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Presa la “banda del buco” In 6 mesi autori di 55 furti 

Presa la “banda del buco” In 6 mesi autori di 55 furti 

Dal quartier generale di Ferrara i malviventi colpivano spesso in trasferta A Reggio rubati un’Opel Zafira, una mountain bike da mille euro, abiti e oro 

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REGGIO EMILIA. Rubavano di tutto e di più: in sei mesi 55 furti, la maggior parte a Ferrara e provincia e poi quelle vicine, Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Modena. Computer, bici da corsa costosissime, attrezzi edili o da giardinaggio, telecamere e videocamere e macchine fotografiche, tablet e I Pad e pc a non finire e tante auto, 22 vetture, tutte recuperate e restituite ai proprietari, ha spiegato il comandante Gruppo carabinieri, il colonnello Andrea Desideri, facendo il punto della maxioperazione che ha impegnato 250 carabinieri nelle province elencate, assieme al maggiore Marcello Mari, comandante Compagnia e Norm Ferrara che ha svolto le indagini.
I tre furti reggiani si sono svolti tutti in città l’8 dicembre del 2016. La banda ha rubato nel dettaglio un’auto Opel Zafira, una bicicletta Mountain bike dal valore di circa mille euro e vari oggetti fra cui un telefono, degli abiti e dei gioielli da una palazzina. Delle 16 persone individuate, 14 sono state arrestate ieri mattina: due sono ancora ricercate nel Bolognese. Sono uomini tra i 20 e i 40 anni, moldavi ed ucraini, una sola donna, che aveva in affitto la casa e il garage, in Corso Piave, a Ferrara, dove c’era di fatto la sede della banda.
La banda del buco (chiamata così per la tecnica usata per razziare cantine e garage, bucando i portoni) ha operato da maggio a novembre dello scorso anno, e poi dopo aver raccolto la refurtiva nella casa in Corso Piave e in un’altra casa in città, partivano con bus e pulmini per andare a venderla in Ucraina e Moldavia sul mercato nero. «Predoni senza scrupoli», li ha definiti il colonnello Desideri, con precedenti penali per furti e altro, alcuni residenti in città, altri senza fissa dimora e solo un paio irregolari: molti ad esempio, in regola solo in apparenza, poichè avevano passaporti rumeni, dunque comunitari.
Una banda che agiva dopo aver studiato i colpi, con gruppi che facevano i sopralluoghi, ma che agiva anche in modo occasionale: si trovavano la sera davanti a bottiglie di birra, il capo del gruppo chiedeva chi volesse prendere parte al furto e via, a realizzare il colpo applicando il resoconto dei sopralluoghi operati.
Partivano alle 10 di sera e colpivano tra le 2 e le 5 di mattina, quando tutti dormivano, anche dentro le case con gli abitanti a letto.
Una banda organizzata, anche se non viene contestato il reato di associazione a delinquere. E in alcuni casi anche ladri improvvisati.
Le indagini durate 6 mesi hanno portato il pm Ciro Alberto Savino a chiedere e ottenere dal gip Silvia Marini la cattura dei componenti della banda.
Nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia.

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