Gazzetta di Reggio

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Mattarella e Prodi  festeggiano i 40 anni della Papa Giovanni 

di Roberto Fontanili
Mattarella e Prodi  festeggiano i 40 anni della Papa Giovanni 

Ieri nel quartier generale di Sesso anche Delrio e Camisasca Messaggio del capo dello Stato: «Esempio per la collettività»

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REGGO EMILIA . «Chi sono io per giudicare un tossicodipendente ?» si è chiesto ancora ieri – parafrasando Papa Francesco – don Ercole Artoni, a 40 anni dalla fondazione del Centro sociale Papa Giovanni XXIII. E, ancora, un’altra esortazione che è diventata il “verbo” della comunità, fondata contro tutti e tutto, sopratutto la Curia di allora: «Fai qualcosa senza chiedere nulla». Le citazioni da ricordare che il fondatore don Ercole ha fatto ieri per i 40 anni della Papa Giovanni XXIII sarebbero tante. Ma anche solo queste danno la misura di come un prete scomodo – e all’epoca solo – abbia saputo costruire intorno a sé una realtà solida, concreta, che è diventata prima centro sociale, poi Onlus e a breve anche Cooperativa Sociale. E che da Reggio è partita per radicarsi in altre regioni italiane.
Forse perché è di quelle realtà che “fanno” le cose e non predicano. Che non speculano sui bisogni degli emarginati: tossici, poveri, alcolisti, giocatori d’azzardo incalliti, e da ultimi i rifugiati che mettono ogni giorno tutti noi davanti allo specchio. Tutte persone – oltre cinquemila in quarant’anni quelle ospitate in comunità – che hanno avuto bisogno e che in quel rifugio nella campagna piatta e assolata, sperduta tra Sesso e Mancasale, hanno trovato un approdo e un aiuto a tornare uomini e donne.
Quella di ieri in via Calcutta a Villa Sesso è stata una celebrazione di un lungo cammino. Ma anche e soprattutto un guardare avanti. Come hanno fatto don Ercole e il presidente del Centro sociale Papa Giovanni XXII, Matteo Iori, che hanno tracciato il futuro di una comunità che ha saputo interpretare al meglio, come ha detto il sindaco, Luca Vecchi, «l’essenza della reggianità». Ieri per festeggiare il 40esimo compleanno non è voluto mancare nessuno. Neanche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha inviato un messaggio per sottolineare come questa comunità sia stata «un esempio per tutta la collettività, proprio per la sua capacità di accogliere gli ultimi e di collaborare, tra le prime, con le istituzioni». O come fatto dall’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel suo video messaggio e dal cardinale, Francesco Coccapalmizio, oltre a tutte le autorità sedute in platea. C’erano davvero tutti. Dal ministro Graziano Delrio, al governatore della Regione, Stefano Bonaccini, ai parlamentari e ai consiglieri regionali, al sindaco, Luca Vecchi, al presidente della provincia, Giammaria Manghi, ai rappresentanti del terzo settore e del mondo economico reggiano. E c’era anche il vescovo Massimo Camisasca, dal quale è arrivato il riconoscimento a un’esperienza che forse non è sempre stata in linea con i dettami curiali chi si sono succeduti in questi 40 anni, ma che lo sono di certo con il pensiero di Bergoglio. E per questo ha parlato di «un’opera rara, segno della fantasia di Dio e di mettere uomini sulla strada di altri uomini per curarli e lasciarsi curare». Quello di ieri è stato anche il momento del passaggio di consegne: Matteo Iori, nel 2020 non si ricandiderà alla presidenza, per lasciare spazio a forze nuove. Anche questo è un segno che per crescere bisogna cambiare e leggere attentamente la società. Come ha fatto la Papa Giovanni in questi 40 anni.

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