L’INTERVENTO
Monsignor Livi: «Fondamentalismo? No, è Catechismo»
di onhhhh
REGGIO EMILIA. «Le ragioni del Comitato sono assolutamente valide e da sostenere pubblicamente». Prende posizione monsignor Antonio Livi. Il filosofo pratese è il fondatore dell’Unione apostolica...
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REGGIO EMILIA. «Le ragioni del Comitato sono assolutamente valide e da sostenere pubblicamente». Prende posizione monsignor Antonio Livi. Il filosofo pratese è il fondatore dell’Unione apostolica “Fides et ratio”, ovvero “fede e ragione”. In passato ha criticato la scelta compiuta da Papa Francesco con l’esortazione “Amoris laetitia”. In un’intervista a “La fede quotidiana” del maggio 2016 ha spiegato che «il Papa è stato scaltro» e che con il suo messaggio si «mette a repentaglio la dottrina cristiana circa l’indissolubilità del matrimonio».
Schierandosi contro il REmilia Pride, monsignor Livi «sostiene pubblicamente le ragioni di chi ha organizzato la processione di riparazione a Dio, autore della legge morale naturale, per l’evento politico-istituzionale di propaganda omosessualista», come si legge nel comunicato stampa dell’Unione. Ciò non implica che i dirigenti saranno a Reggio il 3 giugno perché (si legge ancora)«il suo compito istituzionale è solo di formazione dottrinale e riguarda i principi fondamentali della retta ragione umana, i dogmi della fede cattolica e i principi “non negoziabili” della dottrina sociale della Chiesa. Ciò non toglie che il direttore del blog e tanti membri - laici ed ecclesiastici - dell’Unione saranno certamente presenti alla manifestazione, che è al contempo civile (non politica però) e religiosa».
Monsignor Livi «incoraggia e benedice i fedeli che hanno deciso generosamente e coraggiosamente di partecipare, incuranti dell’ostilità di quanti sostengono la “dittatura del relativismo” e non ammettono la libertà di manifestazione del proprio pensiero, quindi nemmeno la libertà di difendere i valori morali naturali e di professare la propria fede religiosa». Inoltre, «le unioni omosessuali, che una legge anticostituzionale (la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale) ha introdotto anche in Italia, sono contro il diritto naturale, il che rende moralmente non vincolante la legge positiva che le riconosce e le istituzionalizza». Per lui «le motivazioni giuste e ragionevoli della manifestazione pubblica contro il GayPride di Reggio Emilia sono da anni contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nelle encicliche dei papi del Novecento sui problemi della famiglia e della società civile. Non si tratta quindi di una posizione politica di parte né di un atteggiamento fondamentalista di cattolici tradizionalisti, ma dell’unico comportamento logico di un cattolico che abbia scienza e coscienza».
Il monsignore spiega che «pur rispettando le persone omosessuali, un cattolico non è affatto tenuto a rispettare la pubblica esibizione dei comportamenti omosessuali, e tanto meno ad approvare la loro trasformazione in un diritto riconosciuto e protetto dallo Stato». (g.f.)
Schierandosi contro il REmilia Pride, monsignor Livi «sostiene pubblicamente le ragioni di chi ha organizzato la processione di riparazione a Dio, autore della legge morale naturale, per l’evento politico-istituzionale di propaganda omosessualista», come si legge nel comunicato stampa dell’Unione. Ciò non implica che i dirigenti saranno a Reggio il 3 giugno perché (si legge ancora)«il suo compito istituzionale è solo di formazione dottrinale e riguarda i principi fondamentali della retta ragione umana, i dogmi della fede cattolica e i principi “non negoziabili” della dottrina sociale della Chiesa. Ciò non toglie che il direttore del blog e tanti membri - laici ed ecclesiastici - dell’Unione saranno certamente presenti alla manifestazione, che è al contempo civile (non politica però) e religiosa».
Monsignor Livi «incoraggia e benedice i fedeli che hanno deciso generosamente e coraggiosamente di partecipare, incuranti dell’ostilità di quanti sostengono la “dittatura del relativismo” e non ammettono la libertà di manifestazione del proprio pensiero, quindi nemmeno la libertà di difendere i valori morali naturali e di professare la propria fede religiosa». Inoltre, «le unioni omosessuali, che una legge anticostituzionale (la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale) ha introdotto anche in Italia, sono contro il diritto naturale, il che rende moralmente non vincolante la legge positiva che le riconosce e le istituzionalizza». Per lui «le motivazioni giuste e ragionevoli della manifestazione pubblica contro il GayPride di Reggio Emilia sono da anni contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nelle encicliche dei papi del Novecento sui problemi della famiglia e della società civile. Non si tratta quindi di una posizione politica di parte né di un atteggiamento fondamentalista di cattolici tradizionalisti, ma dell’unico comportamento logico di un cattolico che abbia scienza e coscienza».
Il monsignore spiega che «pur rispettando le persone omosessuali, un cattolico non è affatto tenuto a rispettare la pubblica esibizione dei comportamenti omosessuali, e tanto meno ad approvare la loro trasformazione in un diritto riconosciuto e protetto dallo Stato». (g.f.)
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