Gazzetta di Reggio

Reggio

Consiglio comunale, spesi 78mila euro in un anno 

di Leonardo Grilli

Rivelati ieri in commissione i dati sui costi di gettoni e rimborsi nel 2015 e 2016 A farne richiesta la Rubertelli. Capelli: «Demagogia, sono lo 0,006% del bilancio»

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REGGIO EMILIA. Circa 80mila euro all’anno per i gettoni, 20mila euro per l’indennità del presidente e 18mila euro per i rimborsi ai datori di lavoro. Sono i dati sui costi del Consiglio comunale emersi ieri in commissione consiliare, su richiesta della consigliera Cinzia Rubertelli, che aveva sollecitato il presidente ad avere «il dettaglio sul 2016 dei costi dettagliati del consiglio comunale e il dettaglio del preventivo 2017».
Così, accogliendo la richiesta della Rubertelli, la Segreteria Generale del Municipio ha dato conto delle spese per il 2015, il 2016 e parte di quest’anno. Nel 2015 la spesa totale è stata di 159.915 euro dei quali 84.840 sono andati alla spesa per i gettoni del Consiglio con una spesa media di 2.736,77 euro annui a consigliere. Per i gettoni delle commissioni consiliari invece l’amministrazione ha speso 75.075 euro con una spesa media a consigliere di 2.421,77 euro. L’anno successivo invece i costi totali annui si sono ridotti arrivando a 133.503 euro. Di questi 78.568 euro sono stati destinati al consiglio comunale con una spesa media di 2.534,45 euro mentre 54.935 euro alle commissioni con una spesa media di 1.772,10 euro. Per il 2017, invece, da gennaio ad aprile si sono spesi in totale 46.040 euro.
L’amministrazione ha poi speso per l’indennità annua del presidente del Consiglio 19.303,32 euro sia nel 2015 che nel 2016. Infine sui rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri comunali sono stati erogati nel 2015 19.244,23 euro e nel 2016 17.788,31 euro. «Grillini e civici sono ingordi di demagogia – ha poi dichiarato Andrea Capelli, capogruppo Pd – fare passare per casta il consiglio comunale o la giunta sono atteggiamenti del peggiore annichilimento della democrazia. Il consiglio costa lo 0,006% del bilancio del comune. Il rimborso per chi risiede fuori comune o il rimborso ai datori di lavoro sono diritti e non privilegi che garantiscono l’accesso alla politica anche a chi non se lo potrebbe permettere».

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