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«Diffamato. Vogliono fermarmi» 

«Diffamato. Vogliono fermarmi» 

Don Paolo Cugini è accusato in una lettera anonima di atti sessuali con sedicenti parrocchiane

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REGGIO EMILIA. «Avevo ricevuto tanti insulti, ma non mi aspettavo una lettera diffamante: farò denuncia». Don Paolo Cugini è il sacerdote che ha ospitato a Regina Pacis una veglia contro le vittime di omofobia. Ieri gli è stata recapitata una missiva anonima in cui sedicenti parrocchiane lo accusano di rapporti sessuali con loro.
Alla domanda su un possibile nesso con i “No Pride” il prete risponde: «Secondo me c’è un legame: non riuscirei a capire perché mandarmi una lettera così in questo momento. Senz’altro stanno cercando di fare pressioni, di diffamarmi dicendo “vedete quello che fa le veglie che tipo è?”. Succede. Non so chi sia, senz’altro non sono miei amici o persone che mi vogliono bene».
Il sacerdote si dice «molto stupito dall’astio verso gli omosessuali», ricordando l’iniziativa ospitata nella chiesa da lui guidata. «È stata una bellissima veglia di preghiera – riprende don Paolo – con canti, dieci preti e oltre duecento persone. Non riesco davvero a capire questo rancore contro gli omosessuali: non lo so».
Il Comitato Beata Giovanna Scopelli rivendica l’appoggio di due personaggi della chiesa molto critici verso Papa Francesco (il cardinale Raymond Burke e il monsignor-filosofo Antonio Livi). Tutta la vicenda legata al contrasto al REmilia Pride può essere un messaggio al pontefice. «Può darsi – replica il sacerdote – ma preghiamo per loro. È tutto ciò che possiamo fare».
Un messaggio che don Paolo ripete in un’altra occasione. «Non ho mai ricevuto un invito a chiarire quanto detto in un incontro da questo mondo dell’ultradestra – prosegue il sacerdote – ma soltanto insulti: ci preghiamo sopra».
Molta la solidarietà ricevuta. «Ho avvisato tanti parrocchiani – riprende don Paolo – e ho ricevuto tante manifestazioni di solidarietà: sono contento per questo». Per il prete è un atto dovuto fare denuncia «per quanto so che non servirà a niente». Pensa di dover incrementare le misure per la sua sicurezza? «Non sono così pericoloso», risponde con una risata.
Per Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda, è in atto una campagna per “istigare le menti deboli”.
«L'impressione è che in questi giorni il clima a Reggio sia gonfiato da gruppi estremisti – sostiene Nicolini – che fanno il loro gioco di paura e negatività. Purtroppo i social tendono a fare da grancassa a voci estreme e isolate, che poi vanno a istigare persone poco stabili. Con don Paolo abbiamo poi riflettuto sul clima, gli attacchi e convenuto che a Reggio dobbiamo lavorare di più per promuovere il benessere e combattere l'omofobia. Il peccato vero è l'istigare le menti deboli, altro che sodomia. Forza don Paolo, evidentemente stai facendo cose giuste».
Dario De Lucia, responsabile dell’organizzazione del Pride, una settimana fa scriveva su Facebook «mentre alcuni omofobi integralisti cattolici propongono una "manifestazione di espiazione per il gay pride" il 3 Giugno a Reggio Emilia c'è invece chi dimostra che esiste una chiesa aperta, rispettosa, progressista e quindi migliore». (g.f.)
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