Gazzetta di Reggio

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«Accogliamo il sottoproletariato urbano» 

«Accogliamo il sottoproletariato urbano» 

Don Giuseppe Dossetti: «Ci sono molte persone che hanno problemi economici e di dipendenze»

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REGGIO EMILIA . «Chi viene alla mensa? Prevalentemente italiani, quel sottoproletariato urbano di persone che hanno bisogno, hanno perso il lavoro o hanno problemi economici o di dipendenze». Da vero prete di altri tempi, don Giuseppe Dossetti non usa mezzi termini nel descrivere chi, ogni domenica, usufruisce del pasto caldo offerto dalla sua parrocchia. Parroco di San Pellegrino e fondatore del Ceis, don Giuseppe persegue da sempre una sola missione, quella del Welfare generativo con energie umane riattivabili. Il concetto, in pratica, è che chi riceve aiuto poi lo doni a sua volta, in una catena virtuosa che si autoalimenta. Il suo centro di ascolto, fondato nel 2002, ha accolto ad oggi oltre 13mila persone provenienti dall'Africa e dall'Est Europa, ma anche molti italiani. La mesa, invece, è attiva da vent'anni.
«Ormai questo posto è diventato un punto di riferimento – prosegue il parroco – e abbiamo tenuto volutamente controllato e ristretto il numero di ospiti. Noi vogliamo parlarci, conoscerli, aiutarli anche umanamente. E se sono in trecento come fai? Poi chi è stato aiutato a volte ritorna e questa è la cosa più bella. Ad esempio c'è una ragazza vietnamita, una delle prime a scappare da quel Paese, che quando è venuta in Italia ha imparato a cucinare scrivendosi le ricette nella sua lingua e ora viene qui a dare una mano. Fa la lasagna con le verdure più buona di Reggio».
Nel variegato popolo ospite della mensa, però, ci sta pure chi viene solo per avere compagnia: «Ad esempio ci sta un anziano – continua don Dossetti – che ha moglie, casa e pensione. E quando gli chiedo perché viene qui mi risponde che a lui la domenica piace mangiar bene, e sua moglie non sa cucinare». Certo, però, che la crisi si è sentita e lo si nota soprattutto in ambienti come questi, più a contatto con gli strati sociali meno abbienti. «Che le persone che hanno bisogno siano aumentate – continua il don – lo notiamo soprattutto il sabato quando distribuiamo i pacchi alimentari. Lì si che ci sono tante famiglie. Che aumentano il venerdì e il mercoledì, giorni dedicati proprio all’aiuto alimentare verso chi ha dei figli. È un vero e proprio strato sociale, un sottoproletariato che esiste, che riguarda tantissimi italiani e che ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Ma non è certo una novità, è stato così fin dal 1997 quando abbiamo aperto la mensa». (l.g.)

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