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Reggio Emilia, Cyrano sommerso dai guai e accusato di sette rapine

di Tiziano Soresina
Reggio Emilia, Cyrano sommerso dai guai e accusato di sette rapine

Colpi in banche e farmacie, è inseguito dalla giustizia da Bologna a Piacenza. Di recente è stato condannato ad oltre 6 anni di carcere per due assalti col cutter

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REGGIO EMILIA. Farmacie e banche sono la sua “specialità”, ma si tratta di rapine dai magri bottini, utili solo per procurarsi cocaina ed eroina.
Va avanti così da vent’anni il 42enne Giovanni D’Angelo – detto Cyrano per il naso assai pronunciato – con assalti a ripetizione quando per lui si apre uno spiraglio dalla detenzione. Poi lo prendono, è più che collaborativo con gli inquirenti, rientra in cella pentito, ma prima o poi ci ricascherà.

SETTE ASSALTI. Basti pensare che ora si ritrova nei guai per ben sette rapine che riguardano una bella fetta di Emilia -Romagna: Reggio, Bologna, Modena e Piacenza. Una raffica compulsiva col cutter in mano che affonda al novembre scorso, quando D’Angelo – originario di Montecchio – è fuggito, dopo aver ottenuto un permesso lavorativo dal carcere di Reggio dove stava scontando un residuo di pena di dieci mesi.

LE CONDANNE. E la giustizia sta ovviamente cominciando a chiedere il conto al rapinatore seriale: prima la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione (per l’assalto del 3 novembre scorso ad una farmacia di Piacenza, dove aveva arraffato 600 euro) e più di recente altri 3 anni di pena (e una multa di 1.200 euro) legati alla sentenza emessa dal giudice Dario De Luca per la rapina del 2 novembre scorso ai danni della farmacia “All’Angelo” di Reggio dal bottino ancora più basso (290 euro). E presto arriveranno gli altri procedimenti (delle tre rapine inizialmente contestate a Bologna, una è stata derubricata in minaccia aggravata perché D’Angelo ha poi desistito nell’azione e se n’era andato).

DROGA E SOLITUDINE. «D’Angelo è una persona fragile – commenta la situazione il suo “storico” difensore, cioè l’avvocato Noris Bucchi – e con lui sto affrontando un percorso più complesso rispetto a casi analoghi. Ha più volte seguito le terapie per uscire dalla tossicodipendenza, raggiungendo condizioni fisiche e psicologiche che lo fanno apparire uscito dal tunnel della droga. Valutazione non solo mia, ma anche degli operatori che lo seguono. Ma quando si ritrova in libertà – rimarca il legale – ci casca di nuovo e cerca soldi facili per comprare poi la droga. Credo fermamente che Giovanni abbia bisogno di un riferimento esterno una volta uscito di cella, altrimenti va allo sbaraglio, non sa controllarsi, con i risultati che ormai tutti conoscono». Il 42enne dopo vent’anni vissuti in quel modo è come un senzatetto una volta che esce dal carcere: non ha contatti familiari, dorme all’aperto, non esita ad armarsi di cutter pur di avere i quattrini con cui potersi drogare. È ormai in un vicolo cieco?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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