Pd-Mdp, ora le alleanze scricchiolano
di Leonardo Grilli
Tutino, Prodi e Sassi contrari a molti progetti della maggioranza. Mentre in giunta a Ferrara è già avvenuta la prima rottura
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REGGIO EMILIA. Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». E in questo thriller a puntate che è la scissione del Pd e la nascita di Mdp i tre indizi hanno dei nomi ben precisi: trasporto pubblico, vitalizi e sicurezza. Sono queste le mine che rischiano di far esplodere il magico idillio che si è creato fra i renziani e i fuoriusciti reggiani. Per ora l’equilibrio tiene, viene spesso gridato a gran voce, ma i segnali sono tutt’altro che positivi e passare dalle cene romantiche al “non farti sentire mai più” potrebbe essere rapido come un messaggio all’amante mandato per errore alla propria moglie.
Un primo addio, sempre in terra emiliana, c’è già stato pochissimi giorni fa. A Ferrara il sindaco Pd Tiziano Tagliani ha tolto tutte le deleghe all’assessore Annalisa Felletti del Movimento democratico e progressista. «L’adesione dell’assessore a Mdp – ha poi spiegato Tagliani – non ha contribuito a rasserenare i rapporti politici». E proprio dalla città estense il pomo della discordia potrebbe risalire il Po fino a raggiungere le terre reggiane, tentando qualcuno dei nostri politici. I segnali, e forse le premesse dell’addio, da parte loro ci sono già stati.
Trasporti. Uno dei primi precedenti è stata la bocciatura da parte dell’assessore Mdp Mirko Tutino, titolare di deleghe fondamentali per la città come quella alla Mobilità, ai Lavori Pubblici e l’Ambiente, della fusione delle aziende di settore dell’Emilia-Romagna. Uno dei progetti fortemente voluti dall’assessore regionale Pd, Raffaele Donini, ma che non ha trovato il benestare di Tutino nonostante ci fosse anche il parere favorevole del presidente di Seta, Bulgarelli. «Rispetto la posizione di Bulgarelli, ma parla a titolo personale – dichiarò a suo tempo l’assessore, entrando a gamba tesa contro tutti – non vedo ragione per riaprire un processo di ulteriore aggregazione pensando a un’unica mega-società. Dobbiamo smetterla di credere nel gigantismo».
Vitalizi. Un’altra questione particolarmente cara alla giunta regionale a targa Pd, la riduzione dei vitalizi erogati agli ex consiglieri ed ex assessori, ha trovato il parere contrario della consigliera reggiana Silvia Prodi, fra gli esponenti di spicco del Movimento democratico e progressista e molto in sintonia con Tutino.
Un progetto di legge che è stato fortemente sponsorizzato dal Pd emiliano-romagnolo come uno dei fiori all’occhiello nella lotta contro gli sprechi e che ha trovato persino l’assenso del Movimento 5 stelle. Ma non quello di Mdp che ha preferito astenersi assieme a Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia. «Siamo in presenza di un provvedimento legislativo non adeguato rispetto ai temi da affrontare – motivò così la sua decisione la Prodi – interventi estemporanei corrono il rischio di creare ulteriore confusione e disparità».
Sicurezza. In una fase storica dove sicurezza e immigrazione sono in grado di spostare enormi bacini di elettori, i decreti Minniti approvati dal Parlamento che regolamentano queste materie sono stati largamente sfoggiati da Governo e renziani come la soluzione a buona parte dei problemi. Ma non da Mdp che tramite la Prodi ha depositato in Regione una risoluzione in cui ha chiesto di impegnarsi per una veloce modifica della normativa nazionale, «per restituire spazi democratici e pari diritti e dignità – si legge – a chi ha meno voce in un momento in cui le posizioni assunte da Governo e Parlamento lanciano un messaggio socialmente disgregante». Una stoccata degna della Valentina Vezzali più in forma, come a dire: «Il Pd ha fatto approvare dei decreti antidemocratici che non garantiscono a tutti gli stessi diritti». Critica piuttosto forte soprattutto se viene rivolta a un partito di sinistra.
Sempre sulla sicurezza un altro eccellente Mdp reggiano, il vicesindaco Matteo Sassi che come la ferrarese Felletti rappresentava in giunta la componente Sel, ha a dir poco stroncato la legge Pd sulla legittima difesa: «Un approccio violento, securitario, sfiduciato quando non sprezzante nei confronti dello Stato e delle istituzioni democratiche».
