comitati all’attacco»verso la fiaccolata
di Leonardo Grilli
REGGIO EMILIA. Sette comitati cittadini riuniti in una sola manifestazione. Una fiaccolata che raggruppa residenti dei quartieri più diversi, tutti accomunati da una sola preoccupazione: l’eccessivo...
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REGGIO EMILIA. Sette comitati cittadini riuniti in una sola manifestazione. Una fiaccolata che raggruppa residenti dei quartieri più diversi, tutti accomunati da una sola preoccupazione: l’eccessivo numero di richiedenti asilo accolti in città. C’è chi ha visto con favore questo colpo di reni della cittadinanza, chi li ha tacciati di razzismo, chi ha provato a far vestire loro i colori di questo o quel partito. Anche se, hanno ribadito, «non accettiamo da nessuno il tentativo di strumentalizzarci. Sopratutto dalla politica. Siamo solo cittadini». Ma cosa gli spinge, al di là delle speculazioni politiche, a marciare contro l’accoglienza attirandosi addosso così tante critiche e qualche insulto? Per capirlo li abbiamo incontrati e ieri, nella nostra redazione, abbiamo organizzato un forum con quattro rappresentanti dei sette comitati. Corrado Grasselli di Reggio est sicura, Ivano Brunetti di Santo Stefano – Caggiati, Stefano Buffagni di Ascoltare Santa Croce e Giacomo Scillia di Porta e via Emilia San Pietro ci hanno spiegato, di volta in volta, quali sono le problematiche che, tutti i giorni, riscontrano sul loro territorio.
ZONA STAZIONE. Il primo che racconta il suo quartiere è Grasselli. E descrive parola per parola la situazione di uno spicchio di città in sofferenza. «Reggio est sicura vive in tutta la zona della stazione – racconta – e questa zona ha particolari problematiche storiche già dagli anni ’80. Su 5mila abitanti portiamo il 70% circa di extracomunitari e ora si aggiungono ulteriori difficoltà che gravano sul quartiere. Ad esempio la mensa per i richiedenti asilo, che attrae altri profughi. Ma anche la mancanza di un progetto vero e proprio». E forse questa è la critica più forte all’amministrazione comunale: «Non c’è una regia – prosegue Grasselli – e lo si nota ad esempio nella prossima apertura di un centro di accoglienza per persone con problematiche psichiche. E non perché siamo contro queste strutture ma ci chiediamo se ha senso metterle in una zona come questa già così critica a livello sociale. Non c’è una cabina di regia che indichi sul territorio comunale dove e come ripartire elementi con un elevato impatto sociale?».
ZONA SANTA CROCE. A pochi metri, passati i binari della stazione, abita invece il secondo comitato, “Ascoltare Santa Croce”. Nato due anni e mezzo fa per un problema legato a due numeri civici. «Ci siamo aggregati – spiega Buffagni – per problematiche di sicurezza create da due stabili. Tra l’altro di proprietà di reggiani che non stanno facendo nulla per aiutare. Critico è anche piazzale Europa, diventato terra di conquista. Ci sono dei gruppi criminali che ormai vivono su due o tre pensiline e ci chiediamo se, dopo la riqualificazione prevista con il progetto delle ex Reggiane, questo non diventi un hotel a cinque stelle per questi sbandati». E in tutto questo non aiuta la viabilità: «Il danno che fece la giunta Spaggiari – prosegue il portavoce – con la chiusura di viale Ramazzini è enorme, ci ha ghettizzato. Ora sembra che si sia avviato un dialogo con l’amministrazione ma urge arrivare a una conclusione in tempi rapidi».
PORTA SANTO STEFANO. Ma la sicurezza e il disagio sociale non risparmiano nemmeno il centro storico più vicino a gioielli artistici come la basilica della Ghiara. Anzi. Quella che è in corso, secondo Brunetti, è «una crisi di identità che va avanti da ormai almeno cinque anni. Lo dirò in modo brusco, cercasi un reggiano disperatamente. I concittadini che cerchiamo di convogliare nel centro storico in realtà se ne vanno e lo fanno per un problema di sicurezza, come dimostra la cronaca di tutti i giorni. A questo si aggiunge il degrado e un esempio è via Caggiati alla sera. Per me è inaccettabile che un’amministrazione tolleri situazioni simili».
PORTA SAN PIETRO. Cambia il santo ma la situazione resta la stessa. Anche dall’altro capo della via Emilia, in zona di porta San Pietro, i reggiani rappresentati da Scillia sono tutt’altro che sereni. «In trecento metri di strada – racconta – non manca niente. Alcuni mesi fa c’era una spaccata praticamente tutte le notti, la sera dalle 22 all’una non si capisce bene cosa succede fra urla e scazzottate ma la cosa davvero simpatica è di giorno. Abbiamo tossicodipendenti, spacciatori, prostituzione. Tanto che le persone per arrivare in centro parcheggiano alla Polveriera, si avvicinano alla via Emilia ma passano per le strade traverse evitando il primo tratto di strada. Manca attenzione e manca soprattutto il senso civico».
