Unieco, via ai licenziamenti ora si rischia l’azzeramento
di Enrico Lorenzo Tidona
Scade il 25 maggio la procedura con un mini incentivo assicurato dal ministero Senza più personale diventa più complessa la cessione dei rami aziendali
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REGGIO EMILIA. Sono oltre 150 lavoratori, sono in fila con la penna in mano e devono firmare le carte per il loro licenziamento. Dipendenti di Unieco, ormai ex, che hanno deciso di licenziarsi nelle more di una procedura di espulsione - l’ex mobilità volontaria - che prevede un mini incentivo di 1.500 euro lordi concessi dal ministero. Spiccioli rispetto a una vita di lavoro, ma ai quali è difficile dire di no per quanti non hanno ancora trovato una seconda chance. C’è anche chi, però, una nuova occupazione l’ha trovata e attraverso il licenziamento imbocca una nuova strada staccandosi dalla grande crisi della cooperazione dell’edilizia reggiana. Questa procedura rappresenta una strada già tracciata e senza appello, che prevede una finestra temporale per accedervi - partita il 15 maggio e in scadenza il 25 maggio - dopo la quale si aprirà un’altra procedura ordinaria di licenziamento collettivo non incentivato.
In pratica, da metà giugno, Unieco potrebbe ritrovarsi senza più dipendenti. E non si tratta, si badi bene, di una strada consolidata, bensì di un vuoto normativo già più volte richiamato dalle cronache di questi mesi, in base al quale non c’è più la cassa integrazione per cessazione di attività, concessa invece fino a fine 2016. La riforma Fornero l’ha cancellata con effetti deleteri per Reggio Emilia, dove la crisi delle cooperative di costruzioni è partita più tardi rispetto al resto d’Italia, ma si sta trascinando avanti nel tempo, culminando con la liquidazione coatta di Unieco il 7 aprile del 2017. Il confronto è presto detto: Coopsette, la cui liquidazione è stata dichiarata nel 2015, ha avuto 12 mesi ulteriori di cassa integrazione e il commissario della procedura, Giorgio Pellacini, è riuscito a cedere alcuni rami dove il valore aggiunto non erano i muri degli immobili ma i lavoratori che sapevano progettare e far funzionare macchine e cantieri. Unieco, questo ultimo scampolo di tempo, non ce l’ha. Ecco allora che il lavoro del commissario, Corrado Baldini, si fa più difficile qualora volesse cedere dei rami aziendali ad altre società. La continuità non sarebbe semplice da ripristinare una volta che i lavoratori sono stati licenzianti. Parliamo infatti di una procedura, quella di Unieco, che conta un passivo di circa 700 milioni di euro, che deve essere ricostruito ora con minuzia da Baldini e dal quale dipendono poi i riconoscimenti dei crediti di migliaia di controparti: dai lavoratori, alle banche, ai fornitori.
Per ora, alla finestra, ci sono prima di tutte le altre aziende cooperative - o di derivazione cooperativa come Sicrea - che potrebbero rilevare quantomeno alcune spicchi della torta formata dai lavori ancora in pancia a Unieco. La categoria che fa più gola è quella dei lavori presi con il consorzio Integra (ex Ccc) che riunisce le coop rosse e che saranno redistribuiti tra queste (proprio qui c’è anche la reggiana Sicrea). Qui troviamo l’ospedale di Guastalla (ristrutturazione per 6 milioni di euro, completata all’85%), la realizzazione dell’impianto trattamento rifiuti a Gela in Sicilia (valore 20 milioni e realizzato all’80%), quello per l’impianto trattamento rifiuti di Trevignano (Treviso, valore 12 milioni di euro), i laboratori dell’ospedale di Genova (8 milioni), tre depuratori ai Castelli Romani (ormai manca il 5% su 20 milioni), il depuratore di Rapallo (20 milioni). Infine gli appalti con il consorzio Eureka (con Cmb Carpi): 60 milioni per l’ospedale di Monza e altri 100 per le Ferrovie Sud Est di Bari, ancora ai nastri di partenza.
In pratica, da metà giugno, Unieco potrebbe ritrovarsi senza più dipendenti. E non si tratta, si badi bene, di una strada consolidata, bensì di un vuoto normativo già più volte richiamato dalle cronache di questi mesi, in base al quale non c’è più la cassa integrazione per cessazione di attività, concessa invece fino a fine 2016. La riforma Fornero l’ha cancellata con effetti deleteri per Reggio Emilia, dove la crisi delle cooperative di costruzioni è partita più tardi rispetto al resto d’Italia, ma si sta trascinando avanti nel tempo, culminando con la liquidazione coatta di Unieco il 7 aprile del 2017. Il confronto è presto detto: Coopsette, la cui liquidazione è stata dichiarata nel 2015, ha avuto 12 mesi ulteriori di cassa integrazione e il commissario della procedura, Giorgio Pellacini, è riuscito a cedere alcuni rami dove il valore aggiunto non erano i muri degli immobili ma i lavoratori che sapevano progettare e far funzionare macchine e cantieri. Unieco, questo ultimo scampolo di tempo, non ce l’ha. Ecco allora che il lavoro del commissario, Corrado Baldini, si fa più difficile qualora volesse cedere dei rami aziendali ad altre società. La continuità non sarebbe semplice da ripristinare una volta che i lavoratori sono stati licenzianti. Parliamo infatti di una procedura, quella di Unieco, che conta un passivo di circa 700 milioni di euro, che deve essere ricostruito ora con minuzia da Baldini e dal quale dipendono poi i riconoscimenti dei crediti di migliaia di controparti: dai lavoratori, alle banche, ai fornitori.
Per ora, alla finestra, ci sono prima di tutte le altre aziende cooperative - o di derivazione cooperativa come Sicrea - che potrebbero rilevare quantomeno alcune spicchi della torta formata dai lavori ancora in pancia a Unieco. La categoria che fa più gola è quella dei lavori presi con il consorzio Integra (ex Ccc) che riunisce le coop rosse e che saranno redistribuiti tra queste (proprio qui c’è anche la reggiana Sicrea). Qui troviamo l’ospedale di Guastalla (ristrutturazione per 6 milioni di euro, completata all’85%), la realizzazione dell’impianto trattamento rifiuti a Gela in Sicilia (valore 20 milioni e realizzato all’80%), quello per l’impianto trattamento rifiuti di Trevignano (Treviso, valore 12 milioni di euro), i laboratori dell’ospedale di Genova (8 milioni), tre depuratori ai Castelli Romani (ormai manca il 5% su 20 milioni), il depuratore di Rapallo (20 milioni). Infine gli appalti con il consorzio Eureka (con Cmb Carpi): 60 milioni per l’ospedale di Monza e altri 100 per le Ferrovie Sud Est di Bari, ancora ai nastri di partenza.
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