«Reggio Emilia, il Giro ispiri un nuovo modello»
di PAOLO BEDOGNI*
L’architetto Bedogni elogia l’organizzazione per la corsa rosa: «Auto in garage, Reggio è pronta»
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Il dibattito aperto dalla Gazzetta su ciò che resta del “modello Reggio” si arricchisce oggi di un nuovo intervento.
di PAOLO BEDOGNI*
Dal Giro d’Italia al giro con la bici dei reggiani. Questo è l’insegnamento che possiamo trarre dalla due giorni di “tappa”. Ogni bel risultato ha un prezzo che la comunità e i singoli cittadini possono accollarsi. L’importante sempre, come nello sport, che “il gioco ne valga la candela”. Ho seguito, rigorosamente in bicicletta, i vari montaggi lungo i nostri viali intorno al centro.
Una macchina organizzativa bella a vedersi, tra squadre specializzate, polizia municipale e professionisti del team degli uffici comunali. Una sorta di “Ufficio di piano” di strada. Vorrei soffermarmi su questo aspetto del “lavoro di squadra” che ha raggiunto l’obiettivo che in molti hanno sintetizzato:
“La città così è molto più bella”. Questo team aveva davvero questo obiettivo? Propongo di analizzare solo il risultato raggiunto: una comunicazione impeccabile con tanto di “Istruzioni per l’uso” o di “Manuale di sopravvivenza” trasmesso senza nessuna enfasi di “città sostenibile”, di “città smart”, di “strategie di governance”…
È passato solo come grosso problema organizzativo, massacrante ma gratificante per chi è riuscito a gestirlo nella complessità e con ottimo risultato. Di fatto un evento così è frutto di mesi di lavoro demandato a veri e propri progettisti tecnici di cui il nostro Comune è ricco.
La cosiddetta “piantina” apparsa sui giornali è stata utile per tutti i cittadini: sono state rappresentate le strade chiuse, con la definizione degli orari, ma soprattutto gli assi di attraversamento della città e le tangenziali dove consigliava di incanalarsi a chi era “costretto” ad andare in auto. Il colore verde di queste strade cosiddette “primarie” o a “scorrimento veloce” si osserva sono balzate agli occhi di tutti come ingressi dalla provincia e soprattutto come anello pensato intorno la città.
Il colore arancio ha rappresentato la ragnatela di strade, definite locali e di avvicinamento al centro con un raggio di percorrenza di circa cinque chilometri, fattibili anche in bici. L’invito ai cittadini, affinché il traffico delle auto rimanesse fuori dal centro, per evitare di restare imbottigliati, è stato seguito con pazienza grazie ai suggerimenti del “Manuale di sopravvivenza” con “piantina”.
I disagi sono stati contenuti e limitati con merito del Team dell’“Ufficio di piano”, ma in particolare dei cittadini che hanno risposto con grande sensibilità ricevendo i complimenti dal nuovo comandante di Polizia Municipale, Stefano Poma.
Tutto ciò ci porta ad una conclusione fondamentale: i cittadini si sono organizzati di conseguenza con “percorsi o mezzi alternativi”.
Questa breve analisi ci fa constatare che la città di Reggio è pronta, grazie a questa sperimentata “sensibilità culturale” di chi vive i vari luoghi, ad affrontare una stagione di sperimentazione riducendo il traffico delle auto che ci fa imbottigliare e inquina l’aria che respiriamo. La soluzione da adottare per il futuro ce l’hanno quindi suggerita i cittadini: occorre individuare percorsi alternativi e soprattutto mezzi alternativi.
Non si creda che tale conclusione ci renda facile la vita, soprattutto a noi tecnici, perché tale spinta dal basso ci costringe ad essere progettisti creativi, aggiornati sulle migliori soluzioni adottate in altre cittadine europee delle stesse dimensioni ed in grado di concretizzare politiche forti sul nostro “Modello Reggio” futuro. Per questo teniamoci cara quella “piantina” perché contiene implicitamente una logica di tecnica urbanistica più sofisticata di quanto si possa credere. Concludendo, se quella “piantina” è stata disegnata all’interno dell’“Ufficio di piano” del Comune significa che la “città così è molto più bella” non è frutto di archistar dell’urbanistica ma di chi, giorno per giorno, è coinvolto dai cittadini con i quali ha saputo intendersi e dialogare in questa occasione di “tappa”, compreso il capo della Municipale.
