del mattino, si è avvicinata all'ex caseificio di Massenzatico a bordo di un furgone, necessario per caricare la refurtiva.
Una volta giunti davanti allo stabile i tre hanno rotto le catene in metallo che serravano il cancello d'ingresso all'edificio e si sono messi alla ricerca del metallo da poter rivendere, certi di trovare materiale in abbondanza. Certezza confermata quando la banda ha messo le mani su un centinaio di puntelli in ferro, di quelli che si usano nell'edilizia, per un peso complessivo di circa una tonnellata.
Un bottino che avrebbe garantito loro una discreta somma, considerando il valore di acquisto da parte di un rottamatore: il ferro viene venduto a circa 4 euro al chilo e la banda avrebbe potuto ottenere la metà di questo valore, più o meno duemila euro. I tre hanno quindi caricato i puntelli sul furgone ma, proprio mentre si apprestavano a uscire dal cancello, sul posto è sopraggiunto il titolare dello stabile.
La reazione dell'uomo è stata immediata: ha visto i tre, ha capito quello che stava accadendo e con la sua macchina ha bloccato l'uscita del caseificio, intrappolando la banda all'interno. Quindi ha chiamato i carabinieri che, intervenuti in pochi minuti, hanno arrestato i malviventi in flagranza di reato.
Gli arrestati sono Rocco Demaio, 43enne di origini calabresi, Antonio Cerqua, 54enne originario di Giuliano in Campania e Andrea Orlandini, 34enne reggiano. Tutti e tre sono residenti a Reggio Emilia. I tre, processati per direttissima, sono stati condannati a quattro mesi di reclusione e al pagamento di 200 euro di ammenda, pena sospesa.
Il furto di metallo, e soprattutto di rame, è un fenomeno che nel reggiano non si è mai arrestato ed è sempre stato alto e costante. Si tratta infatti di una pratica piuttosto "semplice" per i ladri, che con pochi rischi riescono a ottenere discrete somme. Soprattutto nel caso del cosiddetto "oro rosso", molto più costoso rispetto al ferro.
Una pratica, questa, che secondo le statistiche dell'Arma vede il suo incremento da circa due anni, in coincidenza con l'acuirsi della crisi economica. Ma avere una cifra precisa dei furti di questo tipo non è facile.
Molti, spesso, non denunciano nemmeno ma si limitano a cambiare, per esempio, le grondaie rubate da un condominio o da una chiesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una volta giunti davanti allo stabile i tre hanno rotto le catene in metallo che serravano il cancello d'ingresso all'edificio e si sono messi alla ricerca del metallo da poter rivendere, certi di trovare materiale in abbondanza. Certezza confermata quando la banda ha messo le mani su un centinaio di puntelli in ferro, di quelli che si usano nell'edilizia, per un peso complessivo di circa una tonnellata.
Un bottino che avrebbe garantito loro una discreta somma, considerando il valore di acquisto da parte di un rottamatore: il ferro viene venduto a circa 4 euro al chilo e la banda avrebbe potuto ottenere la metà di questo valore, più o meno duemila euro. I tre hanno quindi caricato i puntelli sul furgone ma, proprio mentre si apprestavano a uscire dal cancello, sul posto è sopraggiunto il titolare dello stabile.
La reazione dell'uomo è stata immediata: ha visto i tre, ha capito quello che stava accadendo e con la sua macchina ha bloccato l'uscita del caseificio, intrappolando la banda all'interno. Quindi ha chiamato i carabinieri che, intervenuti in pochi minuti, hanno arrestato i malviventi in flagranza di reato.
Gli arrestati sono Rocco Demaio, 43enne di origini calabresi, Antonio Cerqua, 54enne originario di Giuliano in Campania e Andrea Orlandini, 34enne reggiano. Tutti e tre sono residenti a Reggio Emilia. I tre, processati per direttissima, sono stati condannati a quattro mesi di reclusione e al pagamento di 200 euro di ammenda, pena sospesa.
Il furto di metallo, e soprattutto di rame, è un fenomeno che nel reggiano non si è mai arrestato ed è sempre stato alto e costante. Si tratta infatti di una pratica piuttosto "semplice" per i ladri, che con pochi rischi riescono a ottenere discrete somme. Soprattutto nel caso del cosiddetto "oro rosso", molto più costoso rispetto al ferro.
Una pratica, questa, che secondo le statistiche dell'Arma vede il suo incremento da circa due anni, in coincidenza con l'acuirsi della crisi economica. Ma avere una cifra precisa dei furti di questo tipo non è facile.
Molti, spesso, non denunciano nemmeno ma si limitano a cambiare, per esempio, le grondaie rubate da un condominio o da una chiesa.
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