«Bergoglio mise da parte Burke»
Nicolini (Arcigay) accusa il Comitato: «Dietro l’anonimato un’ideologia precisa»
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REGGIO EMILIA. «Papa Francesco non va all’indietro come alcuni gruppi cattolici vorrebbero andare». Sentire uno «sbattezzato», come si definisce Alberto Nicolini, prendere posizione su un confronto insito all’interno del Vaticano fa il suo effetto.
Il problema è che quel confronto potrebbe sbarcare in città il 3 giugno, quando il movimento da lui guidato (Arcigay Gioconda) concretizzerà mesi e mesi di lavoro nel REmilia Pride. Nicolini fa l’elenco di tutti i Comuni e le associazioni che appoggiano la manifestazione, prendendo le distanze da «anonimi organizzatori che non stanno nascondendo la loro ideologia e la loro visione del mondo. La decisione di chiedere un supporto al vescovo Burke è significativo: egli è estremamente conservativo e Papa Francesco l’ha messo da parte. In ogni caso, non è bello nasconderei loro nomi».
Giudica invece positivamente la decisione del vescovo Massimo Camisasca di non concedere l’uso della cattedrale al Comitato Beata Giovanna Scopelli, che pur si presenta di fede cattolica. «Siamo contenti e stupiti che il vescovo abbia capito la situazione – riprende Nicolini – e abbia deciso di non avallare la processione. Ci sono parroci che sono attaccati da estremisti. La nostra solidarietà va a don Goccini e a tutti gli altri che hanno ricevuto offese molto forti, a cui noi siamo abituati. Li abbracciamo e speriamo di vederli lungo il percorso sabato 3 giugno». Il presidente spiega poi come nel gruppo da lui guidato vi siano «tantissimi religiosi, cattolici e musulmani». Gli organizzatori del Comitato li accusano però di essere “omosessualisti”. «È un modo per offendere il movimento Lgbt – spiega Nicolini – e per renderlo ideologizzato. Di solito, chi fa queste operazioni parte egli stesso da un’ideologia». Per il presidente dietro al Comitato si celano «gruppi molto forti che combattono contro la modernità».
Nessuna preclusione all’evento del Comitato, purché «non sia una manifestazione politica, ma religiosa, così come è stato richiesto». In ogni caso, «avremmo preferito un dialogo più rispettoso». (g.f.)
Il problema è che quel confronto potrebbe sbarcare in città il 3 giugno, quando il movimento da lui guidato (Arcigay Gioconda) concretizzerà mesi e mesi di lavoro nel REmilia Pride. Nicolini fa l’elenco di tutti i Comuni e le associazioni che appoggiano la manifestazione, prendendo le distanze da «anonimi organizzatori che non stanno nascondendo la loro ideologia e la loro visione del mondo. La decisione di chiedere un supporto al vescovo Burke è significativo: egli è estremamente conservativo e Papa Francesco l’ha messo da parte. In ogni caso, non è bello nasconderei loro nomi».
Giudica invece positivamente la decisione del vescovo Massimo Camisasca di non concedere l’uso della cattedrale al Comitato Beata Giovanna Scopelli, che pur si presenta di fede cattolica. «Siamo contenti e stupiti che il vescovo abbia capito la situazione – riprende Nicolini – e abbia deciso di non avallare la processione. Ci sono parroci che sono attaccati da estremisti. La nostra solidarietà va a don Goccini e a tutti gli altri che hanno ricevuto offese molto forti, a cui noi siamo abituati. Li abbracciamo e speriamo di vederli lungo il percorso sabato 3 giugno». Il presidente spiega poi come nel gruppo da lui guidato vi siano «tantissimi religiosi, cattolici e musulmani». Gli organizzatori del Comitato li accusano però di essere “omosessualisti”. «È un modo per offendere il movimento Lgbt – spiega Nicolini – e per renderlo ideologizzato. Di solito, chi fa queste operazioni parte egli stesso da un’ideologia». Per il presidente dietro al Comitato si celano «gruppi molto forti che combattono contro la modernità».
Nessuna preclusione all’evento del Comitato, purché «non sia una manifestazione politica, ma religiosa, così come è stato richiesto». In ogni caso, «avremmo preferito un dialogo più rispettoso». (g.f.)
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