Gazzetta di Reggio

Reggio

Dai tossicodipendenti ai giocatori d’azzardo 

Dai tossicodipendenti ai giocatori d’azzardo 

Matteo Iori: «Nel tempo sono arrivati gli immigrati, le mamme con bimbi piccoli, i nuovi poveri» 

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Sono sensibilmente cambiati, nel tempo, gli ospiti della Comunità fondata da don Ercole Artoni. Un tempo c’erano solo alcuni giovani sbandati, adesso si va da un piccolo nigeriano di due mesi che con la mamma è accolto in un alloggio per profughi a Silvano, un 66enne che non sa come campare da solo. L’attività svolta nel 2016 – spiega il presidente Matteo Iori – si articola per il 20% in impegni di carattere sociale che va dai semplici dormitori all’ospitalità di mamme con bambini piccoli. Una percentuale analoga è riservata agli immigrati che sono in palese crescita. Un altro 11% riguarda chi patisce per il gioco d’azzardo. La maggior parte, il 49%, resta destinata alla cura e recupero dei tossicodipendenti. Nel 2016 nelle comunità residenziali abbiamo accolto 602 persone. Di queste 282 erano dipendenti da droghe, 218 migranti inseriti soprattutto nelle sedi di Reggio e Modena, 36 mamme con bimbi e 66 con il vizio del gioco. Per questi ultimi esistono due punti specialistici a Quattro Castella ed a Modena. Interessante poi analizzare i cambiamenti registrati nel tempo con i tossicodipendenti che hanno una età media di 39 anni e solo il 3% è formato da ragazzi dai 20 ai 24 anni. I due terzi di coloro che accoglimento hanno oltre 35 anni di età. Per il gioco d’azzardo registriamo adulti almeno quarantenni che hanno il vizio da lungo tempo. Mi preme annotare che è molto difficile uscire dall’uso di droghe ma se si riesce dopo si resiste mentre chi ha la malattia del gioco spesso finisce per ricaderci».(l.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google