Strade e scuole pulite dai 24 profughi diventati volontari
di Adriano Arati
Ventasso, i primi risultati del progetto di accoglienza L’Auser: «Così favoriamo i processi di integrazione»
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VENTASSO. Ventiquattro profughi impegnati a pulire strade e scuole e a sistemare il verde pubblico dei paesi del crinale. È tempo di primi bilanci per il progetto di accoglienza coordinato dall’Auser Ventasso e rivolto ai migranti oggi ospiti nel nuovo Comune appenninico che raccoglie Busana, Ramiseto, Ligonchio e Collagna.
Nel 2016 anche questa zona, dove non mancano le residenze inutilizzate, ha accolto in diverse tornate un gruppo di trentuno persone di origine africana, arrivate in Italia tramite i barconi che portano verso Lampedusa e la Sicilia dalla Libia. Nel momento di massimo afflusso l'intero territorio nazionale è stato coinvolto in questo percorso.
Nel territorio di Ventasso la sistemazione sul territorio è curato dalla cooperativa Dimora d'Abramo e dalla Caritas. Fra queste realtà, il Comune di Ventasso e l'Auser locale è stato siglato un accordo per inserire i migranti nelle file delle associazioni e poterli coinvolgere in piena regolarità in attività di pubblica utilità. In questo modo, ventuno di queste persone hanno partecipato a titolo volontariato a operazioni di sistemazioni e pulizia dei beni collettivi.
Ad oggi nel Comune di Ventasso sono presenti trentuno profughi, divisi fra dodici nigeriani, quattordici ghanesi, cinque del Gabon. In tutto vi sono due bambini e ventinove adulti, quattordici uomini e quindici donne. Venticinque fra loro sono ospitati dall’albergo Ventasso di Cervarezza, mentre gli altri sei risiedono negli spazi resi disponibili dalla parrocchia di Ligonchio.
Il loro status? «Il gruppo ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiati politici: un permesso provvisorio (di un anno, 15 o 18 mesi), al termine del quale, verificate le singole posizioni, verrà deciso dal ministero se confermare tale status o meno», spiegano i responsabili dell'Auser.
«Sono – aggiungono i volontari – persone in fuga da guerra e povertà alle quali si dà ospitalità, cibo e abiti. In cambio, in maniera del tutto volontaria, hanno deciso di dare una mano per preservare il territorio con piccole attività socialmente utili».
Questo percorso di volontariato ha coinvolto ventiquattro profughi, diciotto fra quelli che vivono a Cervarezza e tutti e sei quelli sistemati a Ligonchio. Cosa fanno queste persone? «Gli uomini sono abitualmente affiancati ai cantonieri comunali che svolgono così una doppia funzione: da un lato danno la misura della progressiva integrazione e dall’altro mostrano le operatività lavorative. Le donne vengono impiegate per attività sociali inerenti gli alloggi comunali come il controllo e il mantenimento della loro funzionalità (pulizia e quant’altro…)», raccontano dall’Auser. Vi sono anche due minori, ora iscritti alle scuole elementari dell’area di Busana.
Le prime reazioni degli abitanti, secondo i volontari Auser, sono buone: «Il progetto ha effetto positivo sulla popolazione locale, che vede questi immigrati attivi sul territorio e propensi alla integrazione». Stessa lunghezza d'onda per l’assessore al Welfare del Comune di Ventasso Paola Berti: «È compito del Comune offrire un buon servizio alle persone accolte e lavorare per il coinvolgimento di tutta la comunità per promuovere integrazione e solidarietà. L’appello è di fare loro visita e regalargli sorrisi per aiutarli ad uscire dal loro guscio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 2016 anche questa zona, dove non mancano le residenze inutilizzate, ha accolto in diverse tornate un gruppo di trentuno persone di origine africana, arrivate in Italia tramite i barconi che portano verso Lampedusa e la Sicilia dalla Libia. Nel momento di massimo afflusso l'intero territorio nazionale è stato coinvolto in questo percorso.
Nel territorio di Ventasso la sistemazione sul territorio è curato dalla cooperativa Dimora d'Abramo e dalla Caritas. Fra queste realtà, il Comune di Ventasso e l'Auser locale è stato siglato un accordo per inserire i migranti nelle file delle associazioni e poterli coinvolgere in piena regolarità in attività di pubblica utilità. In questo modo, ventuno di queste persone hanno partecipato a titolo volontariato a operazioni di sistemazioni e pulizia dei beni collettivi.
Ad oggi nel Comune di Ventasso sono presenti trentuno profughi, divisi fra dodici nigeriani, quattordici ghanesi, cinque del Gabon. In tutto vi sono due bambini e ventinove adulti, quattordici uomini e quindici donne. Venticinque fra loro sono ospitati dall’albergo Ventasso di Cervarezza, mentre gli altri sei risiedono negli spazi resi disponibili dalla parrocchia di Ligonchio.
Il loro status? «Il gruppo ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiati politici: un permesso provvisorio (di un anno, 15 o 18 mesi), al termine del quale, verificate le singole posizioni, verrà deciso dal ministero se confermare tale status o meno», spiegano i responsabili dell'Auser.
«Sono – aggiungono i volontari – persone in fuga da guerra e povertà alle quali si dà ospitalità, cibo e abiti. In cambio, in maniera del tutto volontaria, hanno deciso di dare una mano per preservare il territorio con piccole attività socialmente utili».
Questo percorso di volontariato ha coinvolto ventiquattro profughi, diciotto fra quelli che vivono a Cervarezza e tutti e sei quelli sistemati a Ligonchio. Cosa fanno queste persone? «Gli uomini sono abitualmente affiancati ai cantonieri comunali che svolgono così una doppia funzione: da un lato danno la misura della progressiva integrazione e dall’altro mostrano le operatività lavorative. Le donne vengono impiegate per attività sociali inerenti gli alloggi comunali come il controllo e il mantenimento della loro funzionalità (pulizia e quant’altro…)», raccontano dall’Auser. Vi sono anche due minori, ora iscritti alle scuole elementari dell’area di Busana.
Le prime reazioni degli abitanti, secondo i volontari Auser, sono buone: «Il progetto ha effetto positivo sulla popolazione locale, che vede questi immigrati attivi sul territorio e propensi alla integrazione». Stessa lunghezza d'onda per l’assessore al Welfare del Comune di Ventasso Paola Berti: «È compito del Comune offrire un buon servizio alle persone accolte e lavorare per il coinvolgimento di tutta la comunità per promuovere integrazione e solidarietà. L’appello è di fare loro visita e regalargli sorrisi per aiutarli ad uscire dal loro guscio».
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