*architetto
di PAOLO BEDOGNI*
Dal Giro d’Italia al giro con la bici dei reggiani. Questo è l’insegnamento che possiamo trarre dalla due giorni di “tappa”. Ogni bel risultato ha un prezzo che la comunità e i singoli cittadini possono accollarsi. L’importante sempre, come nello sport, che “il gioco ne valga la candela”. Ho seguito, rigorosamente in bicicletta, i vari montaggi lungo i nostri viali intorno al centro.
Una macchina organizzativa bella a vedersi, tra squadre specializzate, polizia municipale e professionisti del team degli uffici comunali. Una sorta di “Ufficio di piano” di strada. Vorrei soffermarmi su questo aspetto del “lavoro di squadra” che ha raggiunto l’obiettivo che in molti hanno sintetizzato:
“La città così è molto più bella”. Questo team aveva davvero questo obiettivo? Propongo di analizzare solo il risultato raggiunto: una comunicazione impeccabile con tanto di “Istruzioni per l’uso” o di “Manuale di sopravvivenza” trasmesso senza nessuna enfasi di “città sostenibile”, di “città smart”, di “strategie di governance”…
È passato solo come grosso problema organizzativo, massacrante ma gratificante per chi è riuscito a gestirlo nella complessità e con ottimo risultato. Di fatto un evento così è frutto di mesi di lavoro demandato a veri e propri progettisti tecnici di cui il nostro Comune è ricco.
La cosiddetta “piantina” apparsa sui giornali è stata utile per tutti i cittadini: sono state rappresentate le strade chiuse, con la definizione degli orari, ma soprattutto gli assi di attraversamento della città e le tangenziali dove consigliava di incanalarsi a chi era “costretto” ad andare in auto. Il colore verde di queste strade cosiddette “primarie” o a “scorrimento veloce” si osserva sono balzate agli occhi di tutti come ingressi dalla provincia e soprattutto come anello pensato intorno la città.
Il colore arancio ha rappresentato la ragnatela di strade, definite locali e di avvicinamento al centro con un raggio di percorrenza di circa cinque chilometri, fattibili anche in bici. L’invito ai cittadini, affinché il traffico delle auto rimanesse fuori dal centro, per evitare di restare imbottigliati, è stato seguito con pazienza grazie ai suggerimenti del “Manuale di sopravvivenza” con “piantina”.
I disagi sono stati contenuti e limitati con merito del Team dell’“Ufficio di piano”, ma in particolare dei cittadini che hanno risposto con grande sensibilità ricevendo i complimenti dal nuovo comandante di Polizia Municipale, Stefano Poma.
Tutto ciò ci porta ad una conclusione fondamentale: i cittadini si sono organizzati di conseguenza con “percorsi o mezzi alternativi”.
Questa breve analisi ci fa constatare che la città di Reggio è pronta, grazie a questa sperimentata “sensibilità culturale” di chi vive i vari luoghi, ad affrontare una stagione di sperimentazione riducendo il traffico delle auto che ci fa imbottigliare e inquina l’aria che respiriamo. La soluzione da adottare per il futuro ce l’hanno quindi suggerita i cittadini: occorre individuare percorsi alternativi e soprattutto mezzi alternativi.
Non si creda che tale conclusione ci renda facile la vita, soprattutto a noi tecnici, perché tale spinta dal basso ci costringe ad essere progettisti creativi, aggiornati sulle migliori soluzioni adottate in altre cittadine europee delle stesse dimensioni ed in grado di concretizzare politiche forti sul nostro “Modello Reggio” futuro. Per questo teniamoci cara quella “piantina” perché contiene implicitamente una logica di tecnica urbanistica più sofisticata di quanto si possa credere. Concludendo, se quella “piantina” è stata disegnata all’interno dell’“Ufficio di piano” del Comune significa che la “città così è molto più bella” non è frutto di archistar dell’urbanistica ma di chi, giorno per giorno, è coinvolto dai cittadini con i quali ha saputo intendersi e dialogare in questa occasione di “tappa”, compreso il capo della Municipale.
*architetto
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