Prostituta per forza, a Reggio Emilia salvata una 20enne
La giovane, dopo tante minacce, si rivolge allo sportello dell’associazione che l’aiuta a denunciare i suoi sfruttatori
REGGIO EMILIA. Chi si rivolge allo sportello dell’associazione “Avvocato di strada” non ha una casa e non ha i soldi per pagarsi un legale, ma “naviga” se non “affonda” – italiano o straniero che sia – nei problemi più disparati che possono essere risolti solamente in tribunale o interfacciandosi con enti pubblici.
Vite al limite, emarginazione, dipendenza da sostanze, lavoro che non si trova, regolarizzazioni non ottenute o volutamente mancate. Storie che umanamente coinvolgono gli operatori.
Per aiutare legalmente chi vive nel disagio è approdata anche a Reggio – nel 2007 era il terzo sportello in Italia, ora sono presenti in 43 città – l’associazione “Avvocato di strada”, fortemente voluta da don Renzo Braglia del Gruppo laico missionario (il sacerdote è morto tre anni fa).
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Si tratta di vicende non facili da far emergere, come quella di una ventenne che si è presentata allo sportello perché sfrattata dall’abitazione che divideva con il fidanzato. Vuole opporsi allo sfratto, perché ora si trova in mezzo a una strada ma non ha le risorse per imboccare l’iter legale.
In questa prima fase di “ascolto”, l’operatore intuisce se non capisce però che c’è qualcosa di più, che la ragazza è tormentata da un problema probabilmente ben diverso dallo sfratto.
Solo al secondo colloquio comincia ad aprirsi, ma ci vorrà del tempo per farle raccontare più dettagli possibile. Esce così pian piano il vero disagio. La giovane è in balìa di sfruttatori da cui non riesce a sottrarsi, che vogliono sempre più soldi da lei e la costringono ogni sera a prostituirsi.
Una bruttissima storia che – si scoprirà – sta andando avanti da mesi. Lei non vorrebbe più pagare e non prostituirsi più, ma ha paura e non riesce a ribellarsi. Parla di continue minacce, dice di sentirsi sotto scacco, di voler scappare da questa terribile realtà ma che non ne ha la forza.
Parlarne per la prima volta all’avvocato di strada è però per lei un’autentica liberazione, si sente appoggiata concretamente da qualcuno per affrontare una storia più grande di lei, dopo tanti inganni, a partire dal modo con cui è stata portata in Italia per poi chiederle una cifra-riscatto a dir poco ingente.
Il consiglio legale non può che essere uno: denunciare questa situazione.
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E la giovane trova la forza per farlo: gli investigatori arrivano ad individuare chi la stava “strangolando” fra pretese economiche e sfruttamento del suo corpo. Persone che hanno ridotto la ragazza straniera alla schiavitù per costringerla a prostituirsi.
La denuncia sfocia in un processo e la giovane riesce contemporaneamente a regolarizzare la propria posizione in Italia, ottenendo un permesso di soggiorno legato alla “protezione umanitaria”.
Una svolta decisiva per costruirsi un futuro onesto e soprattutto lontano da persone pericolose che vivono costantemente nell’illegalità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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