Contesto nazionale. Tutto questo movimento interno ai reggiani Mdp avviene proprio mentre nei corridoi romani si mormora che Renzi, sulla nuova legge elettorale, stia meditando a un nuovo accordo con Berlusconi, escludendo la minoranza Pd fuoriuscita da ogni possibilità di riavvicinamento. Stessa cosa non può però permettersi di fare il sindaco Vecchi, che lotta per tenere unite due rette che stanno diventando sempre più parallele.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un primo addio, sempre in terra emiliana, c’è già stato pochissimi giorni fa. A Ferrara il sindaco Pd Tiziano Tagliani ha tolto tutte le deleghe all’assessore Annalisa Felletti del Movimento democratico e progressista. «L’adesione dell’assessore a Mdp – ha poi spiegato Tagliani – non ha contribuito a rasserenare i rapporti politici». E proprio dalla città estense il pomo della discordia potrebbe risalire il Po fino a raggiungere le terre reggiane, tentando qualcuno dei nostri politici. I segnali, e forse le premesse dell’addio, da parte loro ci sono già stati.
Trasporti. Uno dei primi precedenti è stata la bocciatura da parte dell’assessore Mdp Mirko Tutino, titolare di deleghe fondamentali per la città come quella alla Mobilità, ai Lavori Pubblici e l’Ambiente, della fusione delle aziende di settore dell’Emilia-Romagna. Uno dei progetti fortemente voluti dall’assessore regionale Pd, Raffaele Donini, ma che non ha trovato il benestare di Tutino nonostante ci fosse anche il parere favorevole del presidente di Seta, Bulgarelli. «Rispetto la posizione di Bulgarelli, ma parla a titolo personale – dichiarò a suo tempo l’assessore, entrando a gamba tesa contro tutti – non vedo ragione per riaprire un processo di ulteriore aggregazione pensando a un’unica mega-società. Dobbiamo smetterla di credere nel gigantismo».
Vitalizi. Un’altra questione particolarmente cara alla giunta regionale a targa Pd, la riduzione dei vitalizi erogati agli ex consiglieri ed ex assessori, ha trovato il parere contrario della consigliera reggiana Silvia Prodi, fra gli esponenti di spicco del Movimento democratico e progressista e molto in sintonia con Tutino.
Un progetto di legge che è stato fortemente sponsorizzato dal Pd emiliano-romagnolo come uno dei fiori all’occhiello nella lotta contro gli sprechi e che ha trovato persino l’assenso del Movimento 5 stelle. Ma non quello di Mdp che ha preferito astenersi assieme a Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia. «Siamo in presenza di un provvedimento legislativo non adeguato rispetto ai temi da affrontare – motivò così la sua decisione la Prodi – interventi estemporanei corrono il rischio di creare ulteriore confusione e disparità».
Sicurezza. In una fase storica dove sicurezza e immigrazione sono in grado di spostare enormi bacini di elettori, i decreti Minniti approvati dal Parlamento che regolamentano queste materie sono stati largamente sfoggiati da Governo e renziani come la soluzione a buona parte dei problemi. Ma non da Mdp che tramite la Prodi ha depositato in Regione una risoluzione in cui ha chiesto di impegnarsi per una veloce modifica della normativa nazionale, «per restituire spazi democratici e pari diritti e dignità – si legge – a chi ha meno voce in un momento in cui le posizioni assunte da Governo e Parlamento lanciano un messaggio socialmente disgregante». Una stoccata degna della Valentina Vezzali più in forma, come a dire: «Il Pd ha fatto approvare dei decreti antidemocratici che non garantiscono a tutti gli stessi diritti». Critica piuttosto forte soprattutto se viene rivolta a un partito di sinistra.
Sempre sulla sicurezza un altro eccellente Mdp reggiano, il vicesindaco Matteo Sassi che come la ferrarese Felletti rappresentava in giunta la componente Sel, ha a dir poco stroncato la legge Pd sulla legittima difesa: «Un approccio violento, securitario, sfiduciato quando non sprezzante nei confronti dello Stato e delle istituzioni democratiche».
Contesto nazionale. Tutto questo movimento interno ai reggiani Mdp avviene proprio mentre nei corridoi romani si mormora che Renzi, sulla nuova legge elettorale, stia meditando a un nuovo accordo con Berlusconi, escludendo la minoranza Pd fuoriuscita da ogni possibilità di riavvicinamento. Stessa cosa non può però permettersi di fare il sindaco Vecchi, che lotta per tenere unite due rette che stanno diventando sempre più parallele.
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