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Se il bersaglio è la linea del Papa 

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Se il bersaglio è la linea del Papa 

La polemica sul Gay Pride reggiano diventa un’opposizione dell’ala destra della Chiesa

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“Anziché scegliere una flagellazione squisitamente spirituale, quasi filosofica come per esempio quella di Piero della Francesca (1453 circa), i flagellanti di Reggio Emilia – osserva Cassandro - hanno scelto l’opera più drammatica e più facile di un artista astutamente conservatore che lungo tutta la sua carriera è stato abilissimo a confezionare immagini edificanti ma sottilmente sensuali”.
Per ischerzo (uso termini passati) il manifesto anti-sodomiti è decisamente ambiguo. Cassandro continua: “Allo stesso modo, la flagellazione di Bouguereau ha un forte slancio sensuale e soprattutto ha un evidente sottotesto omoerotico. Il corpo scultoreo e bianchissimo di Cristo è curvato in una sorta di rilettura iperbolica dei nudi manieristi di metà Cinquecento. Quello di Bouguereau non è un Cristo sofferente, è un Cristo estatico che sotto i colpi delle fruste sembra avvitarsi per offrire allo sguardo i lati migliori della sua perfetta anatomia”.
TIRA DRITTO
Il Comitato Beata Giovanna Scopelli nonostante il “martirio” che va subendo sui media e i social media, tira dritto. In una nota conferma: “Il Comitato Beata Giovanna Scopelli è un comitato cattolico (senza ulteriori aggettivi) e conferma in modo chiaro che il 3 giugno darà luogo alla processione di riparazione al Gay Pride. Nel fare questo è animato non dalle opinioni o dall’emotività dei suoi membri ma dalla inequivocabile Dottrina della Chiesa. Il Comitato è supportato da diverse realtà cattoliche (tra cui: Radio Spada, Riscossa Cristiana, Notizie Pro Vita, Chiesa e post-concilio, ecc); non ha una gerarchia formale e i suoi oltre 1900 membri (in crescita) sono raccolti nell’omonimo gruppo Facebook”. In un comunicato di venerdì i rinforzi: “Anche il network Messainlatino, il quotidiano online La Croce (testata di riferimento del Popolo della Famiglia), l’associazione I Tre sentieri del prof. Corrado Gnerre, il sito UnaVox hanno aderito all’iniziativa. Inoltre il Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum si è dichiarato “in unione di preghiera con quanti hanno promosso e promuoveranno, in varie forme, pubbliche riparazioni per i preannunciati fatti di Reggio Emilia”.
Le diverse realtà cattoliche che sostengono il Comitato portano nomi battaglieri, e non ci vuol tanto a capire come la pensano sul corso di Papa Bergoglio e sulla sua “misericordia” anche nei confronti dei “disordinati”.
IL VERO FATTO NUOVO
Loro sfilano. Gli altri riparano. Che ci sia polemica in vista del 3 giugno è normale anzi, il Gay Pride sembra fatto apposta per far discutere.
Il vero fatto nuovo e reggiano è invece rappresentato dalla rapida e decisa presa di posizione del vescovo che ha negato cattedrale e sagrato al Comitato. Immaginabile la motivazione: perché non sono pervenute richieste, perché nulla è stato concordato con monsignore. Questioni di giurisdizione. Sarebbe inimmaginabile che il “no” del vescovo fosse esplicitamente contro il Comitato ultracattolico e dunque – strumentalmente – neutrale con il Gay Pride... Un problema.
Quello che sta gestendo Camisasca è un passaggio delicato. Vescovo di formazione ciellina, apprezzato a Reggio per la sua vocazione all’ascolto per una Chiesa fattiva (più che competitiva con l’ordine politico locale), Camisasca è tra l’altro artefice della consacrazione della città alla Madonna, sabato 13 maggio. Decisione pregna di significati, molti da analizzare, capire, intravedere.
Il suo “no” per la disponibilità della cattedrale e del sagrato non può innescare una reazione critica del Comitato che organizza la processione perché quest’ultimo per ortodossia è obbediente.
Questa vicenda alla Chiesa reggiana qualche perturbazione la dà. Basti ricordare il richiamo di don Giordano Goccini. Il sacerdote ha detto alla Gazzetta che non si può rispondere a una provocazione con un’altra provocazione. Non sfugga che don Goccini non parla per se stesso essendo responsabile della Pastorale giovanile di questa diocesi. Inaspettato e imprevisto, lo ha rimbeccato il prete modenese don Giorgio Bellei (che guarda caso non deve rispondere al vescovo Camisasca).
Questo prete il 20 novembre scorso ha celebrato a Modena la messa in suffragio per l’ultimo duca Francesco V Austria-Este. Insomma, sta nella storia, e sarebbe interessante conoscere chi l’ha chiamato nella stringente realtà reggiana. Il parroco modenese scrive nell’autobiografia: “Uomo pratico e diretto, don Giorgio Bellei coltiva un forte interesse per l’apologetica cristiana e una viva attenzione all'attualità. Difende i valori delle epoche passate, spesso dimenticati dal pensiero dominante, e denuncia costantemente i disvalori della società attuale”.
NELLA CITTÀ INCLUSIVA
Qualcosa di sotterraneo è in corso. Chiamiamola opposizione. È un combattimento orante contro il corso di Papa Francesco. Il Gay Pride è un pretesto, uno dei tanti. Già li sento: non è vero, queste sono fantasticherie cattive, è l’arte della stampa che monta lo scandalo. Io dico che c’è invece molta arte della dissimulazione da parte di ambienti ecclesiastici ed ecclesiali. Tra l’altro il Comitato della riparazione non scopre un nome, un volto dei suoi componenti. E non si tratta di cristiano nascondimento.
Questo capita in una città libertaria – Reggio Emilia – che ha fatto e fa della tolleranza un impegno e un tratto caratteriale.
A Reggio è stata celebrata la prima unione civile tra omosessuali, in città ieri c’era Monica Cirinnà prima firmataria della legge, Reggio ospiterà il Gay Pride dell’area mediopadana, in coincidenza nella Sala Tricolore sarà sottoscritto un nuovo “matrimonio” fra persone dello stesso sesso. Noi vogliam Dio nelle famiglie dei nostri cari in mezzo al cor; sian puri i figli, caste le figlie...
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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