LE DOMANDE AL SINDACO. Dietro alla fiaccolata, quindi, c’è un humus di sentimenti, paure e preoccupazioni che riguardano gli aspetti sociali più diversi. Domande di cittadini che si sentono abbandonati e che al sindaco, per bocca dei quattro portavoce, chiedono: «Esiste un progetto a medio termine per la zona stazione, il parco delle Paulonie e le vie limitrofe? Ci sarà un presidio fisso in piazzale Europa dopo la riqualificazione? Quando verrà riaperto viale Ramazzini? Quando verrà attuato il programma elettorale di due anni fa che prevedeva la riqualificazione di Porta San Pietro?».
ZONA STAZIONE. Il primo che racconta il suo quartiere è Grasselli. E descrive parola per parola la situazione di uno spicchio di città in sofferenza. «Reggio est sicura vive in tutta la zona della stazione – racconta – e questa zona ha particolari problematiche storiche già dagli anni ’80. Su 5mila abitanti portiamo il 70% circa di extracomunitari e ora si aggiungono ulteriori difficoltà che gravano sul quartiere. Ad esempio la mensa per i richiedenti asilo, che attrae altri profughi. Ma anche la mancanza di un progetto vero e proprio». E forse questa è la critica più forte all’amministrazione comunale: «Non c’è una regia – prosegue Grasselli – e lo si nota ad esempio nella prossima apertura di un centro di accoglienza per persone con problematiche psichiche. E non perché siamo contro queste strutture ma ci chiediamo se ha senso metterle in una zona come questa già così critica a livello sociale. Non c’è una cabina di regia che indichi sul territorio comunale dove e come ripartire elementi con un elevato impatto sociale?».
ZONA SANTA CROCE. A pochi metri, passati i binari della stazione, abita invece il secondo comitato, “Ascoltare Santa Croce”. Nato due anni e mezzo fa per un problema legato a due numeri civici. «Ci siamo aggregati – spiega Buffagni – per problematiche di sicurezza create da due stabili. Tra l’altro di proprietà di reggiani che non stanno facendo nulla per aiutare. Critico è anche piazzale Europa, diventato terra di conquista. Ci sono dei gruppi criminali che ormai vivono su due o tre pensiline e ci chiediamo se, dopo la riqualificazione prevista con il progetto delle ex Reggiane, questo non diventi un hotel a cinque stelle per questi sbandati». E in tutto questo non aiuta la viabilità: «Il danno che fece la giunta Spaggiari – prosegue il portavoce – con la chiusura di viale Ramazzini è enorme, ci ha ghettizzato. Ora sembra che si sia avviato un dialogo con l’amministrazione ma urge arrivare a una conclusione in tempi rapidi».
PORTA SANTO STEFANO. Ma la sicurezza e il disagio sociale non risparmiano nemmeno il centro storico più vicino a gioielli artistici come la basilica della Ghiara. Anzi. Quella che è in corso, secondo Brunetti, è «una crisi di identità che va avanti da ormai almeno cinque anni. Lo dirò in modo brusco, cercasi un reggiano disperatamente. I concittadini che cerchiamo di convogliare nel centro storico in realtà se ne vanno e lo fanno per un problema di sicurezza, come dimostra la cronaca di tutti i giorni. A questo si aggiunge il degrado e un esempio è via Caggiati alla sera. Per me è inaccettabile che un’amministrazione tolleri situazioni simili».
PORTA SAN PIETRO. Cambia il santo ma la situazione resta la stessa. Anche dall’altro capo della via Emilia, in zona di porta San Pietro, i reggiani rappresentati da Scillia sono tutt’altro che sereni. «In trecento metri di strada – racconta – non manca niente. Alcuni mesi fa c’era una spaccata praticamente tutte le notti, la sera dalle 22 all’una non si capisce bene cosa succede fra urla e scazzottate ma la cosa davvero simpatica è di giorno. Abbiamo tossicodipendenti, spacciatori, prostituzione. Tanto che le persone per arrivare in centro parcheggiano alla Polveriera, si avvicinano alla via Emilia ma passano per le strade traverse evitando il primo tratto di strada. Manca attenzione e manca soprattutto il senso civico».
LE DOMANDE AL SINDACO. Dietro alla fiaccolata, quindi, c’è un humus di sentimenti, paure e preoccupazioni che riguardano gli aspetti sociali più diversi. Domande di cittadini che si sentono abbandonati e che al sindaco, per bocca dei quattro portavoce, chiedono: «Esiste un progetto a medio termine per la zona stazione, il parco delle Paulonie e le vie limitrofe? Ci sarà un presidio fisso in piazzale Europa dopo la riqualificazione? Quando verrà riaperto viale Ramazzini? Quando verrà attuato il programma elettorale di due anni fa che prevedeva la riqualificazione di Porta San Pietro?».
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