«Bene i vaccini obbligatori ma saremo in difficoltà»
di Luciano Salsi
Volta, direttore maternità e infanzia all’Ausl: «Più tempo per applicare la norma» Chiesto l’intervento della Regione. «Niente urgenza, non c’è un’epidemia»
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REGGIO EMILIA. Le novità del decreto governativo, che estende da quattro a dodici le vaccinazioni obbligatorie, sono state illustrate mercoledì sera a Montecchio da Alessandro Volta, direttore del servizio Maternità e infanzia dell'Ausl. La conferenza, alla quale ha partecipato la consigliera regionale del Pd Ottavia Soncini, era stata richiesta dai sindaci della Val d'Enza per illustrare la normativa regionale, precedente al decreto, la quale condizionava l'iscrizione ai nidi all’effettuazione delle quattro vaccinazioni fino ad allora obbligatorie. «La legge regionale - spiega Volta - risale al novembre del 2016 e ne abbiamo predisposto l'attuazione dal prossimo settembre. Intanto è sopravvenuto il decreto del Governo, che però non è ancora visibile. Ne conosciamo soltanto le anticipazioni della ministra Beatrice Lorenzin. I vaccini una volta raccomandati diventerebbero obbligatori e, quindi, gratuiti. Con la vecchia normativa i genitori inadempienti erano pochi, un centinaio in tutta la provincia. Nel distretto di Montecchio sono 33, di cui soltanto due iscritti al nido. Se si sancirà l'obbligo di dodici vaccini per la fascia d'età fra zero e sei anni, il numero degli inadempienti aumenterà notevolmente e le cose si complicheranno. Ci troveremmo veramente in difficoltà ad applicare il decreto dal prossimo settembre. Abbiamo chiesto alla consigliera Soncini che la Regione ne tenga conto quando dovrà recepire la nuova normativa. Penso che anche il Parlamento, quando convertirà in legge il decreto, terrà conto della necessità di allungare i tempi d'attuazione. Il provvedimento non è così urgente. Non sono in corso epidemie». Anche sotto questo profilo la decisione del Governo è stata criticata. Volta ne vede luci e ombre: «Il decreto Lorenzin - sottolinea - serve per fare chiarezza e uniformare la normativa sul territorio nazionale. Tuttavia le misure coercitive sono troppo pesanti. La copertura delle vaccinazioni era calata da alcuni anni, ma dal 2016 è risalita di un punto percentuale. Il trend s'è invertito grazie all'informazione e alla sensibilizzazione. Chi era titubante è stato persuaso. Eviterei di seminare terrore e panico. Chi manifesta ansie e dubbi deve essere convinto e rassicurato. Si deve aiutare chi si trova in situazioni complicate. Ci sono genitori in confusione e difficoltà, con i quali si deve dialogare». Resta il fatto che, malgrado gli appelli dei gruppi no-vax, la grande maggioranza dei genitori, più del novanta per cento, continua a sottoporre i figli non solo alle vaccinazioni obbligatorie, ma anche a quelle consigliate. La carta vincente non è la coercizione, ma la fiducia della gente nelle autorità sanitarie. Negli altri paesi europei, dove gli obblighi non esistono o sono ridotti a pochissimi sieri, la copertura vaccinale è uguale o superiore a quella dell'Italia: «Il caso più significativo - ammette Volta - è quello della Svezia, che non prescrive alcun obbligo vaccinale. In quei paesi c'è più cultura scientifica e più fiducia nella medicina».
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