Gay pride, il cardinale Burke: «Io critico il Papa? Tutta una montatura»
Telefonata al cardinale che avrebbe firmato la benedizione anti-pride. Sulla giornata del 3 giugno: «Non voglio commentare perché devo studiare la cosa»
REGGIO EMILIA. Sua eminenza riaggancia il telefono con gentilezza: “Dio vi benedica”. Con gli occhi al cielo e “un impegno a studiare la cosa” si concludono così i 2,29 minuti di comunicazione tra la Gazzetta di Reggio e il cardinale Raymond Leo Burke che sabato scorso avrebbe sottoscritto una benedizione dei gruppi ultracattolici pronti alla processione di riparazione del Gay Pride valpadano del 3 giugno.
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Cioè, benedizione dopo benedizione, riparazione dopo riparazione, la marcia di avvicinamento alla manifestazione reggiana si fa irta di colpi di scena e sostanziali no comment. Perché se l’autografo del porporato fosse vero, confermato, autentico, esso rappresenterebbe uno sconfinamento nell’ambito degli equilibri della diocesi di San Prospero, e una nuova critica indiretta alla linea “misericordiosa” di Papa Francesco.
Il video con cui il Comitato Beata Giovanna Scopelli invita a manifestare contro il gay-pride
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Va solo ricordato che il vescovo diocesano monsignor Massimo Camisasca ha detto no all’utilizzo della cattedrale e del sagrato per la manifestazione ultracattolica. E a spiegarlo è stato don Giordano Goccini responsabile della pastorale giovanile: non si risponde a una provocazione con una provocazione. Va da sè che il confronto o il conflitto va oltre l’happening omosessuale per sua natura provocatorio, colorito, esuberante.
Il timore di Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda
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C’è dell’altro. A dodici giorni dal Gay Pride sta infatti affiorando una rete nazionale di opposizione ultracattolica di media, siti, gruppi, associazioni, preti non di questa diocesi come don Giorgio Bellei della parrocchia dello Spirito Santo di Modena che ebbe ospite celebrante con rito latino il cardinale Burke; e poi lo stesso ecclesiastico in prima linea anti-bergogliana.
L'assessore Foracchia denuncia i rischi di "estremismi e polarizzazioni"
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Americano, già vescovo di Saint Louis, da anni in Italia, creato cardinale da Joseph Ratzinger nel 2010, è stato prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, demansionato da Bergoglio come patrono e balì del Sovrano Militare Ordine di Malta (ora commissariato), Burke è stato tra i quattro firmatari della lettera che l’anno scorso ha posto i “dubia” (interrogativi) a Papa Francesco sulla sua Amoris Laetitia. Francesco li ha ignorati non rispondendo.
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Ma neanche sua eminenza il cardinale diacono, principe di Santa Romana Chiesa risponde alle nostre domande. Lo abbiamo cercato sul telefono fisso di casa sua, in via Rusticucci, in Borgo Pio, a due passi dal Cupolone. Saltato il centralino vaticano, segretari e assistenti, eccolo in diretta.
Buondì eminenza, lei avrebbe firmato un foglio a sostegno della processione di riparazione contro il Gay Pride del 3 giugno a Reggio Emilia. Perché?
«Non sono in grado di rispondere oggi su questo aspetto».
Cioè, qual è la posizione della Chiesa?
«Non vorrei commentare, perché devo studiare la cosa. Semplicemente non posso».
Comunque conferma che ha sottoscritto quel biglietto durante la Marcia per la Vita a Roma?
«Devo vedere... Rispondere al telefono per me non è possibile».
Sa, perché circola questo biglietto dove c’è la sua firma. Sostanzialmente benedice tutti i gruppi cattolici impegnati nella processione di riparazione a Reggio Emilia quando ci sarà il Gay Pride.
«Sì, ho capito...».
La lascio pranzare quindi, eminenza?
«Cosa?»
La lascio al pranzo, al lunch... Lei conosce Reggio Emilia?
«Sì, un po’, perché ho vissuto abbastanza anni in Italia».
Se non sbaglio l’anno scorso lei è stato a Correggio e prima a Modena.
«Sì, a Modena, Bologna, Reggio. Sono un po’ vecchio, adesso non mi ricordo».
Come? Lei è del 1948, non dica che è vecchio per favore... E com’è questa storia che la vede sempre critico nei confronti della Santa Sede, di Papa Francesco?
«Che storia, scusi?».
Quella che la vede critico nei confronti della Santa Sede.
«È tutta una montatura».
Sì, dei soliti giornalisti.
«Non vorrei commentare più».
La ringrazio, buona giornata.
«Dio vi benedica».
Il nome di Burke e il biglietto di benedizione che secondo Radio Spada avrebbe firmato sabato a Roma continuano a circolare in numerosi siti cattolici conservatori. E va crescendo il numero dei gruppi aderenti alla processione di riparazione. Insomma c’è un tam tam non soltanto sotterraneo che transita per Reggio mirato verso le mura leonine (il confine della Città del Vaticano, il Palazzo Apostolico, Papa Francesco).
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