Polizze vendute dentro al Santa Maria Cgil: «Vergognoso»
Una compagnia assicurativa ha aperto nell’ospedale L’azienda: «Con l’affitto ci compreremo un macchinario»
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REGGIO EMILIA. Da alcuni giorni la compagnia Assicurazioni Generali si è stabilmente collocata all’ingresso principale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova per proporre polizze a chi transita nella struttura e al personale sanitario che, per una recente legge, deve obbligatoriamente stipulare una assicurazione contro il rischio.
A segnalarlo è il sindacato della funzione pubblica della Cgil di Reggio Emilia il cui segretario, Maurizio Frigeri, commenta: «Le politiche di rigore imposte all’Italia dai vincoli dell’Unione Europea che si sono abbattute come uno tsunami sui conti pubblici hanno fatto sì che i governi di questi ultimi anni, in continuità tra loro, abbiano dato applicazione a provvedimenti draconiani, caratterizzati per lo più da tagli al welfare e alla sanità ai danni dei cittadini e delle famiglie».
E questo, secondo Frigeri, ha avuto delle conseguenze ben precise: «Il sistema sanitario fatica sempre di più a reggere il peso di questa situazione che rappresenta ormai nel nostro paese, e anche nel nostro territorio colpito dalla crisi, una vera e propria emergenza sociale».
Ed è proprio dentro questa situazione che, prosegue il sindacato, viene favorito «soprattutto chi, al solo scopo di lucro, realizza profitti proponendo la vendita di pacchetti di assistenza sanitaria, laddove il nostro sistema sanitario, che fonda le sue radici sul principio costituzionale di universalità, fatica sempre di più a dare risposte ai bisogni crescenti nei tempi e nei modi di chi invece sceglie di comprare, potendoselo permettere, stock di prestazioni».
Dunque non ci si può meravigliare, incalza Frigeri, «se le compagnie di assicurazione, fiutato il business, proliferano e spuntano come funghi un po’ ovunque: non solo nelle loro sedi e uffici e negli spot televisivi ma addirittura negli ospedali così come sta succedendo al Santa Maria. Una presenza, quella dei promoter assicurativi dentro l’azienda sanitaria, giudicata scandalosa non tanto perché sia illegale quanto perché «quello che è davvero curioso è che lo svolgano in un luogo che dovrebbe rappresentare un rassicurante punto di riferimento per tutti coloro che si rivolgono ad una struttura pubblica. Spiace solo constatare che i vertici di un’azienda che vanta una grande tradizione di efficienza del servizio pubblico e che fonda la sua mission sull’etica e sull’equità delle cure, dia spazio a chi della sanità fa un uso mercantile».
Dal canto suo, però, l’Azienda ospedaliera ha spiegato che non c’è nullo di scandaloso: «L’affidamento dello spazio situato al 1° piano dell’ospedale è avvenuto tramite regolare contratto e ha la durata di un trimestre. Il contratto, come avviene di prassi, è collegato a un progetto aziendale al quale sono destinati i proventi che ne derivano, in questo caso l’acquisizione di un ventilatore polmonare. Le modalità di assegnazione dello spazio rispettano il regolamento aziendale e la scelta della compagnia è avvenuta tramite manifestazione di interesse, opzione che può essere esercitata da qualunque privato la cui attività non sia in contrasto con le finalità istituzionali e la mission di questo ospedale».
A segnalarlo è il sindacato della funzione pubblica della Cgil di Reggio Emilia il cui segretario, Maurizio Frigeri, commenta: «Le politiche di rigore imposte all’Italia dai vincoli dell’Unione Europea che si sono abbattute come uno tsunami sui conti pubblici hanno fatto sì che i governi di questi ultimi anni, in continuità tra loro, abbiano dato applicazione a provvedimenti draconiani, caratterizzati per lo più da tagli al welfare e alla sanità ai danni dei cittadini e delle famiglie».
E questo, secondo Frigeri, ha avuto delle conseguenze ben precise: «Il sistema sanitario fatica sempre di più a reggere il peso di questa situazione che rappresenta ormai nel nostro paese, e anche nel nostro territorio colpito dalla crisi, una vera e propria emergenza sociale».
Ed è proprio dentro questa situazione che, prosegue il sindacato, viene favorito «soprattutto chi, al solo scopo di lucro, realizza profitti proponendo la vendita di pacchetti di assistenza sanitaria, laddove il nostro sistema sanitario, che fonda le sue radici sul principio costituzionale di universalità, fatica sempre di più a dare risposte ai bisogni crescenti nei tempi e nei modi di chi invece sceglie di comprare, potendoselo permettere, stock di prestazioni».
Dunque non ci si può meravigliare, incalza Frigeri, «se le compagnie di assicurazione, fiutato il business, proliferano e spuntano come funghi un po’ ovunque: non solo nelle loro sedi e uffici e negli spot televisivi ma addirittura negli ospedali così come sta succedendo al Santa Maria. Una presenza, quella dei promoter assicurativi dentro l’azienda sanitaria, giudicata scandalosa non tanto perché sia illegale quanto perché «quello che è davvero curioso è che lo svolgano in un luogo che dovrebbe rappresentare un rassicurante punto di riferimento per tutti coloro che si rivolgono ad una struttura pubblica. Spiace solo constatare che i vertici di un’azienda che vanta una grande tradizione di efficienza del servizio pubblico e che fonda la sua mission sull’etica e sull’equità delle cure, dia spazio a chi della sanità fa un uso mercantile».
Dal canto suo, però, l’Azienda ospedaliera ha spiegato che non c’è nullo di scandaloso: «L’affidamento dello spazio situato al 1° piano dell’ospedale è avvenuto tramite regolare contratto e ha la durata di un trimestre. Il contratto, come avviene di prassi, è collegato a un progetto aziendale al quale sono destinati i proventi che ne derivano, in questo caso l’acquisizione di un ventilatore polmonare. Le modalità di assegnazione dello spazio rispettano il regolamento aziendale e la scelta della compagnia è avvenuta tramite manifestazione di interesse, opzione che può essere esercitata da qualunque privato la cui attività non sia in contrasto con le finalità istituzionali e la mission di questo ospedale».
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