Benzinai, a Reggio Emilia chiusi sette impianti in 9 anni
Le cifre comunali sulle stazioni di servizio dismesse. Reggiani (Faib): «I grandi marchi lasciano e le bonifiche costano»
REGGIO EMILIA. Le sensazioni sono confermate: i distributori di carburante a Reggio sono in calo. Negli scorsi giorni abbiamo mostrato alcuni impianti dismessi (o di prossima dismissione) nella città del Tricolore. Tuttavia, mancavano i dati ufficiali sulle aree di servizio rimanenti. Il Comune ha ora rilasciato le cifre in merito.
UNA MORIA SENZA FINE? Nel territorio cittadino figurano 58 impianti, di cui quattro sospesi temporaneamente. Nel 2016 erano gli stessi, ma attenzione: nove anni fa erano 65, ovvero sette in più. Tra il 2008 e il 2009 non c’è stata alcuna differenza numerica, poi un primo calo con il 2010, anno in cui gli impianti sono rimasti 63. Se n’è aggiunto uno nel 2011 e il totale di 64 è rimasto invariato nei due anni seguenti. Una nuova flessione è avvenuta nel 2014, anno in cui la curva ha iniziato a flettere verso il basso. La progressione è immutata: “scompaiono” due impianti nel 2014 (62), 2015 (60) e 2016 (58). Dal municipio informano che dal 2009 a oggi sono decadute sei licenze petrolifere; inoltre, è agli atti una comunicazione di “chiusura definitiva impianto stradale” da parte di Esso Italia per il punto vendita posizionato in viale Timavo 95.
I BIG LASCIANO. «C’è una generale tendenza dei player del settore ad abbandonare il servizio di vendita diretta – conferma Lorenzo Reggiani, coordinatore provinciale della Federazione autonoma italiana benzinai (Faib), che aderisce a Confesercenti – e ciò avviene per motivi vari. Di sicuro, c’è la tendenza a trasferire l'attenzione dalla vendita al dettaglio, occupandosi di stoccaggio e distribuzione. Esso, Shell stanno facendo questo ragionamento, che sembra coinvolgere anche Ies e Total Erg. Shell da qualche anno non è più presente sul mercato, Esso sta compiendo un’operazione per rimanere come grossista, Ies sta trattando per cedere il marchio estero. Come aziende italiane restano Eni, Ip e Total Erg».
Il calo del numero dei distributori si riflette in una diminuzione negli associati. «Nel 2008 erano circa 65 a livello provinciale – sottolinea Reggiani – sul totale di circa 220. Attualmente sono una quarantina, di cui cinque nel comune di Reggio». Il coordinatore provinciale cita anche dati nazionali: «Nel 2009 c’erano circa impianti di carburante, che si sarebbero potuti razionalizzare a 17-18mila. Fino allo scorso anno ve n’erano ancora oltre 22mila: s’è continuato a costruire, nonostante tutto».
IL REBUS BONIFICA. A Reggio l’assessore alla Rigenerazione urbana, Alex Pratissoli, ha già definito una scaletta per gli interventi nelle aree dismesse: mappa completa entro fine 2017, modifica negli strumenti urbanistici nel 2018, primi lavori dal 2019. Pratissoli intende coinvolgere sia i gestori sia le associazioni di cittadini. «Non siamo stati ancora convocati al tavolo – replica il coordinatore Faib – ma c’è il rischio che restino ampie aree di degrado. Vorremmo conoscere i progetti dell'amministrazione: trasformare gli impianti dismessi può essere interessante. La razionalizzazione della rete, intesa come chiusura dei punti vendita obsoleti, che fanno numero senza fare mercato, è positiva. Ben venga la chiusura d’impianti abbandonati da anni, come quello Total Erg sulla tangenziale: ha aperto e chiuso a targhe alterne, poi è stato recintato e non mai tornato in funzione». Reggiani riflette poi sui costi delle bonifiche. «Spesso e volentieri gli impianti sono vecchi – riprende il coordinatore provinciale – e rimuovere una terra con idrocarburi è un’operazione costosa: la bonifica è molto dispendiosa. Ne ho visto solo una compiuta in profondità perché era vicina a una scuola: non è così semplice chiudere un impianto di distribuzione carburante».
PERPLESSITÀ E RISCHI. Il rappresentante della categoria pone l’accento su altri problemi legati ai distributori. «Vi sono tantissimi impianti che lasciano più di una perplessità – spiega Reggiani – come quelli costruiti a ridosso delle rotonde oppure quelli con l’ingresso di una via e l’uscita in un’altra: dovrebbero essere tutti chiusi. L’impianto Esso chiuso da dieci anni aveva queste caratteristiche. L’amministrazione sa quali impianti sono incompatibili, poi si andrà alla chiusura, in collaborazione con i proprietari. Certo, se si fosse intervenuto dieci anni fa si sarebbe risolto qualche problema, permettendo ad altri impianti di rimanere meglio sul mercato». Reggiani ravvisa forme di “ostruzionismo” da parte di alcune imprese. «Le maggiori difficoltà riguardano i piccoli impianti come quelli in via Inghilterra – assicura il coordinatore – ma le compagnie hanno fatto di tutto per non chiudere, pur razionalizzando la propria rete. Gli impianti più piccoli nelle piccole frazioni e in via Emilia rimangono. Tuttavia, vedere un impianto su due pompe in contesti urbani, come a volte succede, fa un po' ridere». I rappresentanti della grande distribuzione organizzata sono un pericolo, come ravvisato in passato da Faib? «Hanno aperto impianti grandi pagando poco – conclude Reggiani – e comprandoli dalle compagnie che li chiudono. Ne fanno così le spese i gestori tradizionali. La grande distribuzione organizzata ha marginalità infime e grosse esposizioni dal punto di vista della sicurezza: il contante contenuto negli impianti fa gola alla criminalità».
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