«Facoltà umanistiche? A numero chiuso
di Gabriele Farina
Il rettore Andrisano interviene sulla “guerra dei dipartimenti” con Solinas e rilancia: «Un’idea che piace agli imprenditori»
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REGGIO EMILIA. «Occorrerebbe mettere a numero chiuso le facoltà umanistiche del nostro ateneo». Se un insegnante dell’università di Modena e Reggio dicesse ciò, tanti studenti delle scuole superiori reggiane si preoccuperebbero.
Infatti, saprebbero di dover studiare d’estate sia per Medicina e Professioni Sanitarie, corsi di laurea in cui ci sono già i test d’ingresso, sia per Scienze dell’Educazione o Scienze della Cultura, dove l’accesso è libero. Questi sono soltanto due dei percorsi che diventerebbero a numero chiuso, se il desiderio di Angelo Oreste Andrisano diventasse realtà.
Già, perché è lo stesso rettore di Unimore a lanciare l’idea. Andrisano parte da una domanda sulla “guerra tra dipartimenti” con Giovanni Solinas (direttore del dipartimento di Economia) per rilanciare. «La protesta di Economia per i troppi fondi che l'Università avrebbe dato a Ingegneria? – commenta Andrisano – I problemi sono altri: ad esempio, se fosse possibile, occorrerebbe mettere a numero chiuso le facoltà umanistiche del nostro ateneo».
La domanda sorge spontanea: perché? In diverse parti d’Italia, i tribunali amministrativi regionali si sono espressi contro il numero chiuso, in casi in cui era già previsto. A Palermo, dallo scorso anno accademico, l’ateneo è andato nella direzione opposta, “liberando” l’accesso a 16 corsi di laurea. A Milano, una settimana fa, gli studenti delle facoltà umanistiche hanno svolto le lezioni all’aperto contro l’introduzione del numero chiuso.
A spiegare l’idea è lo stesso rettore. «In questi giorni – prosegue Andrisano – ho letto interviste all'ex premier Prodi e al presidente degli industriali dell'Emilia Romagna Alberto Vacchi che predicavano di formare tecnici e ingegneri. Io stesso nei giorni scorsi ho fatto un incontro a Vignola con imprenditori modenesi che mi chiedevano lo stesso. Certo, è complesso pensare a un numero chiuso, ma detto in generale sarebbe meglio formare cinquanta filosofi piuttosto che quattrocento che poi faticano a trovare lavoro. Il problema di questi tanti studenti è complesso altrove: servirebbe un lavoro nelle scuole superiori con cui gli istituti possano illustrare come la matematica e le materie tecniche siano belle e utili». Il desiderio espresso da Andrisano, docente d’Ingegneria, non si tramuterà in realtà, almeno a breve. Dovrà passare, in caso, dal Senato accademico, il cui “peso effettivo” è stato criticato da Solinas.
Infatti, saprebbero di dover studiare d’estate sia per Medicina e Professioni Sanitarie, corsi di laurea in cui ci sono già i test d’ingresso, sia per Scienze dell’Educazione o Scienze della Cultura, dove l’accesso è libero. Questi sono soltanto due dei percorsi che diventerebbero a numero chiuso, se il desiderio di Angelo Oreste Andrisano diventasse realtà.
Già, perché è lo stesso rettore di Unimore a lanciare l’idea. Andrisano parte da una domanda sulla “guerra tra dipartimenti” con Giovanni Solinas (direttore del dipartimento di Economia) per rilanciare. «La protesta di Economia per i troppi fondi che l'Università avrebbe dato a Ingegneria? – commenta Andrisano – I problemi sono altri: ad esempio, se fosse possibile, occorrerebbe mettere a numero chiuso le facoltà umanistiche del nostro ateneo».
La domanda sorge spontanea: perché? In diverse parti d’Italia, i tribunali amministrativi regionali si sono espressi contro il numero chiuso, in casi in cui era già previsto. A Palermo, dallo scorso anno accademico, l’ateneo è andato nella direzione opposta, “liberando” l’accesso a 16 corsi di laurea. A Milano, una settimana fa, gli studenti delle facoltà umanistiche hanno svolto le lezioni all’aperto contro l’introduzione del numero chiuso.
A spiegare l’idea è lo stesso rettore. «In questi giorni – prosegue Andrisano – ho letto interviste all'ex premier Prodi e al presidente degli industriali dell'Emilia Romagna Alberto Vacchi che predicavano di formare tecnici e ingegneri. Io stesso nei giorni scorsi ho fatto un incontro a Vignola con imprenditori modenesi che mi chiedevano lo stesso. Certo, è complesso pensare a un numero chiuso, ma detto in generale sarebbe meglio formare cinquanta filosofi piuttosto che quattrocento che poi faticano a trovare lavoro. Il problema di questi tanti studenti è complesso altrove: servirebbe un lavoro nelle scuole superiori con cui gli istituti possano illustrare come la matematica e le materie tecniche siano belle e utili». Il desiderio espresso da Andrisano, docente d’Ingegneria, non si tramuterà in realtà, almeno a breve. Dovrà passare, in caso, dal Senato accademico, il cui “peso effettivo” è stato criticato da Solinas.
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